Leonardo e il Codice Atlantico – Foto: Paola Germana Martusciello

La più ampia raccolta di disegni e manoscritti leonardeschi in mostra a Napoli.

Il Codice Atlantico, un tesoro senza uguali: rappresenta la più estesa raccolta dei disegni, scritti, pensieri che Leonardo da Vinci ha trascritto su questo foglio di grandi dimensioni, usato nel suo tempo per elaborare carte geografiche, ecco perché il nome atlantico. La mostra è ospitata a Napoli nel Complesso Monumentale di Santa Chiara dal 6 dicembre 2025 al 7 giugno 2026, all’interno del chiostro maiolicato, esponendo a rotazione preziosi fogli originali della Biblioteca Ambrosiana, consentendo al pubblico di osservare da vicino l’emozionante scrittura del grande maestro attraverso il più ampio corpus leonardesco: sei disegni in cui si racchiude il metodo di lavoro dell’artista e la sua ampia attività di ricerca scientifica, studi nel campo delle tecniche artistiche e costruttive. Un vero e proprio viaggio immersivo nella splendida logica di un pensiero affascinante, ricco di riflessioni e spunti sulla realtà scientifica che ci circonda, reso ulteriormente suggestivo grazie ai supporti multimediali che raccontano anche il contesto storico in cui Leonardo visse, presso le corti più illuminate del Rinascimento italiano, e le analisi di alcune delle opere che lo resero famoso.

Una delle installazioni multimediali – Foto: Paola Germana Martusciello

Sono fogli che dimostrano una assidua attività di osservazione per determinare una interpretazione del mondo fondata sulla continua relazione tra arte e scienza ma, soprattutto, si leggono magnifici studi di anatomia, riflessioni sull’idraulica, sulla geometria e le proporzioni della matematica, e sulle leggi della fisica. Una raccolta di appunti nella quale emerge a tratti il futuro in cui si avvereranno le sue straordinarie intuizioni, una grande quantità di fogli, forse 9000, prodotti tra il 1478 e il 1519 e lasciati a Francesco Melsi, sotto forma di testamento, dal grande Leonardo e per questo un enorme tesoro da conservare; d’altra parte il figlio Orazio lo disperse, ma, fortunatamente, fu in parte recuperato anche per gli acquisti di collezionisti competenti come Pompeo Leoni.

Uno dei frammenti di carta in esposizione – Foto: Paola Germana Martusciello

Frammenti di carta ritagliati definiscono il Codice Windsor ed il Codice Atlantico. Leoni si occupò dei volumi, li distinse per tematiche assicurandosi che l’opera così ricostituita potesse testimoniare la grandezza di un genio fuori da ogni tempo, ma soprattutto si svela senza ombra di dubbio la sua mente visionaria. Infatti, dall’osservazione dei fogli si comprende come la genialità di Leonardo, ma soprattutto il suo pensiero, non conosceva fermi, perché la sua intelligenza, impregnata dallo spirito della conoscenza, procedeva velocemente con grandi spinte indagative; una personalità complessa, ma allo stesso tempo anche semplice, un grande osservatore di tutti i fenomeni della natura, affascinato fortemente dal volo degli uccelli, un argomento di grande interesse scientifico che gli consentì di tracciare delle idee sulla possibilità dell’essere umano di poter volare, attraverso disegni di  macchine che potevano essere precorritrici dei moderni aerei, ma soprattutto gli studi sulla luce, che gli consentirono di inventare una delle più difficili tecniche pittoriche come il famosissimo “sfumato”. Leonardo prende nota di tutto perché deve rimanere nella memoria, pensare, progettare, osservare il paesaggio in cui è immerso l’uomo e raccontare la sua visione antropocentrica attraverso la pittura. I codici, quindi, sono disegni, schizzi, particolari di architettura, studi della gittata dei vari proiettili, schizzi di anatomia, profili di donne, ritratti appena abbozzati, macchine di guerra, botanica.

Uno dei frammenti di carta in esposizione – Foto: Paola Germana Martusciello

Un corpus di portata rilevante: 1751 disegni e studi di anatomia e di meccanica che coprono il periodo dal 1478 al 1519. In realtà si evidenzia anche la tecnica della scrittura specchiata; la mostra indugia nello scorrimento delle tavole soprattutto sui fogli 518, mostra studi geometrici, piramidi, coni, sfere legati a leggi armoniche e il 239 documenta la vita di bottega e i calcoli matematici in cui si può leggere il tratto pittorico tipico del suo segno artistico, dotato di grande capacità realistica, ma soprattutto la tecnica delle ombre sui ritratti, sugli oggetti che realizza.

Uno dei frammenti di carta in esposizione – Foto: Paola Germana Martusciello

Una capacità di indagine prospettica reale e straordinariamente descrittiva; gli studi sulla geometria restituiscono i rapporti culturali di scambio con i maggiori scienziati a lui contemporanei, come Luca Paciolli e le sue ricerche sulla prospettiva. La scrittura a “specchio”, che Leonardo utilizzava nei suoi codici, non è altro che tracciare lettere e parole da destra verso sinistra, con caratteri invertiti, rendendole leggibili solo tramite uno specchio. Questa tecnica è stata usata in gran parte dei suoi codici, una abitudine naturale, per lui che era mancino; sebbene potesse scrivere anche con la destra, preferì sempre la grafia speculare che, con il tempo, divenne veloce e funzionale, unendo spesso una grafia corsiva molto elegante e armoniosa nei caratteri. In realtà scrivere al contrario evitava di far spandere l’inchiostro migliorando, in tal modo, la fruibilità dei suoi testi.

Uno dei frammenti di carta in esposizione – Foto: Paola Germana Martusciello

D’altra parte ci può essere anche un altro motivo: quello di proteggere le sue idee dal plagio rendendo i suoi appunti leggibili solo a chi avesse la chiave per decifrarli, oppure ancora una volta il suo genio si cimentava in un esercizio mentale: una sfida creativa che rifletteva i suoi particolarissimi e affascinanti modelli mentali.

Paola Germana Martusciello

Di admin

8 pensiero su “Leonardo e il Codice Atlantico: un archivio del pensiero”
  1. Il grande genio tessitore di esterni interni in grovigli di analisi scientifica analitica. Credo che ancora bisogna indagarlo.

  2. Leonardo mi ha da sempre affascinato. Genio poliedrico. Mi ha conquistato definitivamente anni fa, a Parigi, quando mi sono imbattuto, dal vivo, in quello che ritengo il suo bel quadro: “La Belle Ferronière”. Il cui sguardo mi ha conquistato all’istante. E poi Leonardo era mancino, come me…

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