Installazioni sul piazzale – Foto: Lucia Fontanarosa

L’impianto ferroviario rientra nel progetto Stazioni dell’arte, mirante a trasformare luoghi molto frequentati ogni giorno dall’utenza napoletana in veri e propri musei.

a cura di Lucia Fontanarosa

Un progetto firmato da Alessandro Mendini, con una piccola sezione archeologica     

La stazione Salvator Rosa della linea 1 della metropolitana di Napoli, ubicata nell’omonima strada dedicata al noto pittore, incisore, drammaturgo e poeta napoletano del XVII secolo, costituisce, a pieno titolo, un vero e proprio gioiello d’arte contemporanea, ideato dall’architetto milanese Alessandro Mendini – genio estroverso ed una delle menti più illuminate del Novecento – con il coordinamento artistico di Achille Bonito Oliva, noto critico d’arte italiano, considerato il fondatore della Transavanguardia. Il progettista, oltre a concepire, sempre nel capoluogo partenopeo, anche le stazioni metropolitane di Materdei ed Università, ha realizzato diversi spazi pubblici sia in Italia che all’estero: ad esempio, la Torre dell’orologio a Gibellina (in provincia di Trapani), simbolo della piazza del Municipio; il Museo della Ceramica ad Incheon (Corea del sud), sede, anche, della Triennale di Milano; il Teatro Comunale Pietro Aretino di Arezzo e la Torre del Paradiso a Hiroshima. Christian Narkiewicz-Laine, presidente fondatore del Chicago Athenaeum Museum of Architecture and Design, definisce Mendini come “una delle menti più architettoniche, più iconiche e rare nella storia dell’arte e dell’architettura”, in virtù del carattere unico, profetico ed originale delle sue opere.

La stazione è immersa all’interno di un parco urbano sull’antica via Antiniana, costruita con tutta probabilità già dai greci, nel 470 a.C. per mettere in comunicazione Neapolis Puteoli, divise allora da una grande vallata impraticabile. Sul suo tracciato i Romani, intorno al II secolo a.C., realizzarono un itinerario sicuro e più veloce – la cosiddetta via Antiniana per colles –  per meglio collegare i due centri.  È proprio qui, nel 2000, durante i lavori di scavo per la realizzazione della Metropolitana, in un’area recuperata dal degrado e dal completo abbandono, che è emersa una meraviglia archeologica, costituita da un ponte romano.

Il ponte romano – Foto: Lucia Fontanarosa

Oggi esso fa parte del parco adiacente alla stazione, nei cui pressi si trova anche una restaurata chiesa neoclassica, risalente alla prima metà del XIX secolo, situata proprio nell’area esterna del giardino terrazzato, in posizione leggermente più appartata rispetto alle opere esterne. Nell’edificio, denominato Cappella di Santa Rosa, troviamo mosaici e sculture creati da vari artisti, come ad esempio Licio Del Pozzo, pittore, scenografo e scultore napoletano, che ha vissuto e lavorato per lo più tra Milano e Parigi. Dotato di linguaggio metafisico egli è autore di lavori ricchi di colori intensi, di figure arcaiche e di simboli geometrici.

La Cappella di Santa Rosa – Foto: Lucia Fontanarosa

Altre opere sono state realizzate da Gloria Pastore, dallo stile minimale – sviluppato attraverso il vetro, la carta, l’acciaio e il filo metallico – ed esperta nella creazione di strutture sospese, e da Ugo Marano, noto per le sue abilità nella lavorazione e nell’uso di terracotta, pietre ed acqua, ben evidenti in manufatti che inducono alla riflessione sul rapporto dell’uomo con la natura.  

Una stazione come museo diffuso, tra estetica e funzionalità

All’interno di questa specie di museo diffuso, che lega contemporaneità e passato, numerosi artisti hanno fornito il loro contributo. Tra le opere più importanti citiamo, ad esempio, la Scala mobile – un tunnel d’acciaio che dà la sensazione di essere proiettati nello spazio – la quale conduce a piazza Leonardo, nei cui pressi, tra l’altro, troviamo un omaggio a Giancarlo Siani, giornalista ucciso dalla camorra nel 1985, rappresentato da una targa commemorativa e da un murales. Verso l’uscita su via Girolamo Santacroce, riaperta dopo la manutenzione durata due anni, sono presenti in un’aiuola, oltre al Pulcinella creato dall’artista Lello Esposito, anche una scultura in bronzo di Edipo, opera del siciliano Augusto Perez (in realtà campano d’adozione, che ha insegnato all’Accademia di Belle arti a Napoli). Inoltre, ci sono i palazzi, anch’essi restaurati, fra i quali va segnalato quello decorato da Mimmo Paladino, che reca anche una dedica a Giovanni di Capua, compositore della celebre canzone ‘O sole mio (messa in musica da Eduardo di Capua), vissuto e morto proprio qui.

Una delle opere di Mimmo Paladino – Foto: Lucia Fontanarosa

La stazione di Salvator Rosa presenta quindi due uscite principali, aperte in tempi diversi: una a monte, dall’aprile 2001; l’altra a valle, nel dicembre 2002. La prima ha riurbanizzato un’area fortemente degradata, animando con forme, colori e mosaici le fiancate dei palazzi circostanti. Il suo ingresso, abbellito da marmi, è sovrastato da un alto pinnacolo e circondato da vetri colorati nelle finestre ad arco. Come in un ‘Centro Pompidou napoletano’, oltre alle sculture e ai mosaici citati in precedenza, è stato realizzato un parco giochi con forme di Mimmo e Salvatore Paladino. La suddetta lunga scala mobile esterna, conducendo nei pressi di piazza Leonardo, contribuisce ad aumentare ancor più il bacino d’utenza. La seconda uscita, più centrale e funzionale per gli abitanti della zona (per il minor dislivello tra binari e strada), completa anche il percorso artistico-architettonico. Situata all’altezza del civico n.2 di via Salvator Rosa, essa è abbellita da sagome di Mimmo Paladino, due aiuole maiolicate, ceramiche che rivestono il varco d’accesso ed una bella pianta al centro della piazzetta. L’ingresso alla stazione è arricchito da opere di Enzo Cucchi, Luca Castellano, Raffaella Nappo, Fulvia Mendini, Anna Sargenti e del sodalizio artistico ed intellettuale Perino e Vele.

L’opera di Perino & Vele – Foto: Lucia Fontanarosa

In particolare, balza agli occhi la realizzazione di un pinnacolo, realizzato da Mendini, posto al centro di un piccolo slargo; il basamento di questa guglia è inoltre ricoperto da altorilievi in ceramica di Enzo Cucchi, che rappresentano alcune figure dell’iconografia napoletana. In conclusione, la stazione di Salvator Rosa costituisce una vera eccellenza nel panorama artistico e architettonico della Napoli contemporanea. Essa può fregiarsi, infatti, del titolo di Città delle stazioni dell’arte: strutture, queste, consacrate con eleganza e raffinatezza alle esigenze dell’utenza, capaci di donare estetica e buon gusto ai residenti, nonché adeguati spazi anche ai bambini, per renderli coprotagonisti di un moderno progetto di sviluppo urbano.

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