Il manifesto della mostra – Foto: Simona Colletta

Una mostra allestita nel museo romano descrive il talento poliedrico e la straordinaria sensibilità del cantautore siciliano.

a cura di Simona Colletta

Franco Battiato: una personalità originale della musica (e della cultura) italiana

A cinque anni dalla morte di Franco Battiato, è ancora viva l’immagine di un artista che non conosce classificazioni. Il pubblico lo ricorda come musicista popolare, colto, esoterico e avanguardista, ma i suoi cinquant’anni di carriera sono stati costellati da numerose contaminazioni e aperture a nuovi orizzonti che lo rendono ancora oggi un autore poliedrico, molto apprezzato anche per la vasta produzione poetica, filosofica e intellettuale. È stato un cantautore che non si è limitato alla sperimentazione sonora, ma in piena maturità artistica si è cimentato nella produzione di quadri dal ricercato stile orientale e nella regia di video e lungometraggi. Se una vita serve a compiere l’opera di un uomo nel suo passaggio sulla Terra, per Battiato non ne è bastata una: ce ne sono volute molte.

Da questo assunto deriva il senso della mostra Franco Battiato. Un’altra vita, aperta a Roma dal 31 gennaio al 26 aprile 2026 dal martedì alla domenica e dalle 11 alle 19 presso lo Spazio Extra del MAXXI-Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Coprodotta dal Ministero della Cultura e dallo stesso MAXXI, l’esposizione è curata da Giorgio Calcara con Grazia Cristina Battiato ed è organizzata da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare di Alessandro Nicosia, in collaborazione con la Fondazione Franco Battiato ETS. Il museo, che dedica i suoi spazi all’arte contemporanea, mette in mostra la produzione discografica e pittorica, le fotografie, i cimeli e le apparecchiature musicali del Maestro, riconoscendo in lui uno dei principali artefici della modernizzazione della creatività in Italia. La sua concezione dell’arte non si è limitata, infatti, all’espressione musicale. Con la sua personalità eclettica, Battiato è stato in grado di realizzare pezzi musicali profondamente orecchiabili e addirittura ballabili, arricchiti con citazioni erudite della letteratura mistica, al punto tale da essere considerati non semplici canzonette bensì opere spirituali.

Una delle sale dell’esposizione – Foto: Simona Colletta

Il curatore della mostra, Giorgio Calcara, fa notare come in appena mezz’ora di musica – solitamente sette brani – si aprono finestre su nuovi mondi lontanissimi, al di là dello spazio e del tempo. La voce del padrone, del 1981, è il primo LP a superare il milione di copie vendute in Italia. In questo album c’è tutto: l’amore fisico (Sentimento nuevo), la dimensione esistenziale e filosofica (Centro di gravità permanente e Segnali di vita), la prospettiva metafisica (Gli uccelli e Summer on a Solitary Beach), digressioni ironiche e impegnate in chiave ultra-citazionista (Cuccurucucù e Bandiera Bianca). Per Battiato la musica è un mezzo di indagine e analisi esistenziale, che stimola domande e lascia intravedere solo a tratti le risposte, mai definitive, perché solo con il superamento dei propri limiti l’essere umano realizza la conoscenza di sé e la propria evoluzione. La mostra, dunque, nasce con l’intento di celebrare un grande musicista ripercorrendo le diverse fasi della sua vita e della sua opera.

Disco di platino per le prime 500.000 copie de ‘La voce del padrone’ (1982) – Foto: Simona Colletta

Gli esordi di Battiato: dalla scena milanese ai contatti con le avanguardie europee

Il percorso espositivo è stato suddiviso in sette sezioni tematiche, la prima delle quali si intitola L’inizio (dalla Sicilia a Milano). La carriera del cantautore inizia a metà degli anni Sessanta, quando poco più che ventenne lascia la Sicilia per inserirsi nel fermento culturale di Milano alla ricerca della strada del successo. Nel 1965 pubblica i primi singoli Più ti amo e L’amore è partito, che riportano in copertina ancora il nome anagrafico, Francesco Battiato.

In seguito, nel 1967, grazie all’incontro con Giorgio Gaber, che ne riconosce immediatamente il talento artistico, iniziano le prime apparizioni televisive nel programma Diamoci del tu e nuove incisioni pop melodiche. Alla fine degli anni Sessanta il suo nome è conosciuto nel panorama musicale italiano; le canzoni trattano ancora tematiche romantiche ma il timbro di voce originale è apprezzato dal pubblico che lo segue.

Una foto con un giovane Franco Battiato a Milano – Foto: Simona Colletta

All’inizio degli anni Settanta – di questa fase della sua carriera si parla nella seconda sezione Sperimentare (dall’acustica all’elettronica) – Battiato si reca a Londra ed entra in contatto con le avanguardie musicali europee. Nella sua vita avviene una nuova rivoluzione ed inizia un intenso periodo di sperimentazione e innovazione che ha forti ripercussioni sul suo stile musicale. Acquista, dunque, il sintetizzatore analogico portatile VCS 3, brevettato in Inghilterra dalla Electronic Music Studios, con il quale realizza melodie elettroniche nel suo appartamento di Milano, che diventa un laboratorio di alchimie sonore e psichedeliche.

Battiato nella sua casa-studio di Milano (1973) – Foto: Simona Colletta

Se all’estero Brain Eno e i Pink Floyd inaugurano un nuovo genere musicale, in Italia Battiato fa lo stesso con la musica nostrana. In questo periodo pubblica Fetus (1972) e Pollution (1973), opere che, per quanto vendute in poche migliaia di copie, si contraddistinguono per essere fortemente coraggiose e innovative. Nel 1978 l’album L’Egitto prima delle sabbie riceve il premio Karlheinz Stockhausen, intitolato al compositore tedesco pioniere della musica elettronica. Si tratta di un riconoscimento attribuito alla musica strumentale e progressive di qualità, che consacra Battiato a livello internazionale. Alla fine di questo decennio l’avanguardia strumentale e le letture complesse – dal Tantra alle dottrine indiane; dal misticismo cristiano alle pratiche sciamaniche e alla letteratura iniziatica – fanno maturare in Battiato la consapevolezza di essere pronto per intraprendere una rivoluzione intellettuale contro il dilagante decadentismo della sua epoca. Ha così inizio un nuovo cambiamento di vita che lo porterà a misurarsi con la notorietà e il successo. 

L’ascesa artistica, tra genere pop, misticismo e grandi sodalizi

Il raggiungimento della popolarità coincide con il ritorno alla musica pop e alla forma della canzone d’autore – di ciò si parla nella terza sezione, Il successo (dall’avanguardia al pop). Nel 1979, con l’album L’era del cinghiale bianco, che diventa uno dei successi dell’anno, Battiato consegue la vetta delle classifiche. I motivi delle nuove canzoni restano nella mente delle persone grazie a un sapiente utilizzo del codice linguistico che rende i testi facili da ricordare. Questi ultimi, allo stesso tempo, sono ricchi di riferimenti colti modulati dall’esoterismo di Renè Guenon e dai rimandi alla tradizione celtica del cinghiale come simbolo di autorità spirituale. Si fanno sentire anche le influenze della cultura orientale e l’interesse per la corrente mistica islamica del sufismo.

La copertina del disco – Foto: Simona Colletta

Subito dopo Patriots, nel 1981 esce La voce del padrone, il primo LP a superare un milione di copie vendute. Il disco è apprezzato per le note spirituali e gli alti riferimenti culturali in grado di rendere noti concetti estranei alla cultura di massa. Attraverso i motivi popolari suonati nelle balere estive e dai jukebox, si diffondono testi poetici di assoluta bellezza intrisi di spiritualità. Nell’arco degli anni Ottanta Battiato produce opere che si attestano come pietre miliari della canzone italiana: L’arca di Noè, Orizzonti perduti, Mondi lontanissimi e Fisiognomica. Sono gli anni di floridi sodalizi musicali con indimenticabili voci femminili. Nel 1981, con Per Elisa scritta da Battiato, Alice vince il festival di Sanremo. La stessa artista canterà Il vento caldo dell’estate, Chanson Egocentrique e duetterà con il Maestro ne I treni di Touzer. Nel 1982 Milva presta la sua voce per Alexanderplatz, mentre Giuni Russo regala le sue estensioni vocali a brani memorabili come L’addio (1981) e Un’estate al mare (1982).  

La quarta sezione, denominata Mistica (tra oriente e occidente), pone in evidenza come, negli anni Ottanta, la musica di Battiato fosse diventata sempre più erudita, arricchendosi di suggestioni della spiritualità mediorientale. Nella vita e nell’opera del cantante assume un ruolo decisivo il pensiero del mistico armeno Georges Ivanovic Gurdjieff, al quale riconosce l’influenza più significativa nella propria formazione e da cui modula un sufismo applicabile all’Occidente. Le suggestioni orientali si sublimano in un concerto realizzato a scopo umanitario nel Teatro nazionale di Bagdad nel 1992, dove un Battiato dalla lunga barba canta in italiano e in lingua araba i suoi brani migliori. In questo periodo compone il grande corpus delle opere colte: Genesi (1987), Gilgamesh (1992), Messa arcaica (1993), Il cavaliere dell’intelletto (1994) e Telesio (2011).

L’artista siciliano, nel suo incessante percorso di crescita, scopre l’espressività dell’arte figurativa, realizzando quadri di soggetti appartenenti al mondo sacro arabo: dervishi e sufi, figure mistiche dagli abiti bianchi su sfondi d’oro, simboli di purezza e ricchezza che elevano lo spirito a una dimensione trascendentale.

Un allestimento della sezione ‘Mistica’ – Foto: Simona Colletta

Il ritorno nell’adorata Sicilia e i lavori cinematografici

Al culmine del successo Battiato compie un nuovo cambiamento, abbracciando un’altra vita ancora, descritta specificamente nella quinta sezione, L’uomo (ritorno alle origini). Sulla scia della ricerca dell’essenza, lascia Milano, dove ha raggiunto l’apice della carriera artistica, e torna nella sua terra d’origine, la Sicilia, per andare a vivere a Milo, alle pendici dell’Etna.

A Villa Grazia, residenza intitolata alla sua amata madre, si circonda di piante e fiori che prosperano, donando alla dimora un’atmosfera primordiale, illuminata dal caldo sole meridionale. Lo sguardo rivolto a est alla veduta del mare, le pareti coperte di scaffali carichi di libri e i tappeti persiani a terra: tutto rende la casa un nido dove coltivare la meditazione e l’esercizio dello spirito. Gli anni dal 1995 al 2012 sono caratterizzati dal sodalizio umano e intellettuale con il poeta e filosofo Manlio Sgalambro, che darà vita ad alcuni versi memorabili della musica italiana, come quelli del brano La cura.

Separé in vetro policromo proveniente da Villa Grazia – Foto: Simona Colletta

La sesta sezione della mostra, Dal suono all’immagine (il cinema di Battiato), ci proietta nel 2003. Battiato si mette nuovamente alla prova debuttando come regista del suo primo lungometraggio intitolato perdutoamor, che racconta l’iniziazione alla vita di un giovane di belle speranze. L’anno successivo gli viene conferito il Nastro d’Argento come miglior regista esordiente. Nel 2005, alla 62a Mostra del Cinema di Venezia presenta Musikanten, film che esplora gli ultimi quattro anni della vita di Beethoven, interpretato da Alejandro Jodorowsky.

Un pannello della sala con la locandina del film ‘Musikanten’ – Foto: Simona Colletta

Nel 2007 esce Niente è come sembra, un’indagine tra antropologia culturale, metafisica e tarocchi. Nel 2014 l’esperienza cinematografica culmina con Attraversando il bardo, una profonda riflessione sulla vita oltre la morte. Posizionata al centro dell’esposizione c’è la Sala ottagonale, uno spazio immersivo in cui si può galleggiare nelle note melodiche del Maestro diffuse dal Sistema Dolby Atmos. L’ottagono è una forma geometrica particolare perché ricorda sia la scala musicale che la casa editrice L’ottava da lui fondata nel 1985, specializzata in testi di filosofia, misticismo e saggistica. La mostra è dunque interamente ispirata al percorso artistico e spirituale di Franco Battiato, che con il suo procedere “una vita dopo l’altra” ha posto nella ricerca ostinata di sé il motivo centrale della sua esistenza, tradotto in musica nel suo ultimo capolavoro del 2019 Torneremo ancora.

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