Screenshot dal trailer del film
Dopo Basilicata coast to coast (2010), l’attore lucano torna al cinema nella veste di regista con un film uscito nelle sale il 12 marzo scorso.
a cura di Simona Colletta
Quattro vite che ‘rinascono’ grazie al teatro e all’escursionismo
Ancora un road movie ambientato in Basilicata, ma stavolta le protagoniste sono quattro donne con esperienze sbagliate alle spalle e un debito da pagare con la giustizia. Gudrun (Teresa Saponangelo), Samanta (Claudia Pandolfi), Fiammetta (Livia Ferri) e Anny (Rosa Sparapano) sono le detenute di una casa di sorveglianza alla fine del loro percorso di reclusione. Grazie alla partecipazione al laboratorio di teatro sensoriale tenuto da Raffaella (Vanessa Scalera), un’attrice in crisi alla ricerca di nuovi stimoli, le protagoniste ottengono dal magistrato un’uscita premio per recarsi nel Parco del Pollino alla ricerca di un raro esemplare di pino loricato, d’età stimata superiore ai 1200 anni, guidate da Biagio Riccio (Rocco Papaleo), un esperto escursionista, accompagnato da suo nipote Luciano (Andrea Fuorto).
È un racconto corale, in cui ognuno dei personaggi prende parte alla narrazione, descrivendo personalmente la propria vita e mescolando aneddoti comici: dal pellegrinaggio della madre di Biagio a Lourdes al racconto tragico del vuoto esistenziale di Gudrun o del dolore di Samanta che subisce violenze morali e fisiche dal marito. Anche il silenzio di Fiammetta non è nient’altro che la sofferta narrazione di una grande delusione. Poi c’è Raffaella, che è un’attrice e si lascia compenetrare dalle storie: non si cala nei panni degli altri, ma sono le loro vicende che entrano in lei e prendono voce attraverso il suo corpo.

Screenshot dal trailer del film
La scelta di paesaggi selvaggi e liberi – in questo caso quelli del Parco del Pollino – è un elemento potente che contraddistingue i film di Papaleo. Già in Basilicata coast to coast il regista lucano aveva mostrato il forte radicamento nel suo territorio, documentandone le tradizioni. L’immersione nella natura incontaminata aiuta a raggiungere l’origine delle proprie emozioni. È per questo che il cammino è l’occasione per i personaggi di aumentare la consapevolezza di sé, attraverso la valutazione dei propri errori e del peso delle scelte che hanno portato a conseguenze disastrose.
Dall’esperienza del ‘teatro-canzone’ al valore simbolico del pino loricato
La musica è un altro aspetto che caratterizza fortemente il cinema di Papaleo. Il regista riporta nei suoi film l’esperienza del ‘teatro-canzone’, un tipo di spettacolo che fonde la narrazione comica e poetica a brani intonati dal vivo, spesso legati alla Basilicata. Anche in questo film la musica assume una funzione che va oltre il semplice accompagnamento, diventando piuttosto uno strumento narrativo che arricchisce il racconto della vita di ciascuna protagonista, donando vivacità e movimento alle scene.
Il film è un invito all’apertura alle nuove possibilità dopo le cadute, senza lasciarsi mai sopraffare dagli ostacoli. La meta del viaggio è il raggiungimento del pino loricato, un maestoso e antichissimo esemplare, che stimola negli escursionisti la reverenza che si riserverebbe a un vecchio saggio. Nella sua lunga vita l’albero ha subìto le intemperie e visto cambiare il mondo, conoscendo anche i disastri ambientali generati dall’uomo.

Screenshot dal trailer del film
Il pino loricato del Pollino, con la sua presenza sacra, trasmette un invito alla resilienza e alla capacità di trasformare i propri errori in motori di rinnovamento. Ne Il bene comune Papaleo compone un mosaico di storie dove il raccontarsi agisce da collante tra le persone. Infatti, ogni esperienza narrata e condivisa mina le fondamenta dell’individualismo e contribuisce a favorire il legame della comunità. Attraverso le storie, i personaggi smussano gli angoli diventando maglie di un tessuto sociale e risorsa per il bene comune.
Specifiche foto:
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