La copertina del libro e la locandina del film – Foto: Simona Colletta modificata con IA
Al cinema, dal 29 gennaio 2026, Le cose non dette, l’ultimo film sceneggiato e diretto dal regista Gabriele Muccino.
a cura di Simona Colletta
Un’analisi dell’amore, tra nevrosi e fragilità
La pellicola è tratta dal romanzo Siracusa di Delia Ephron, uscito nel 2016 negli Stati Uniti, poi tradotto e pubblicato nel 2018 in Italia con lo stesso titolo da Fazi Editore. Muccino e la scrittrice americana hanno in comune l’attenzione alle dinamiche delle coppie disfunzionali di cui analizzano le fragilità e le nevrosi, mettendo a nudo i meccanismi emotivi che portano a inevitabili crisi. L’autrice non è nuova all’esperienza cinematografica, avendo già collaborato con la sorella Nora nella produzione di diverse piece teatrali e film di successo, di cui uno dei più noti è C’è posta per te.
La rottura di precari equilibri nell’ambito di una vacanza in Sicilia
Il romanzo è il racconto della vacanza in Italia di due coppie americane, che si conclude con un finale dai contorni noir in una Siracusa decadente. Senza avere una grande confidenza – solo Finn e Lizzie tanti anni prima hanno avuto una relazione – i protagonisti si ritrovano catapultati in un viaggio che doveva essere per tutti l’occasione per prendere una pausa da una pesante routine quotidiana e che invece si trasforma in un detonatore che rompe i delicati equilibri di verità taciute per non ferire il partner e affrontare apertamente i problemi.
La scrittrice porta avanti la narrazione attraverso il punto di vista di ognuno dei quattro personaggi. Per questo usa l’espediente narrativo di intitolare ogni capitolo con il nome di chi racconta la storia in quel momento, con il doppio effetto di mettere in luce la personalità di ognuno di loro.
Finne Taylor partono in compagnia della figlia Snow, una ragazzina taciturna e impenetrabile. Lui è un estroverso ristoratore del Maine, mentre lei è una donna fredda e snob, ossessionata da un maniacale controllo delle dinamiche familiari e iperprotettiva nei confronti della figlia. Finn si sente trasparente agli occhi della moglie ma per evitare la crisi si rassegna al silenzio derivante dalla consapevolezza che: “una volta dette, le parole sono irrecuperabili, sono bombe.” I compagni di viaggio sono Lizzie e Michael, due raffinati newyorchesi. Lei, quarantenne disinvolta, è una giornalista che ha esaurito la vena creativa. Il marito, invece, uomo sofisticato e dalla forte personalità, è uno scrittore affermato, alla ricerca di ispirazione per il suo ultimo romanzo. Non hanno figli, ma anche tra di loro c’è una terza persona che si palesa durante il viaggio e che darà seguito all’ultimo atto del melodramma familiare.
Il romanzo è arricchito da citazioni letterarie del poeta beat, Gregory Corso, eroe della controcultura degli anni ‘60/’70, e da riferimenti cinematografici a La dolce vita di Federico Fellini, che conferiscono spessore all’opera.
Muccino non è nuovo alle tematiche legate alle crisi sentimentali, che ha già affrontato nei suoi film più noti come L’ultimo bacio (2001) e il sequel Baciami ancora (2010). Da Siracusa recupera piuttosto fedelmente l’impalcatura della storia, adattandola alla vacanza a Tangeri di due coppie italiane e una figlia adolescente.

Una scena del film – Screenshot dal trailer
I problemi delle due coppie, tra mancanze, bugie e omissioni
I quattro stagnano in un rapporto in cui manca la condivisione e il dialogo sincero. All’interno della relazione recitano ognuno una parte, dove i ‘non detti’ sono il rifugio dalla rottura, fino al momento in cui le parole vengono pronunciate e generano un effetto domino che travolge e sbanca ogni finzione, arrivando alle conseguenze estreme.
Le cose non dette sono tutte le omissioni e le bugie che rappresentano il modo accettabile di presentarsi agli altri, creando l’illusione di essere al sicuro dai conflitti. Le cose non dette non sono solo le frasi non pronunciate, ma anche i silenzi non ascoltati, le verità sbattute in faccia e la chiusura alla reciprocità: è l’assenza di comprensione.
Muccino nei suoi film spinge gli attori a una recitazione viscerale, provando molte volte la messa in scena prima del ciak per arrivare a un crescendo emotivo che culmina in esplosioni verbali, litigi urlati e pianti disperati, che sono il tratto distintivo dei suoi film. Le tecniche di ripresa a cui ricorre il regista sono finalizzate a mettere in risalto lo stato psicologico dei personaggi e il crescendo di tensione prima dell’apice emotivo. A tale scopo nel film vi sono un largo uso di primi piani e l’utilizzo di Dolly zoom, che favoriscono l’identificazione dello spettatore nella scena. Anche la scelta delle musiche, tra le quali emergono passaggi famosi di opera lirica, è funzionale al pathos crescente. Il cast è formato da attori che hanno già sperimentato lo stile di Muccino in altre riprese, quali Stefano Accorsi (Carlo), Claudio Santamaria (Paolo) e Carolina Crescentini (Anna). Miriam Leone, invece, nei panni di Elisa, è alla sua prima esperienza con il regista, confermandosi perfettamente all’altezza del ruolo.
Specifiche foto:
l’immagine è uno screenshot del trailer del film, inserito nell’articolo in osservanza dell’articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio, modificata dalla legge 22 maggio 2004 n. 128, poiché trattasi di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», o per mere finalità illustrative e per fini non commerciali.
