Titolo: La Polizia Scientifica – Autore: galleria fotografica sito www.poliziadistato.it – Licenza: CC BY-NC-ND 2.5 IT

Il fondatore della Scuola Superiore di Polizia ha avuto il merito di introdurre per primo, in ambito criminologico, un metodo rigoroso nella conduzione delle indagini.

Sino alla fine dell’Ottocento il poliziotto agiva come un cacciatore solitario che si affidava al suo fiuto e al suo istinto per risolvere i casi; con Salvatore Ottolenghi, invece, la polizia divenne un laboratorio mobile, capace di misurare, catalogare e interpretare i dati per costruire una verità processuale oggettiva, trasformando la scena del crimine da un ‘luogo da ripulire’ a un ‘luogo da conservare’ e studiare.

Salvatore Ottolenghi – Licenza: Pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Gli albori della ricerca della prova e la Scuola Positiva

L’esigenza di identificare con certezza rei, imputati e ricercati affonda le radici nei secoli passati, come dimostrano le descrizioni, sia pur vaghe, fornite da manuali come il Sacro arsenale overo Prattica dell’officio della Santa Inquisitione, un celebre testo di procedura inquisitoria pubblicato da Eliseo Masini nel 1621, successivamente modificato nel 1625. Nel volume venne inserito il compendio di un documento inquisitoriale che circolava manoscritto già da alcuni anni: l’Instructio pro formandis processibus in causis strigum, sortilegiorum et maleficiorum, assemblato da un membro autorevole del S. Uffizio romano – forse Desiderio Scaglia o Giulio Monterenzi – allo scopo di limitare gli abusi dei giudici e degli esorcisti impegnati nella caccia alle streghe. Fu la prima volta, in pieno rito inquisitorio, che si cercò di fondare la certezza della prova su un sistema di ‘prove legali’, applicando modelli, sia pure rudimentali, alla logica probatoria.

Prima dell’avvento della polizia scientifica, fu a partire dall’Ottocento che una più rigorosa pratica di condurre indagini, secondo modelli scientifici, venne elevata a oggetto di studio con l’obiettivo di tradurre la ‘vaghezza espressiva’ in criteri incontestabili e certi. La Scuola Positiva impresse una svolta radicale al processo penale, introducendo un paradigma rigorosamente scientista. Il fulcro del sistema si spostò dall’analisi astratta del reato allo studio concreto della sua genesi, ricercata sia nelle caratteristiche biologiche del delinquente sia nei fattori sociali dell’ambiente circostante. L’approccio positivista sosteneva che le scienze naturali fossero l’unico strumento efficace per decifrare il fenomeno criminale. Esso portò ad alcuni cambiamenti di prospettiva fondamentali:

  • il superamento del giudizio soggettivo: la magistratura non poteva più basarsi solo sulla propria discrezionalità;
  • l’introduzione del ruolo degli esperti: figure come antropologi e psichiatri divennero centrali, poiché in grado di fornire un’analisi oggettiva della personalità del reo;
  • la scienza come rimedio: la comprensione scientifica della devianza era considerata il presupposto indispensabile per individuare le corrette sanzioni e le riforme giuridiche da porre in essere.

In questo clima di profondo entusiasmo per le ‘scienze ausiliarie’, la nascita della polizia scientifica rappresentò la naturale applicazione pratica dei dogmi positivisti. Si passò così da un modello investigativo, che possiamo definire tradizionale, basato quasi esclusivamente sull’intuito empirico e sull’esperienza personale dei singoli operanti, a un’investigazione caratterizzata da un metodo sistematico, che integrava, fin dalla formazione iniziale degli investigatori, competenze multidisciplinari quali biologia, antropologia, psicologia e medicina legale. Questa transizione trasformò l’indagine criminale da un’arte basata sul talento individuale a una disciplina tecnica fondata su protocolli scientifici condivisibili e verificabili.

Salvatore Ottolenghi, fondatore della Scuola per la Pubblica Sicurezza

Salvatore Ottolenghi (1861-1934), di famiglia ebraica astigiana, laureatosi in Medicina a Torino nel 1885, fu un allievo di Cesare Lombroso, affiancandolo fino al 1893. Il suo maestro fu il primo ad invocare l’uso delle conoscenze fornite dalle scienze naturali da parte della polizia, chiedendo che esse diventassero uno “strumento scientifico e non routinier.

Cesare Lombroso – Licenza: CC BY 4.0 via Wikimedia Commons

Ottolenghi sviluppò l’intuizione lombrosiana sposando il concetto che il delinquente fosse un ‘malato’ e che le indagini dovessero basarsi sulla metodologia scientifica induttiva (basata sull’osservazione). All’inizio del XX secolo egli operò, tuttavia, una transizione fondamentale: convertì l’intuizione induttiva in una metodologia rigorosa e codificata. Attraverso una visione che integrava la ricerca scientifica alle necessità del corpo sociale, egli definì i pilastri della moderna investigazione, formalizzando concetti chiave quali la ‘catena di custodia’, la ‘traccia’ e il fenomeno della ‘contaminazione.’ Ottolenghi ha avuto il merito di applicare il metodo scientifico e le intuizioni di Lombroso per sviluppare metodologie investigative che sono considerate le antenate dei moderni reparti scientifici; in altre parole, fece da ponte tra il suo maestro e le generazioni successive di criminologi.

La Scuola di Polizia e la sua istituzione

Lasciata la cattedra di Medicina Legale a Siena per trasferirsi a Roma, Ottolenghi realizzò nel 1902 il suo disegno più ambizioso: la fondazione della Scuola Superiore di Polizia. Dopo aver promosso corsi di formazione a Siena già nel 1895, iniziò le sue attività formative nella Capitale in un piccolo locale nel carcere di Regina Coeli. La sua non fu una scelta casuale: Ottolenghi era convinto che lo studio del delinquente dovesse essere elemento imprescindibile per una formazione di base dei funzionari discenti della scuola. In particolare, gli insegnamenti dovevano mirare a:

• formare funzionari di Pubblica Sicurezza per la prevenzione e l’interpretazione delle reazioni e della mimica facciale durante gli interrogatori;

• mettere la Polizia Giudiziaria nella condizione di collaborare efficacemente con il magistrato;

• diffondere in tutte le funzioni di polizia il metodo scientifico e la profonda conoscenza dell’uomo e, specialmente, del delinquente.

A partire dal 1903, per volere del Ministro Zanardelli, i corsi divennero obbligatori per i funzionari di pubblica sicurezza tirocinanti e nel 1910 Ottolenghi pubblicò il primo numero del Bollettino della Scuola di polizia scientifica per divulgare i nuovi metodi. Il nucleo iniziale della polizia scientifica si basò su metodi sviluppati a livello internazionale, poi affinati e superati dagli studiosi italiani. Il primo grande progresso nel riconoscimento dei criminali fu l’antropometria (o bertillonage), sviluppata dal criminologo francese Alphonse Bertillon. Questo metodo consisteva nell’unire una descrizione dettagliata (portrait parlé) con la misurazione scientifica di undici parti del corpo umano. Bertillon ideò anche la sedia girevole per facilitare la ripresa fotografica fronte/profilo. Il bertillonage fu introdotto per affrontare il problema dei recidivi che fornivano false generalità. Nella sola Parigi, tra il 1883 e il 1892, permise di identificare circa 4.000 imputati.

Tavola sinottica dei tratti fisiognomici – Licenza: CC BY 4.0, via Wikimedia Commons

Tuttavia, il sistema antropometrico si rivelò presto farraginoso. La sua crisi definitiva avvenne nel 1903 nello Stato di Washington, quando due prigionieri diversi furono trovati con misurazioni e foto identiche, evidenziando una potenziale pecca nel sistema. Al segnalamento antropometrico si affiancò, soppiantandolo con il tempo, il sistema dattiloscopico. Basata sugli studi di Francis Galton e sul nuovo metodo argentino di Juan Vucetich (l’icnofalangometria), la dattiloscopia offriva maggiori garanzie in virtù dell’immutabilità e dell’unicità delle impronte digitali. L’italiano Giovanni Gasti, a partire dal 1903, sviluppò una classificazione che fu adottata da Ottolenghi per l’archiviazione dei cartellini nel casellario dattiloscopico della Scuola di polizia scientifica.

Le impronte digitali di Lee Arvey Oswald – Autore: Dallas Police Department: Bureau of Identification
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Le due principali innovazioni di Ottolenghi

Ottolenghi, dal canto suo, non si limitò ad applicare metodi esterni elaborati, ma andò oltre la mera identificazione fisica, concentrandosi sulla personalità del soggetto e sulla sua pericolosità individuale. Una delle innovazioni-chiave elaborate dalla sua Scuola fu la Cartella biografica del pregiudicato, messa a punto intorno al 1925. In essa venivano riassunti in modo sistematico e oggettivo tutti gli elementi utili per la conoscenza del sospettato, includendo i caratteri psichici e fisici, ma anche la sua carriera criminale, gli avvenimenti che ne avevano condizionato la vita, nonché le sue eventuali degenerazioni ereditarie o somatiche. Questo strumento fu riconosciuto e imitato a livello internazionale.

Altro caposaldo dell’indagine scientifica ideato da Ottolenghi fu il ‘Ritratto parlante del sopralluogo’, applicato per la prima volta nel 1917. Ricalcando il portrait parlé di Bertillon, esso implicava che gli investigatori applicassero la stessa accortezza e i rigorosi criteri scientifici utilizzati per descrivere l’arrestato anche al luogo del reato (il ‘contenente’ e il ‘contenuto’), inclusa la disposizione dei mobili e delle vittime. Lo scopo era di fornire un documento fondamentale per l’istruttoria, superando la staticità delle immagini fotografiche e aiutando a comprendere la dinamica del delitto e la personalità del delinquente.

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Il riconoscimento legale e la conseguente legacy

Gli sforzi di Ottolenghi trovarono un primo riconoscimento nel Codice di procedura penale del 1913, che consentiva agli ufficiali di polizia giudiziaria di eseguire rilievi tecnici e fotografici. La piena introduzione nel sistema ordinamentale fu però raggiunta con l’articolo 223 del codice di procedura penale, approvato con Regio Decreto 19 ottobre 1930, n. 1399, entrato in vigore il primo luglio del 1931 (Codice Rocco – successivamente riformato nel dicembre del 2010), che previde esplicitamente che gli ufficiali di Polizia Giudiziaria procedessero direttamente “agli  accertamenti, ai rilievi segnaletici, descrittivi o fotografici e ad ogni altra operazione  tecnica  relativa  alle  loro funzioni.” Il codice penale del 1930 rifletteva gli insegnamenti della Scuola positiva, richiedendo al giudice, per la determinazione della pena, di considerare la capacità a delinquere del colpevole desunta da criteri fisico-antro-sociologici. Sebbene il sogno della Polizia Scientifica fosse nato con uno spirito riformatore, i suoi metodi furono in seguito utilizzati a fini politici dal regime fascista per schedare e controllare gli avversari, ma Ottolenghi riuscì a operare in equilibrio tra spinte scientifiche e climi politici contraddittori. Il suo lascito più significativo è la trasformazione del metodo investigativo, da cui discendono le efficaci tecniche attuali. Un caso emblematico è quello di Yara Gambirasio dove, con uno sforzo sul territorio impressionante, si è elaborata una mappa genetica che ha portato all’identificazione dell’autore dell’omicidio.

Specifiche foto dal web

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Titolo: Cesare Lombroso
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Titolo: Physiognomic features – identification of criminals Wellcome
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Titolo: Oswald´s fingerprints
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