Una delle serigrafie – Foto: Lucia Fontanarosa
Continua il nostro viaggio tra le stazioni dell’arte di Napoli. In questa nuova tappa ci soffermiamo sulle principali opere presenti nell’impianto di piazza Scipione Ammirato.
a cura di Lucia Fontanarosa
Uno spazio artistico a tutto tondo, incastonato fra Vomero, Sanità e centro storico
La stazione Materdei della metropolitana di Napoli, situata in una piazza che prende il nome da un noto genealogista, storico e letterato italiano, si colloca fra il centro storico, il rione Sanità e il quartiere Vomero. Per quanto il progetto della cosiddetta linea 1 risalga già intorno al 1963 – solo trent’anni dopo, nel 1993, fu inaugurata la prima tratta Vanvitelli/Colli Aminei per smistare il traffico che si concentrava nella zona collinare della città – i lavori per la realizzazione di quest’impianto iniziarono soltanto nel 1996, terminando sette anni dopo, nel 2003. Una volta conclusa, Materdei non fu subito aperta al pubblico ma utilizzata come “stazione d’appoggio”, destinata ad accogliere temporaneamente i materiali estratti da altre fermate della metropolitana. Oggi questo gioiello d’arte contemporanea, che secondo il Daily Telegraph è la sedicesima stazione più bella d’Europa, è depositario di firme di fama internazionale, come Sandro Chia, Luigi Ontani e Domenico Bianchi, che hanno contribuito a renderlo uno spazio artistico a tutto tondo.
La struttura, progettata dall’atelier Mendini, ha caratteristiche simili a quelle di altre stazioni dell’arte di Napoli. Qui, bellezza estetica e capacità tecnologica si fondono insieme, regalando al passeggero un viaggio nel viaggio, in una dimensione in cui i colori sgargianti si associano a gusto e raffinatezza. Mendini, come già visto nel precedente caso di Salvator Rosa, dona agli atri e alle banchine un senso estetico unito ad un’alta funzionalità.

Una delle serigrafie – Foto: Lucia Fontanarosa
Il mare, uno dei leitmotiv artistici dell’impianto
La piazza che funge da ingresso principale dell’impianto è caratterizzata dalla presenza di un’opera dell’artista romano, poliedrico e visionario Luigi Serafini. Carpe Diem, scultura coloratissima in bronzo, raffigura una carpa giapponese che ingoia la testa di un omino che indossa un soprabito blu. Il tema del mare è protagonista non solo di questa ma anche di altre creazioni presenti all’interno della stazione.

Luigi Serafini, ‘Carpe diem’ – Foto: Lucia Fontanarosa
I rilievi in ceramica che rivestono l’ascensore esterno sono di Lucio del Pezzo, pittore, scultore e scenografo italiano, classe 1933, conosciuto come “il maestro delle pitture-oggetto”, fondatore del Gruppo 58 a Napoli. Il suo manufatto si integra e si fonde perfettamente con lo stile della guglia progettata dall’architetto Alessandro Mendini, la quale è simile, a sua volta, a quella collocata nei pressi dell’entrata secondaria della stazione Salvator Rosa. I rilievi sono stati oggetto di un restauro nel 2022, a opera dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, per preservarne l’integrità.

Piazza Scipione Ammirato con al centro la guglia di Alessandro Mendini – Foto: Lucia Fontanarosa
La guglia dell’architetto Mendini è arricchita dal mosaico di Sandro Chia. Nato nel 1946 a Firenze, esponente della Transavanguardia italiana – termine, quest’ultimo, coniato dal critico Achille Bonito Oliva negli anni Ottanta – questo pittore e scultore è noto per l’uso di colori accesi ed una spiccata inclinazione classica. La sua opera musiva, che riveste dal lato interno la base tronco piramidale della guglia, rappresenta figure marine, dove i toni del giallo e dell’azzurro sono predominanti, richiamando i colori e il tema della suddetta scultura in bronzo di Luigi Serafini.

Particolare del mosaico di Sandro Chia – Foto: Lucia Fontanarosa
Degna di nota, inoltre, è la Colonna persa di Ettore Spalletti. L’opera è composta da un tronco di cono rovesciato, un parallelepipedo in marmo nero del Belgio e una stella in ottone dal colore oro. Il tutto crea un contrasto cromatico e geometrico che regala al passeggero una sosta visiva ricca di gusto ed eleganza.
Dalle acque mitologiche di Napoli alle serigrafie del piano ferro
Prendendo la rampa di scale per raggiungere i piani inferiori, il viaggiatore si immerge nel grande mosaico di Luigi Ontani. L’artista eclettico, classe 1943, rappresentante della Body Art noto per le sue spiccate capacità di unire pittura, scultura, performance, regala al passeggero un tuffo nelle acque della città partenopea, animate da creature fantastiche, scugnizzi e un Pulcinella che ha il suo stesso volto. Ontani resta così fedele alla sua linea d’arte, rivisitando soggetti mitologici accostati a personaggi della tradizione popolare.

Il mosaico di Luigi Ontani – Foto: Lucia Fontanarosa
Addentrandoci verso il piano dei binari, i pannelli della stazione sono animati dai disegni di Domenico Bianchi, artista di fama internazionale i cui lavori sono esposti nelle collezioni permanenti di musei come il Macro a Roma, il Moma di New York, il Castello di Rivoli e il Madre di Napoli. Tali creazioni, che predispongono “un ambiente meditativo”, si fondono e si integrano perfettamente con altre installazioni artistiche come i Wall Drawings di Sol LeWitt. Quest’ultimo, noto esponente della Minimal Art, è autore di opere che raffigurano matasse di segni, chiaroscuri e forme geometriche.

I ‘Wall Drawings’ di Sol LeWitt – Foto: Lucia Fontanarosa
Infine, lungo le banchine sono esposte diverse serigrafie realizzate da Dino Innocente e altri autori contemporanei (ad esempio, Mathelda Balatresi, Anna Gili, Stefano Giovannoni), in alcune delle quali sono ritratti grandi intellettuali dell’Ottocento e del Novecento. Nello specifico, si riconoscono celebri volti come quelli del poeta e scrittore Pier Paolo Pasolini, dell’artista francese Marcel Duchamp, del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche e del rivoluzionario russo Michail Bakunin.

La serigrafia con i volti famosi – Foto: Lucia Fontanarosa
