Panoramica di una sala con la locandina – Foto: Simona Colletta
L’Italia apre le porte all’Oriente con una mostra sul grande maestro nipponico, visitabile fino al 29 giugno 2026 nelle sale del Palazzo Bonaparte di Roma.
a cura di Simona Colletta
Un allestimento che consolida importanti relazioni diplomatiche
Hokusai. Il grande maestro dell’arte giapponese è la più grande monografia dedicata a Kastushika Hokusai (1760-1849) e realizzata fuori da Cracovia, dove è conservata una delle più straordinarie collezioni d’arte dell’Estremo Oriente in Europa. L’evento è frutto di uno stretto rapporto di collaborazione politica e culturale tra Italia e Polonia e allo stesso tempo crea un collegamento ideale tra Sol Levante e Occidente.
Le sale di Palazzo Bonaparte ospitano oltre 200 opere provenienti principalmente dal Museo Nazionale di Cracovia, nel quale è conservata la raccolta di Feliks Jasienski, l’appassionato d’arte di origine polacca che fu tra i primi in Europa a riconoscere il valore tecnico e immaginativo delle opere giapponesi, dando particolare risalto alle illustrazioni di Hokusai. Questa passione lo portò a collezionare più di 7500 oggetti di origine nipponica. Tale raccolta, donata nel 1920 al museo di Cracovia, divenne, così, un patrimonio a disposizione del pubblico per la conoscenza e la scoperta della cultura orientale, emancipandola dal semplice gusto per l’esotico. A questa passione Jasienski deve anche il soprannome di Manggha con cui viene ricordato per via del legame con il mondo dei Manga di Hokusai e l’idea dell’immagine come fonte di osservazione e riproduzione della realtà.
Accanto alle illustrazioni, nell’allestimento di Palazzo Bonaparte sono esposti oltre 180 pezzi tra libri rari e raffinati oggetti di manifattura giapponese, tra cui laccature, smalti cloisonnè, accessori da viaggio, armature, elmi e spade, oltre ai Kimono, realizzati con tessuti pregiati, e ai costumi tradizionali. La grande varietà di materiale esposto fa della mostra capitolina uno degli appuntamenti culturali più corposi e rilevanti del 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, dove l’arte di Hokusai incarna il punto di incontro fra la tradizione orientale e le visioni occidentali.

Panoramica di una sala – Foto: Simona Colletta
Ukiyo: il ‘mondo fluttuante’ del periodo Edo e di Hokusai
Hokusai è il più grande interprete dell’espressione artistica e dell’incisione del periodo Edo (1603-1868), conosciuto anche come “mondo fluttuante”. Le sue opere sono scorci di paesaggi tipici, nonché rappresentazioni della vita quotidiana in Giappone e della natura nelle sue manifestazioni più potenti, dalla maestosità del Monte Fuji all’impetuosità dell’acqua che scorre energicamente.
Nella prima sezione Ukiyo: il mondo fluttuante sono raccolte le testimonianze di un’epoca – quella Edo – in cui il Paese del Sol Levante vive un lungo periodo di pace e di stabilità dopo una stagione di guerre interne. Questa fase favorisce lo sviluppo delle città e la trasformazione delle tradizioni su cui è stato fondato fino a quel momento l’ordine sociale giapponese. La sua organizzazione interna resta fondamentalmente gerarchica, con l’aristocrazia e i guerrieri al vertice, a cui seguono gli agricoltori, gli artigiani e i mercanti nel gradino più basso.
Il periodo di pace influisce sullo sviluppo delle attività produttive e sull’ambiente urbano, determinando, in questo modo, la crescita della popolazione e delle città. I nuovi equilibri fanno sì che i mercanti, poco prima messi ai margini del tessuto sociale, acquistino un ruolo più influente, dettando nuovi stili e orientando il gusto verso l’appagamento di piaceri superficiali. Questo cambiamento si manifesta con particolare evidenza a Edo, l’attuale Tokyo: nell’arco di un secolo, la popolazione di quello che in origine è un piccolo villaggio di pescatori aumenta raggiungendo un milione di abitanti. In questo panorama si afferma l’idea di ukiyo; il termine, che significa “mondo fluttante”, descrive un modo di vivere che ricerca principalmente la soddisfazione dei piaceri fugaci.

Prima sezione – Drago (1750-1850) – Bronzo – Museo Nazionale di Cracovia – Foto: Simona Colletta
La letteratura e l’arte rispondono ai nuovi stimoli con spettacoli, mode e nuove tecniche; in particolare, la xilografia diventa uno dei mezzi di diffusione su larga scala delle riproduzioni artistiche nel mondo moderno. Il termine ukiyo, arricchendosi del suffisso -e (“immagine”), sta a significare l’“immagine del mondo fluttuante”, un linguaggio figurativo che trova nella stampa su legno il mezzo ideale per diffondersi e aumentare la circolazione delle copie.
Il percorso espositivo continua con la seconda sezione: I nomi di Hokusai. L’artista, nell’arco della sua vita, assumendo diversi pseudonimi, esprime una continua volontà di cambiamento e di ricerca. La sua vena trasformativa si rispecchia nei diversi appellativi scelti, ognuno dei quali rimanda alle sue attività e aiuta a seguirne l’evoluzione. Nello specifico, Hokusai è la firma utilizzata dal 1804 al 1813, quando si occupa di realizzare illustrazioni per romanzi popolari.
Dalla ‘via del Tokaido’ agli status symbol
La terza sezione è intitolata Le stazioni della via del Tokaido. Lungo quest’arteria stradale, che è la più percorsa del Giappone in quanto collega Edo (Tokyo) a Kyoto, avvengono quasi tutti gli spostamenti all’interno del Paese. L’itinerario ha idealmente inizio dal ponte Nihonbashi, il cuore commerciale dell’odierna capitale nipponica, e si sviluppa lungo un percorso scandito in cinquantatré stazioni, dove i viandanti possono fare tappa per riposare, rifocillarsi e cambiare i cavalli. Delle scene di vita e dei paesaggi Hokusai, attraverso le sue illustrazioni, restituisce un reportage approfondito che rimanda a momenti comunemente esperibili lungo tutta la Tokaido. Queste rappresentazioni vanno al di là di una funzione ornamentale. Sono racconti dettagliati della vita dell’epoca, con le abitudini e le attività dei suoi abitanti: dai mercanti che misurano i tessuti ai pescatori che offrono il carico del giorno, sino a tutti gli usi e i costumi di una cultura che si apre alla mobilità e a una nuova organizzazione sociale.

Fermata Okazaki. Paesaggio montuoso con edifici del tempio (1804) – Xilografia su carta – Museo Nazionale di Cracovia – Foto: Simona Colletta
La quarta sezione è dedicata a L’estetica dell’Edo urbano. La società giapponese, rigidamente organizzata e gerarchicamente suddivisa, ha bisogno di apparenze che rendano evidente il rango e di metodi veloci di riconoscimento. I Kimono e gli obi diventano un mezzo di identificazione attraverso la filatura dei motivi e l’accoppiamento dei colori, nonché mediante la scelta della cintura che definisce la fisionomia di chi indossa il capo. Hokusai dedica grande attenzione a questi dettagli che conferiscono carattere e capacità espressiva alle sue illustrazioni, aggiungendo aspetti narrativi che contestualizzano le scene e i loro ambiti.

Panoramica di una sala della IV sezione – Foto: Simona Colletta
La natura: dalle iconiche cascate sino al monte Fuji e a La grande onda di Kanagawa
Nella quinta sezione, Cascate, la grande protagonista è l’acqua: un elemento vitale per le isole giapponesi, che nel suo scorrere sprigiona energia e forza. Nella serie Un viaggio tra le cascate di varie province, composta da otto stampe, l’autore mostra i ‘cammini’ dei corsi d’acqua in tipologie diverse: dalle cascate, che si aprono come ventagli, ai flutti che si infrangono e alla nebbia che sale.

Panoramica di una sala della V sezione – Foto: Simona Colletta
La sesta sezione, denominata Le trentasei vedute del monte Fuji, è dedicata alla montagna sacra del Giappone. Hokusai non realizza un’unica raffigurazione di questo luogo ma ne tira fuori l’anima in panoramiche diverse, a cui per completamento ne aggiunge poi altre dieci.
In queste tavole il Fuji viene rappresentato in ore e stagioni differenti, secondo più prospettive e ambientazioni: la montagna viene incorniciata da ponti e cancelli, da alberi e banchine, raffigurata oltre i tetti e i cancelli, le risaie, i canali e gli argini.

Veduta del fiume Tamagawa nella provincia di Musashi (1832 ca.) – Formato Ōban Yoko-e, xilografia su carta – Museo Nazionale di Cracovia – Foto: Simona Colletta
All’opera più iconica dell’artista è dedicata la sala delle Panoplie, ovvero la stanza principale del Palazzo Bonaparte. La grande onda di Kanagawa, posta al centro della settima sezione, rappresenta un mare in tempesta dove, nella parte inferiore, sono visibili flutti più bassi e irregolari, mentre una massa d’acqua alta e prorompente si sta per abbattere sulle barche che l’affrontano ai suoi piedi. All’orizzonte si scorge il Monte Fuji, presenza ferma e imperturbabile che fa da controparte all’impetuosità del mare. Nella stessa gamma di blu e di bianco, l’acqua e la montagna sembrano confondersi e la neve sembra essere spuma. La quiete e la tempesta, opposte ma complementari, fanno parte di un unico sistema in cui ogni elemento è in equilibrio. Le stesse barche assomigliano alle onde, richiamando l’idea dell’uomo come parte della natura che non può sottrarsi ai suoi moti, ma solo assecondarli e resistere tenacemente in vista del ritorno della tranquillità. L’Onda appartiene alle trentasei vedute del monte Fuji ma, rispetto alle altre, in questa opera è stata adottata una tecnica diversa: per marcare i contorni, invece del nero sono stati scelti toni blu che addolciscono i contrasti per intensificare il gioco di profondità e aumentare il peso emotivo della scena.

La grande onda di Kanagawa (1830-1831) – Xilografia in stile ukiyo-e – Museo Nazionale di Cracovia – Foto: Simona Colletta
Hokusai e la letteratura: una dialettica sviluppata tra surimono, manga e kaidan
Nell’ottava sezione, Ispirazioni letterarie, l’arte di Hokusai esplora il territorio della letteratura entrando a far parte di testi poetici, dove parole e disegni si sostengono a vicenda per dare vita a un vero e proprio racconto per immagini.
Surimono. Un messaggio raffinato è il tema della nona sezione. Il surimono, letteralmente “cosa stampata”, è una tecnica più esclusiva e raffinata rispetto alla xilografia, che invece è destinata a un campo editoriale più ampio, e viene eseguita per tirature limitate di alta qualità. Per tale ragione, il suo utilizzo non è destinato alla vendita ma alla circolazione in ambiti selezionati, per destinatari colti, circoli poetici e letterari; inoltre, viene commissionata per ricorrenze, celebrazioni e scambi augurali.

Panoramica di una sala – Foto: Simona Colletta
A distanza di due secoli, le opere del maestro giapponese sono incredibilmente attuali grazie alla notevole espressività in grado di influenzare l’attività degli artisti contemporanei. È quello che emerge nella decima sezione dedicata agli Hokusai Manga. Con quest’ultimo termine l’artista indica “disegni che fluiscono liberamente dal pennello”. Non è un racconto a fumetti come lo intendiamo oggi ma è piuttosto una raccolta di schizzi, studi, figure, animali, paesaggi, mestieri e invenzioni grafiche. La prima raccolta viene pubblicata nel 1814; ne usciranno poi altre negli anni successivi, arrivando a oltre quattromila disegni. Queste carte non sono semplicemente una ‘copia’ della realtà ma nascono da un’osservazione attenta che carpisce l’essenza del mondo. La fortuna dei manga, in Giappone e a livello internazionale, deriva proprio da questa grande apertura.
Nell’undicesima sezione, Fantasmi e apparizioni, sono raccolte le immagini che si ispirano alla tradizione giapponese dei kaidan, racconti di fantasmi e apparizioni in cui prendono forma le paure profonde, le colpe, le vendette e le presenze che non trovano pace. Hokusai, nella serie Hyaku monogatari (Cento racconti), affronta questo tema riportando nelle tavole elementi fantastici che si intrecciano alla leggenda e alla memoria popolare, in un sottile gioco in cui coesistono visibile e invisibile.
Le sezioni sul “giapponismo” e la fotografia di Felice Beato
La dodicesima sezione riguarda Ceramiche e bronzi nella cultura figurativa giapponese. Lungo tutto il percorso sono esposte opere fittili e bronzee che mettono in risalto una concezione del ‘bello’ comprendente anche gli oggetti di uso quotidiano. I manufatti sono realizzati con la massima cura dei dettagli e con estrema precisione. A metà dell’Ottocento, con l’apertura degli scambi commerciali e diplomatici, il Giappone arriva in Occidente. Questa novità viene immediatamente percepita dagli artisti, i quali ne traggono una forte ispirazione per le loro opere.

Panoramica di una sala – Foto: Simona Colletta
Nell’Esposizione Universale di Parigi del 1867 questa influenza è ben riconoscibile nei dipinti dei pittori francesi, tanto da entrare qualche anno dopo nella storia con il nome di “giapponismo“. Le scene di Manet, i movimenti delle ballerine di Degas, il giardino a Giverny e il ponte giapponese di Monet sono alcuni esempi di questa nuova corrente. In Van Gogh il rapporto con il Sol Levante si fa ancora più forte, tanto da diventare un modello di pittura e di rappresentazione della natura come fonte di energia. Nel Ritratto di Pere Tanguy le xilografie ukiyo-e entrano addirittura a far parte della scena alle spalle del protagonista.
Il “giapponismo” non rimane confinato in Francia ma alla fine del secolo è diffuso in Europa, visibile nei quadri di Giuseppe De Nittis, nell’Art Nouveau, fino alle opere di Escher. Nella mostra è riportata anche la testimonianza visiva del fotografo di viaggio Felice Beato, che giunge in Giappone alla fine del 1863 e ne documenta i paesaggi, le tradizioni e le persone. A Yokohama l’artista inaugura uno dei primi studi fotografici in Oriente. Come Hokusai, Felice Beato percorre il Tokaido immortalando le vedute lungo la via per Kyoto, creando un sottile parallelismo con le immagini realizzate dal pittore morto pochi anni prima del suo arrivo. Un elemento distintivo del suo lavoro è la colorazione a mano delle fotografie, che ricordano le lavorazioni ukiyo-e. La mostra è arricchita da una sala immersiva in cui le proiezioni tridimensionali danno modo al visitatore di entrare nei paesaggi dipinti da Hokusai, diventando parte delle scene stesse, in armonia con lo stile ‘fluttuante’.
