Pompei, il Teatro Grande – Foto: Giorgio Manusakis
Il Teatro Grande dell’antica Pompei ospiterà la nona edizione di una delle più seguite rassegne culturali estive in Campania.
a cura di Mario Severino
Una conferenza tra istituzioni, arte e visione
Si è svolta il 1 aprile 2026, presso il Teatro Mercadante di Napoli, la conferenza stampa di presentazione della nona edizione del Pompeii Theatrum Mundi, appuntamento ormai centrale nel panorama culturale italiano ed europeo, sempre più riconosciuto anche a livello internazionale come uno dei principali progetti di teatro nei siti archeologici.
Ad aprire l’incontro è stato Luciano Cannito, presidente del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, affiancato dal direttore generale Mimmo Basso e dal direttore artistico Roberto Andò, che ha illustrato nel dettaglio il programma della manifestazione. La conferenza ha visto anche la partecipazione del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, dell’assessore alla Cultura della Regione Campania Ninni Cutaia e del direttore generale del Parco Archeologico di Pompei Gabriel Zuchtriegel. L’incontro, arricchito dalla proiezione di videomessaggi dei registi protagonisti della rassegna, ha restituito con chiarezza il respiro internazionale del progetto e la sua capacità di tenere insieme ricerca artistica, valorizzazione del patrimonio e riflessione civile.
Cannito: “Un ritorno alla fonte del teatro”
Nel suo intervento, Cannito ha posto l’accento sulla dimensione simbolica del festival, definendolo non soltanto una rassegna ma un’esperienza: “Pompeii Theatrum Mundi non è soltanto un festival. È un incontro. È un ritorno alla fonte. È la gioia di riportare il teatro dove il teatro è nato”. Il presidente ha insistito sull’idea che il Teatro Grande di Pompei non sia una semplice cornice scenografica, ma un luogo che riattiva il senso profondo del teatro come rito collettivo. In questo senso, la costruzione di un evento ormai consueto, sotto la guida del Teatro di Napoli, rappresenta un passaggio storico: restituire continuità a uno spazio millenario, trasformandolo nuovamente in luogo vivo, attraversato da artisti, lingue e visioni. Cannito ha inoltre richiamato una prospettiva più ampia: quella di un dialogo tra grandi teatri antichi del Mediterraneo, in particolare con quello greco di Siracusa, immaginando una rete culturale capace di rafforzare il ruolo dell’Italia come centro vitale della tradizione classica nell’epoca contemporanea.
Andò e il dialogo tra classico e contemporaneo
Il ‘cuore’ teorico della presentazione è stato affidato a Roberto Andò, che ha delineato con chiarezza la linea artistica del festival: “una preziosa occasione di confronto tra i classici della cultura greca e i grandi temi della contemporaneità”. Andò ha sottolineato come il lavoro sui testi antichi non sia mai un esercizio di conservazione, ma un atto di interpretazione viva. I classici, nella visione del direttore artistico, diventano strumenti per leggere il presente: parlano di potere, guerra, identità, esilio, crisi della comunità. Il dibattito tra antico e contemporaneo non viene quindi risolto in una contrapposizione, ma si configura come un dialogo continuo, in cui le tragedie greche si rivelano sorprendentemente attuali, capaci di illuminare le contraddizioni del nostro tempo.
Le istituzioni: la cultura come sistema
Nel corso della conferenza è emersa con forza anche la dimensione istituzionale del progetto. Il sindaco Gaetano Manfredi ha evidenziato come il festival rappresenti un’opportunità concreta per il territorio: portare il teatro classico in uno dei luoghi simbolo della Campania significa non solo valorizzare il patrimonio, ma anche rilanciare una proposta culturale di alto profilo che attrae pubblico e artisti da tutto il mondo. L’assessore Ninni Cutaia ha invece insistito sul valore della collaborazione tra enti, definendo la coesione istituzionale un elemento decisivo per la riuscita di progetti di questa portata e ribadendo il ruolo del Teatro Mercadante come eccellenza riconosciuta a livello nazionale e internazionale.
Fondamentale anche il contributo del Parco Archeologico di Pompei, come spiegato da Gabriel Zuchtriegel, che ha annunciato una delle principali novità dell’edizione 2026: l’apertura del Foro triangolare durante le serate della kermesse. Un’iniziativa che amplia l’esperienza dello spettatore, trasformandolo in visitatore attivo e mettendo in relazione diretta il teatro con uno dei luoghi più antichi e simbolici della città, legato al culto di Atena.

L’intervento di Gabriel Zuchtriegel – Foto: Mario Severino
Il programma del festival
Dal 18 giugno al 12 luglio 2026, il Teatro Grande della città sepolta nel 79 d.C. dal Vesuvio tornerà così a essere un palcoscenico internazionale. Il festival, nato dalla collaborazione tra il Teatro di Napoli e il Parco Archeologico di Pompei, si conferma come un modello virtuoso di integrazione tra tutela e produzione artistica, capace di restituire senso e funzione contemporanea a uno dei siti più importanti del patrimonio mondiale.
Ad aprire la rassegna, il 18 giugno, sarà Le Baccanti di Euripide, con la regia di Theodoros Terzopoulos. Il regista greco propone una lettura fortemente politica e attuale del testo, in cui Dioniso diventa figura emblematica del migrante contemporaneo, attraversando guerre e confini fino alle coste del Mediterraneo. In scena, tra gli altri, Roberto Latini e Alvia Reale, in un allestimento che promette grande intensità fisica e simbolica. Il secondo appuntamento, il 26 e 27 giugno, sarà LA.V.A., firmato da Emio Greco, Pieter C. Scholten e Roberto Zappalà. Si tratta di una creazione site-specific che dialoga direttamente con lo spazio archeologico, mettendo in relazione le forze geologiche con quelle umane. Il lavoro si configura come una riflessione coreografica sul conflitto e sulla trasformazione, in cui il movimento diventa linguaggio primario.
Il 3, 4 e 5 luglio sarà poi la volta di Alcesti, diretta da Filippo Dini. In questa tragedia, tra le più complesse di Euripide, il tema del sacrificio si intreccia con quelli della morte e dell’amore, offrendo una riflessione profonda sulla fragilità dell’esistenza e sul valore della scelta individuale. La regia di Dini punta a restituire tutta l’ambiguità e la tensione etica del testo. A chiudere il festival, dal 10 al 12 luglio, sarà I Persiani, con la regia di Àlex Ollé, esponente della compagnia La Fura dels Baus. Lo spettacolo affronta il tema della sconfitta e della caduta del potere, raccontando lo smarrimento di un popolo dopo una guerra devastante. Una tragedia che, nella lettura contemporanea, diventa riflessione sulle derive del potere e sull’illusione dell’invincibilità. In scena, tra gli altri, Anna Bonaiuto e Alessio Boni.

La locandina dell’evento – Foto (modificata) da comunicato stampa
Un teatro che parla al presente
Anche per questa nona edizione, Pompeii Theatrum Mundi si conferma come un laboratorio culturale in cui il passato non è mai statico, ma continuamente reinterpretato. Il confronto tra classico e contemporaneo emerge come il vero filo conduttore della rassegna: le tragedie antiche diventano specchio del presente, interrogando lo spettatore su temi urgenti come la guerra, le migrazioni, le crisi politiche e ambientali. Nel cuore di Pompei, dove la storia sembra sospesa, il teatro torna così a essere uno spazio necessario, vivo, universale. Un luogo in cui – come ricordato da Cannito – la bellezza antica non è memoria immobile, ma energia capace di generare futuro.
