Michelangelo Merisi detto Caravaggio, Le opere di misericordia (1607) – Foto: Matilde Di Muro

Con il progetto Sette opere per la Misericordia l’arte contemporanea ‘dialoga’ con la celebre opera del Caravaggio.

Il Pio Monte: una grande istituzione, sensibile verso l’arte e i più bisognosi

Dal 25 gennaio 2026 ha avuto inizio a Napoli l’ottava edizione del progetto artistico Sette opere per la Misericordia. Per parlarvene è necessario, tuttavia, fare un interessante viaggio nel passato. “Curare gli infermi, liberare i carcerati, albergare i pellegrini, redimere i captivi, seppellire i morti, soccorrere i vergognosi”: sono questi gli intenti del Pio Monte della Misericordia, esplicitati nel suo Statuto redatto nel 1604. Si tratta di un ente filantropico secolare, nato a Napoli nel 1602 per volere di un gruppo di sette nobili dediti ad opere di carità ed assistenza. La sua antica sede, situata lungo il decumano maggiore della città, è un bellissimo palazzo seicentesco, realizzato su progetto dell’architetto Francesco Antonio Picchiatti (1656-1671), che si distingue per l’elegante facciata caratterizzata da un portico di cinque arcate in piperno.

Lapide in marmo con elenco dei nomi dei fondatori, dei donatori e dei testatori del Pio Monte – Foto: Giorgio Manusakis

Cuore del Pio Monte è senz’altro la cappella, progettata anch’essa da Picchiatti, dedicata alla Madonna della Misericordia. Di impianto classico, a pianta ottagonale, questo delizioso luogo, impreziosito da raffinati elementi decorativi di gusto barocco, come il pavimento in cotto ad intarsi di marmi policromi, i paliotti, le acquasantiere e le grate in legno dorato dei coretti – dove anticamente i musici accompagnavano le celebrazioni liturgiche – fu concepito ribaltando la consuetudine per cui l’ornamento segue la costruzione, in funzione delle opere pittoriche che avrebbe ospitato. Infatti, la chiesa sorse intorno alla celebre opera del Caravaggio, Le sette Opere della Misericordia, che i sette fondatori dell’istituto commissionarono all’artista per raccontarne lo scopo: aiutare i bisognosi di Napoli. Merisi giunse in città da Roma sotto l’egida protettiva dei Carafa Colonna, in fuga dai rovesci della fortuna e dai rigori della giustizia romana. I committenti del dipinto compresero bene di essere di fronte ad un capolavoro assoluto, stabilendo, pertanto, che mai avrebbe potuto essere copiato e venduto.

La cupola della cappella – Foto: Giorgio Manusakis

Con la sua dirompente potenza espressiva la pala, dall’altare maggiore su cui ancor oggi è posta, domina l’intera scena mentre, nelle sei cappelle laterali, altri sei dipinti seicenteschi (opere di Battistello Caracciolo, Luca Giordano, Fabrizio Santafede, Giovanni Bernardino Azzolino e Giovanni Forlì) arricchiscono ulteriormente la narrazione delle attività socio-caritatevoli che l’ente svolge da oltre quattrocento anni. Ancor più interessante è il fatto che, nel corso dei secoli, a sostegno delle suddette azioni, sono state donate da generosi benefattori numerose opere d’arte che venivano, poi, esposte nell’appartamento monumentale affinché i collezionisti potessero vederle e comprarle e il ricavato potesse finanziare le opere di carità.

Luca Giordano (att.) – Cristo e l’adultera (1690-1699) – Foto: Giorgio Manusakis

Dal 1914 si decise di non vendere più nulla, dando vita ad un’importante Quadreria, visitabile al primo piano del palazzo, con quadri di inestimabile valore. La collezione annovera oggi più di 160 dipinti di artisti del calibro di Francesco de Mura, Luca Giordano, Mattia Preti, Massimo Stanzione, Battistello Caracciolo e, pertanto, costituisce una testimonianza viva della cultura artistica del Seicento e del Settecento.

Un progetto all’insegna dell’arte e della carità

Questa affascinante storia, tra arte, cultura e carità, non si è mai esaurita sino ad innestarsi nella contemporaneità. È così che, a partire dal 2011, ha preso forma il progetto Sette opere per la Misericordia, ideato da Maria Grazia Leonetti Rodinò, storica dell’arte e già Governatore ai Beni Culturali ed Artistici del Pio Monte. L’iniziativa, curata da Mario Coronato e giunta ormai alla sua ottava edizione, è finanziata con il contributo della Regione Campania, Direzione Generale per le Politiche Culturali e il Turismo, ai sensi della L.R. 7/2003, Piano per la promozione culturale.

Il motto Dal Bello al Bene, lanciato dalla stessa ideatrice Maria Grazia Leonetti Rodinò, ben sintetizza la volontà di riallacciare quel dialogo tra l’antica missione della carità e l’arte, stimolando i linguaggi del presente in un ambizioso progetto di “solidarietà estetica” affinché il Bello generi, per via traslata, il Bene sociale.

Ma come si concretizza questo ambizioso obiettivo? In ciascuna edizione sette artisti di chiara fama internazionale sono chiamati a ‘dialogare’ con la celebre pala caravaggesca e a declinare, con i linguaggi della modernità e in maniera del tutto originale, il tema della misericordia, donando, poi, i propri lavori al percorso espositivo permanente della Quadreria del Pio Monte. Dal 2008 ad oggi, sono ben 56 le opere di autori italiani e internazionali che contribuiscono ad ampliare la sezione di arte contemporanea di questa istituzione, unica nel panorama museale nazionale, per qualità delle opere e finalità etiche. Essa custodisce, fra gli altri, lavori di Anish Kapoor, Mimmo Jodice, Mimmo Paladino, Joseph Kosuth, Jannis Kounellis, Giberto Zorio, Francesco Clemente, Antonio Biasiucci, Marisa Albanese, Douglas Gordon, Jimmie Durham, Michal Rovner, Paul Thorel.

Paul Thorel – Riflessi laterali n.1 (2017) – Foto: Giorgio Manusakis

Sette opere per la Misericordia è un percorso che si amplia e si consolida negli anni dialogando tra passato e presente, tra la grande eredità caravaggesca e le urgenze del nostro tempo. Con questa ottava edizione giungono le preziose testimonianze di Antony Gormley, Holly Herndon & Mat Dryhurst, Yu Hong, Max Renkel, David Salle, Marco Tirelli e Lee Ufan, installate e pertanto visibili all’interno della Cappella fino al prossimo 24 aprile. A testimonianza della straordinaria ricchezza degli approcci contemporanei, sono opere realizzate attraverso l’utilizzo di svariate tecniche espressive: scultura, pittura, disegno su carta e su tavola, uso di materiali misti, acquerello, fotografia e tecniche digitali, fino alla sperimentazione con l’intelligenza artificiale e i processi generativi. Degli artisti e delle opere in mostra in questa edizione, oltre alla storia del progetto con le creazioni e i protagonisti degli anni scorsi, si racconta ampliamente nel catalogo edito Artem.

Holly Herndon & Matt Dryhurst – Infinite Image (creata con IA) – Foto: Matilde Di Muro

Un’opportunità per i giovani dell’Accademia napoletana di belle arti

In realtà, Sette opere per la Misericordia non si esaurisce qui. Il progetto si apre generosamente anche alle nuove generazioni, dando la possibilità ad allieve e allievi dell’Accademia di belle arti di Napoli di ispirarsi all’opera caravaggesca e a sette di loro di esporre le proprie creazioni temporaneamente al pubblico nella prima sala dell’appartamento monumentale in cui si trova la quadreria del Pio Monte – ognuna di esse è stata premiata con una borsa di studio del valore di 1.000 euro. I vincitori di questa edizione, proclamati in occasione dell’inaugurazione avvenuta sabato 24 gennaio – alla presenza di Fabrizia Paternò di San Nicola, Soprintendente Pio Monte della Misericordia; Mario Codognato, curatore della mostra; Alberto Sifola, Governatore al Patrimonio Mobiliare Artistico e Archivistico del Pio Monte della Misericordia, e Maria Grazia Leonetti Rodinò, ideatrice e responsabile del progetto –  sono: Linda Giordano con l’opera Carezza invisibile; Maria Rosaria Arnese con Madre natura di 7 opere di misericordia; Claudio Pisapia con L’ignudo; Marika Grimaldi con Rinascere; Thomas del Greco con Ubi humus non est; Alessandro Rodello con Cura e Carmela Bianco con Congiunzione visibile.

Linda Giordano – Carezza invisibile – Foto: Matilde Di Muro

Maria Grazia Leonetti Rodinò spiega così le finalità del progetto: “[…] ‘Fluent ad eum omnes gentes’ non è dunque solo un’iscrizione lapidea sulla facciata del palazzo: il Pio Monte della Misericordia rimane una casa aperta agli artisti di ogni tempo, un luogo dove la densità della storia e l’urgenza del presente convergono nel nome di una Bellezza che è strumento di riscatto e di umana comprensione.” Dunque, questo particolare intreccio tra arte, bellezza e carità continua ancor oggi, dando la possibilità, a chiunque lo voglia, di aderirvi semplicemente visitando questi straordinari luoghi. Infatti il ricavato dei biglietti di ingresso al complesso museale viene devoluto all’opera assistenziale e caritativa che il Pio Monte della Misericordia svolge da oltre 400 anni e che attualmente è rivolta alle diverse organizzazioni sociali operanti sul territorio a sostegno di minori a rischio, disabilità, disagio socio-economico, cure mediche, maternità a rischio.

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