Una scena della rappresentazione teatrale – Foto (modificata) Flavia Mastrella

Antonio Rezza e Flavia Mastrella hanno condotto il pubblico del San Ferdinando di Napoli, dal 25 febbraio al 1 marzo 2026, in un ‘viaggio immersivo’ nel teatro contemporaneo italiano.

a cura di Mario Severino

Un teatro che sfida le convenzioni

L’arte teatrale contemporanea italiana si distingue per la sua capacità di rinnovarsi, sfidare le convenzioni ed esplorare territori inediti tra linguaggi performativi, visivi e sonori. In questo scenario, il duo formato da Antonio Rezza e Flavia Mastrella rappresenta una delle voci più originali e destabilizzanti, capace di creare opere che sono vere e proprie esperienze immersive, andando ben oltre la semplice messa in scena. La loro ultima creazione, Metadietro, presentata dal 25 febbraio al 1 marzo al Teatro San Ferdinando di Napoli, incarna questa filosofia artistica, proponendo un viaggio simbolico e visivo all’interno di un paesaggio disturbato, frammentato eppure coerente nella sua complessità.

Il titolo stesso, Metadietro, suggerisce un concetto di sovrapposizione e stratificazione fra realtà e percezione. Si tratta di un neologismo che unisce il prefisso “meta-”, simbolo di un livello superiore di riflessione o di realtà, alla parola “dietro”, che allude a prospettive alternative o all’analisi critica dei fenomeni contemporanei. Questa scelta non è solo un gioco di parole, ma il simbolo di un’opera che mira ad andare oltre le apparenze, scavare sotto la superficie delle cose e mettere in discussione la nostra percezione del presente e del futuro.

L’allestimento scenico di Flavia Mastrella si presenta come un ‘luogo’ complesso, realizzato con materiali variopinti, superfici elastiche, tessuti, pannelli mobili e strutture che sembrano fluttuare e trasformarsi continuamente. Questi elementi non sono semplici decorazioni, ma habitat performativi capaci di trasmutare lo spazio e costringere il corpo degli attori a reinventarsi di continuo. La scena diventa un organismo vivente, un luogo di metamorfosi permanente in cui le dimensioni temporali e spaziali si sovrappongono e si dissolvono. Il lavoro di Mastrella si propone come una traduzione simbolica del mondo digitale, dove le immagini sostituiscono le parole e i simboli diventano il nuovo linguaggio universale, che si muove continuamente tra caos e controllo, tra naturale e artificiale, creando un ambiente che invita lo spettatore a un’esperienza sensoriale totale.

Una scena della rappresentazione teatrale – Foto (modificata) Flavia Mastrella

Il protagonista della trama: un disorientato ammiraglio di un ‘relitto’

Antonio Rezza si presenta come un ammiraglio in tuta blu elettrico, intento a salvare una nave che, come si rivela presto, è in realtà il relitto di un mondo in disfacimento. La sua presenza, energica e caricaturale, contrasta con le parole che pronuncia, creando una tensione che diventa il motore dello spettacolo. La scena simbolicamente rappresenta un’azione di ammutinamento: Rezza, in questa veste, mette in discussione autorità, potere e narrazioni ufficiali. Il suo linguaggio, ricco di neologismi, termini deformati e parole prive di senso apparente, funziona come un collage evocativo capace di destabilizzare lo spettatore e riflettere le contraddizioni del mondo contemporaneo.

L’interazione tra Antonio Rezza e Daniele Cavaioli, interprete di supporto, arricchisce ulteriormente il tessuto performativo. Quest’ultimo, con la sua presenza quasi eterea, crea un equilibrio tra ironia e malinconia, energia e quiete, approfondendo temi come la perdita di autonomia, la manipolazione mediatica e la “deumanizzazione”. La loro relazione rappresenta simbolicamente la dialettica tra controllo e libertà, tra individuo e massa, tra realtà e finzione. L’interazione tra i personaggi, oltre a essere un elemento comico, funge da riflessione sulla perdita di identità e sul disorientamento collettivo. L’uso di controtempo, ripetizioni e variazioni minime nel dialogo crea un effetto musicale, coinvolgendo profondamente l’uditorio. Lo spettacolo diventa un’analisi critica del rapporto tra tecnologia, arte e realtà, con le strutture di Mastrella che rappresentano metafore di un mondo che si sgretola e si ricostruisce continuamente.

Una scena della rappresentazione teatrale – Foto (modificata) Flavia Mastrella

Un collage di contrasti nell’ambito di un intricato ‘paesaggio mentale’

Il testo di Rezza si compone di frammenti, versi sgrammaticati e parole volutamente vuote ma cariche di significato simbolico. Lo spettacolo non segue una narrazione lineare, ma si sviluppa attraverso collisioni di elementi, accostamenti imprevedibili tra immagini, suoni, parole e gesti. Questa modalità di costruzione crea un ‘paesaggio mentale’ che riflette le contraddizioni e le ambiguità del nostro tempo, dominato dall’ossessione tecnologica, dall’indifferenza e dall’alienazione, in cui la realtà si dissolve in un mare di segnali, dati e simulazioni.

Uno degli aspetti più intensi di Metadietro è l’uso del suono e del silenzio. Interferenze sonore, voci fuori campo, rumori artificiali e pause improvvise creano un paesaggio acustico inquietante e ipnotico, amplificando la sensazione di spaesamento e di perdita di punti di riferimento. La scena si trasforma in un’ipnosi collettiva: un naufragio simbolico del senso, in cui lo spettatore è immerso in un mare di segnali incoerenti. Il tema del viaggio, centrale nello spettacolo, si manifesta in molteplici forme e livelli. La nave, simbolo di comando e potere, si trasforma in simbolo di disgregazione e fuga. La scena marittima si trasforma in spazio cosmico, con Rezza che, nei panni di un astronauta, rappresenta la crisi della civiltà tecnologica e la sua corsa senza senso verso l’ignoto. La conquista dell’universo, che dovrebbe essere progresso, si rivela come deformazione ridicola e grottesca del desiderio di controllo, mettendo in discussione le grandi narrazioni della modernità. Metadietro si consuma nel suo divenire, lasciando nello spettatore un senso di inquietudine, di consapevolezza e di speranza, nonché un desiderio di resistenza. La collaborazione tra Rezza e Mastrella si conferma come esempio di un teatro che non si limita alla scena, ma si propone come momento di riflessione collettiva e testimonianza di un’arte viva, sperimentale e profondamente politica.

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