Giuseppe Pellizza da Volpedo – ‘Il Quarto Stato’ (1901) – Olio su tela – Museo del Novecento, Milano – Licenza: Public domain, via Wikimedia Commons
Il Primo Maggio, o Festa dei Lavoratori, non è solo una semplice ricorrenza civile, ma simboleggia la lotta ultracentenaria intrapresa dal movimento operaio per l’emancipazione politica, sociale ed economica.
Le radici: Chicago e la lotta per le ‘otto ore’
La festa del Primo Maggio può essere vista come il risultato di stagioni di conflitti sociali che hanno ridefinito il rapporto tra capitale e lavoro nell’era industriale.
Nel XIX secolo, la classe operaia era costretta a vivere ai limiti della sussistenza, con massacranti turni di lavoro che arrivavano anche a 14 ore giornaliere. Ciò indusse le classi sociali, vittime di tali soprusi, a rivendicare una durata dell’orario lavorativo limitata a otto ore. Non si trattò di una richiesta solo economica, in quanto rappresentò il paradigma di una visione esistenziale racchiusa nello slogan:
“Otto ore di lavoro, otto ore di riposo, otto ore di ciò che vogliamo;” una tripartizione del tempo che mirava a restituire dignità all’individuo, sottraendolo allo sfruttamento totale della fabbrica, e a permettergli di avere un’istruzione, uno svago e una vita familiare da vivere.
La Federation of Organized Trades and Labor Unions fissò il 1 maggio 1886 come termine ultimo entro cui le otto ore diventassero legge. La scadenza venne tuttavia disattesa, determinando un’ondata di scioperi che paralizzò gli Stati Uniti e che ebbe Chicago come cuore pulsante della protesta (secondo alcune fonti furono circa 80.000 i lavoratori a scendere in strada).
Passarono pochi giorni e la tensione esplose in tutta la sua veemenza il 4 maggio 1886 a Haymarket Square. Mentre la polizia tentava di disperdere un comizio pacifico, un ignoto lanciò una bomba contro gli agenti provocandone l’immediata e violenta reazione con l’apertura del fuoco sulla folla. Nel caos generale il bilancio fu tragico: morti e feriti da entrambe le parti, molti dei quali colpiti dal ‘fuoco amico’ della polizia.

L’esplosione che scatenò la rivolta di Haymarket nel 1886 – Licenza: Public domain, via Wikimedia Commons
La reazione delle autorità non si fece attendere e fu scatenata una vera e propria caccia alle streghe contro anarchici e socialisti, considerati i colpevoli di quanto accaduto. Nonostante la mancanza di prove dirette su chi avesse lanciato la bomba, otto esponenti del movimento furono condannati e l’11 novembre 1887 quattro di loro (Parsons, Spies, Fischer e Engel) furono impiccati. Celebre è la frase gridata da August Spies prima dell’esecuzione: “The time will come when our silence will be more powerful than the voices you strangle today” (“Verrà il giorno in cui il nostro silenzio sarà più forte delle voci strangolate oggi”). Questi uomini passarono alla storia come i “Martiri di Chicago”. La loro esecuzione trasformò una protesta locale in un simbolo universale di ingiustizia.
Dalla tragedia alla festa internazionale
Il Primo Maggio, come data simbolo della lotta dei lavoratori, affonda le sue radici qualche anno dopo, nel clima fervente del 1889, quando Parigi ospitò il congresso della Seconda Internazionale. Nonostante le tensioni e le divergenze ideologiche che portarono il movimento operaio a dividersi in due diverse assemblee, emerse una volontà comune: indire, per il primo maggio dell’anno successivo, una grandiosa manifestazione che attraversasse i confini nazionali. L’obiettivo era al contempo nobile e ambizioso, perché voleva da un lato onorare la memoria dei lavoratori americani caduti per la causa operaia, ma dall’altro elevare quella data a simbolo universale della fratellanza proletaria e della battaglia per i diritti civili.
Da quel momento, il Primo Maggio ha smesso di essere una semplice ricorrenza sul calendario diventando il cuore pulsante della coscienza di classe e l’emblema di un progresso sociale che, da allora, non ha mai smesso di ispirare ogni angolo del pianeta.

I rappresentanti del popolo con la bandiera rossa marciano al 1° maggio – Autore: Zeno Photography – Licenza: Public domain, via Wikimedia Commons
Il Primo Maggio in Italia: tra repressione e nascita del sindacato
In Italia, la prima celebrazione ufficiale della festa dei lavoratori si tenne nel 1890, anche se in un clima di divieti e tensioni. Uno dei fatti storici più rilevanti avvenne il 1 maggio 1891 a Roma, presso piazza Santa Croce in Gerusalemme, dove un comizio unitario, che vedeva la partecipazione di socialisti, repubblicani e anarchici (tra cui il leggendario Amilcare Cipriani), fu violentemente caricato dalla polizia, causando morti e numerosi arresti.
Altro evento tragico collegato alle lotte operaie di fine secolo fu l’eccidio di Milano del 1898, quando il generale Bava Beccaris prese a cannonate la folla che protestava per il caro-pane, uccidendo 83 persone. In quegli anni di scontro frontale con lo Stato, nacquero le prime Camere del Lavoro (Milano, 1891) e le federazioni nazionali di mestiere, che confluiranno poi nella CGdL (Camera Generale del Lavoro), fondata a Milano il 1 ottobre 1906 da sindacalisti di orientamento riformista.

Artiglieria accampata in piazza del Duomo – Autore: Luca Comerio – Licenza: Public domain, via Wikimedia Commons
Il “Primo Maggio proibito”: il ventennio fascista
Con l’ascesa del fascismo, la festa subì una drastica soppressione. Nel 1923, il governo Mussolini abolì la celebrazione del 1 maggio sostituendola con il 21 aprile, data del “Natale di Roma” (celebrazione della sua leggendaria nascita nel 753 a.C.), per trasformarla, di fatto, in una festa autarchica e nazionalista.
Nonostante i divieti, la resistenza popolare continuò a onorare la ricorrenza in forma clandestina. Testimonianze dell’epoca raccontano di donne che tingevano lenzuola di rosso per farne bandiere clandestine da appendere sui ponti ferroviari o sui palazzi più alti dei quartieri operai, come avvenne a Roma nel 1943 e nel 1944. Il garofano rosso, appuntato all’occhiello, divenne un simbolo silenzioso ma potente di adesione ai valori della festa laddove le bandiere erano vietate.
Dal dopoguerra a oggi
La festa fu ripristinata nel 1945 subito dopo la Liberazione, tornando a essere un momento di entusiasmo unitario per lavoratori e partigiani. Tuttavia, la storia del dopoguerra fu segnata dalla strage di Portella della Ginestra. La mattina del 1 maggio 1947, un pianoro collinare tra Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e San Cipirello divenne il palcoscenico, secondo alcuni studiosi, della prima vera ‘strage di Stato’ dell’Italia repubblicana. Mentre circa duemila lavoratori, insieme alle loro famiglie, celebravano la Festa del Lavoro e la recente vittoria elettorale del Blocco del Popolo, la banda di Salvatore Giuliano aprì il fuoco sulla folla, lasciando sul terreno 11 morti (alcune fonti ne indicano 12) e decine di feriti.

Memoriale di Portella della Ginestra – Autore: Davide Mauro – Licenza: CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons
Oggi Portella della Ginestra è un luogo della memoria. Nel 1979-80 è stato realizzato un Memoriale monumentale, opera di Land Art dell’artista Ettore de Conciliis, che ogni anno accoglie migliaia di studenti e visitatori. Le commemorazioni del Primo Maggio continuano a essere un momento di riflessione sui diritti del lavoro, sulla pace e sulla difesa della Costituzione. Ancora oggi, tuttavia, la strage rimane parzialmente avvolta nel mistero, con molti documenti coperti dal segreto di Stato e i mandanti mai ufficialmente identificati. Secondo diversi storici, Portella della Ginestra segnò l’inizio della ‘strategia della tensione’ in Italia in virtù di un “patto scellerato” tra poteri politici, agrari, mafia e settori deviati degli apparati statali per usare il banditismo come arma di repressione sociale. Nella storia repubblicana, l’evoluzione della festa è, da ultimo, legata alle vicende delle tre grandi confederazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL). Nel 1990, per il centenario, le sigle unitarie istituirono il celebre Concertone di Roma, che ancora oggi rappresenta uno degli eventi culturali e politici più seguiti della ricorrenza.

Roma, concerto del 1 maggio 2007 – Autore: Alessio Damato – Licenza: CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons
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Titolo: Il Quarto Stato
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Titolo: Explosion that set off the Haymarket Riot in 1886 (L’esplosione che scatenò la rivolta di Haymarket nel 1886)
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Titolo: Primoli, Giuseppe – I rappresentanti del popolo con la bandiera rossa marciano al 1° maggio
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Titolo: Artiglieria accampata in piazza del Duomo
Autore: Luca Comerio
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Titolo: Memoriale di Portella della Ginestra
Autore: Davide Mauro
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Titolo: Rome concert 1-5-2007 stage (Roma, concerto del 1 maggio 2007)
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