Figure dipinte nella Cueva del Pendo (Spagna – 20.000 a.C.) – Autore foto: Sautuola1880 – Licenza: CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

Secondo quanto riportato nel gennaio scorso dalla rivista Nature, nell’isola di Muna sono stati rinvenuti disegni rupestri risalenti a 67.800 anni fa.

Le precedenti scoperte artistiche a Sulawesi e nel Borneo

Per molti decenni l’Europa è stata considerata il centro esclusivo della nascita dell’arte rupestre. In tempi più recenti, scoperte nel Sud-Est asiatico hanno, però, ribaltato in modo netto tale prospettiva, mettendo in luce come già migliaia di anni prima gli artisti dell’era glaciale in Indonesia abbiano giocato un ruolo determinante nello sviluppo delle prime espressioni culturali dell’umanità.

Prima del recentissimo ritrovamento sull’isola di Muna – di cui parleremo più avanti – in diverse aree geografiche dell’Indonesia erano già venute alla luce significative testimonianze rupestri di inestimabile valore, che hanno fatto collocare sempre più lontano nel tempo le prime manifestazioni artistiche dell’uomo del Paleolitico. Nel Borneo, nelle grotte di Kalimantan, alla fine degli anni Novanta furono migliaia le raffigurazioni scoperte, e studi della Griffith University permisero di datare una grande figura a circa 40.000 anni fa, rendendola una delle più antiche opere conosciute per l’epoca.

Stencil a mano nella pittura rupestre “Albero della Vita” a Gua Tewet, Kalimantan (Indonesia) – Autore foto: Lhfage at English Wikipedia – Licenza: CC0, via Wikimedia Commons

Successivamente, negli anni Duemila, le moltissime cavità nascoste nei carsi calcarei dell’isola indonesiana di Sulawesi (se ne contano centinaia) hanno rivelato altre pitture incastonate in pareti rocciose, considerate di importanza mondiale. In particolare, nella caverna di Leang Bulu’Sipong 4, situata tra le regioni di Maros e Pangkep, sono stati rinvenuti disegni rupestri, alcuni dei quali risalenti a 43.900 anni fa. Su una delle sue pareti è rappresentata una scena di caccia con due suini, quattro bufali nani e otto piccole figure di forma umana con caratteristiche animali. Tutti i soggetti in questione sembrano realizzati nello stesso stile artistico, presentando lo stesso pigmento, il rosso scuro, tipico delle grotte della zona. Alcuni di questi personaggi sono figure teriomorfe, ossia divinità illustrate sotto forma di animali. Trattasi di una rarità nell’arte rupestre del Paleolitico, tanto che l’esempio più antico, prima della scoperta di Leang Bulu’Sipong 4, è rappresentato da una statuina rinvenuta in Germania: l’uomo-leone di Hohlenstein, che risale a circa 40.000 anni.

L’uomo-leone della grotta di Stadel nell’Hohlenstein, Lonetal (Bade-Wurtemberg) – Autore foto: Dagmar Hollmann – Licenza: CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

Nel 2017, in località Leang Tedongnge, ai margini di una rigogliosa valle coronata da imponenti pareti rocciose, è stata scoperta la raffigurazione di un cinghiale dalle verruche di Celebes (Sus celebensis), datata ad almeno 45.500 anni fa. Quest’opera è stata per anni il punto di riferimento per l’arte figurativa più antica del mondo.

Pannello di arte rupestre di Leang Tedongnge – Autore foto: Basran Burhan – Licenza: CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons

Straordinari si sono poi rivelati i ritrovamenti nella grotta di Leang Karampuang, situata nella regione carsica di Maros-Pangkep, che ospita una delle più antiche scene narrative conosciute al mondo.

Un team di scienziati, guidato da ricercatori della Griffith University australiana, dell’Agenzia nazionale indonesiana per la ricerca e l’innovazione (BRIN) e della Southern Cross University, ha scoperto e datato una pittura rupestre sull’isola indonesiana di Sulawesi dipinta almeno 51.200 anni fa, pubblicando nel 2024, sulla rivista Nature, i risultati degli studi effettuati. La complessa rappresentazione figurativa, realizzata con pigmento rosso ocra, tratteggia figure umane che interagiscono con un grosso cinghiale selvatico. Secondo i ricercatori, l’opera dimostrerebbe “che le rappresentazioni figurative di figure antropomorfe e animali hanno un’origine più profonda nella storia della creazione di immagini da parte dell’uomo moderno (Homo sapiens) di quanto si pensasse finora, così come la loro rappresentazione in scene composte.” La composizione dispone i personaggi non come figure isolate, ma inserite in una scena che permette a chi guarda di desumere un racconto, che probabilmente era legato a miti o rituali piuttosto che a una semplice battuta di caccia.

Pannello di arte rupestre datato a Leang Karampuang – Autore foto: nature.com – Licenza: CC BY 4.0

Con la scoperta di Leang Karampuang viene dimostrato come l’Homo sapiens nel Sud-Est asiatico possedesse già una capacità di pensiero simbolico sufficientemente sviluppata e come fosse in grado, con le immagini, di narrare una storia, anche complessa, di vita quotidiana, decine di migliaia di anni prima di quanto finora documentato nel Paleolitico superiore europeo. Inoltre, pur alla luce del recente ritrovamento del 2026 nella grotta di Liang Metanduno, la testimonianza di Leang Karampuang conserva il primato della più antica rappresentazione conosciuta di soggetti in interazione tra loro, configurandosi come la prima scena narrativa intenzionale mai rinvenuta.

La scoperta di Liang Metanduno

Risale allo scorso mese di gennaio la pubblicazione sulla rivista Nature di una ricerca di scienziati australiani e indonesiani, che ha portato all’identificazione della più antica pittura rupestre mai scoperta al mondo: un ‘contorno di mano’ sbiadito su una parete calcarea di una grotta di Liang Metanduno, località situata sull’isola di Muna, databile ad almeno 67.800 anni fa.

Arte rupestre datata di Liang Metanduno – Autore foto: Oktaviana, A.A. et al., Nature (2026) – Licenza: CC BY-NC-ND 4.0

Peraltro, il ritrovamento del disegno di una mano più scura, molto prossima alla predetta, secondo gli studiosi non risalente a più di 32.800 anni fa, dimostrerebbe un uso reiterato del rifugio per almeno 35.000 anni. Ciò, dunque, stabilirebbe una cronologia chiara circa la presenza e il comportamento dell’uomo in un unico luogo per un lunghissimo periodo. Ne sono ulteriore dimostrazione, inoltre, gli stampini di mani con dita volutamente strette, rinvenuti anche in altre zone di Sulawesi, come, ad esempio, all’interno della grotta di Pettakere, nel sito preistorico di Leang-Leang, Maros.

L’opera e il suo simbolismo

Più nel dettaglio, per gli scienziati australiani e indonesiani l’opera si sostanzierebbe nell’impronta in negativo di una mano umana appoggiata alla roccia, realizzata soffiando un pigmento di ocra rossa al di sopra di essa. L’eccezionalità del reperto, secondo gli studiosi coordinati da Maxime Aubert e Adam Brumm, non sarebbe collegata solo alla sua età, ma anche a un dettaglio morfologico raro: le dita sembrano essere state intenzionalmente modificate per apparire più sottili e appuntite, assumendo l’aspetto di artigli, a voler simboleggiare il legame tra l’uomo e l’animale. Come specificato, il disegno sarebbe l’espressione di una capacità di pensiero molto evoluta già in epoca molto remota. Per ottenere una datazione così esatta (67.800 anni fa) il team internazionale ha utilizzato la tecnica della serie dell’uranio con ablazione laser. Invece di analizzare il pigmento, i ricercatori hanno studiato i minuscoli depositi di calcite (noti come “popcorn di grotta”) formatisi sopra l’immagine. Poiché questi minerali si accumulano nel tempo, la loro età rappresenta il limite minimo certo: la pittura deve essere necessariamente più antica dello strato che la ricopre. L’uso del laser ha permesso di prelevare campioni di appena cinque millimetri, preservando così l’integrità dell’opera.

Impronte di mani nella Grotta di Pettakere presso il sito preistorico Leang-Leang, Maros (Indonesia) – Autore foto: Cahyo – Licenza: CC BY-SA 3.0

Implicazioni per la storia dell’umanità

Questa scoperta ha implicazioni rivoluzionarie per diversi motivi. Innanzitutto, conferma che l’Homo sapiens possedeva abilità cognitive e artistiche complesse molto prima di quanto ipotizzato, certamente ben prima della sua espansione definitiva in Europa. In secondo luogo, la testimonianza consolida il modello della “cronologia lunga” delle migrazioni. L’Indonesia fu un crocevia culturale dove popolazioni dirette verso il Sahul (l’antico continente che univa Australia e Nuova Guinea) risiedettero per millenni, sviluppando tradizioni simboliche durature – il Paese dunque non fu un mero luogo di transito.

La scoperta dello stencil manuale di 67.800 anni a Liang Metanduno segna un punto di svolta nella paleoantropologia e rappresenta una sfida ad un eurocentrismo sino a poco tempo fa consolidato. La sua cronologia di realizzazione supera di gran lunga i record delle grotte europee a tutti note, come El Castillo in Spagna o Chauvet in Francia, e indica che la creatività non è nata in un unico centro, ma è il risultato di impulsi condivisi in diverse parti del mondo.

Disegna di cavalli nella grotta di Chauvet (Francia) – Autore foto: Thomas T. from somewhere on Earth – Licenza: CC BY-SA 2.0 via Wikimedia Commons

Nonostante l’inestimabile valore di queste testimonianze, la loro sopravvivenza è oggi in grave pericolo. Gli scienziati confermano che siti fondamentali come Leang Karampuang versano in un cattivo stato di conservazione a causa di un’estesa esfoliazione della superficie calcarea: un processo naturale che ha già cancellato gran parte dell’arte rupestre. Secondo tanti il cambiamento climatico, con l’aumento delle temperature e gli eventi meteorologici estremi, starebbe mettendo ulteriormente a rischio l’incolumità di questo archivio millenario della creatività umana.

Specifiche foto dal web

Titolo: Cueva del Pendo
Autore: Sautuola1880
Licenza: CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons
Link: File:EL PENDO low.jpg – Wikimedia Commons
Foto modificata

Titolo: Stencil a mano nella pittura rupestre “Albero della Vita” a Gua Tewet, Kalimantan, Indonesia
Autore: Lhfage at English Wikipedia
Licenza: CC0, via Wikimedia Commons
Link: File:GuaTewet tree of life-LHFage.jpg – Wikimedia Commons
Foto modificata

Titolo: L’uomo-leone della grotta di Stadel nell’Hohlenstein, Lonetal (Bade-Wurtemberg)
Autore: Dagmar Hollmann
Licenza: CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons
Link: File:Loewenmensch1.jpg – Wikimedia Commons
Foto modificata

Titolo: Pannello di arte rupestre di Leang Tedongnge
Autore: Basran Burhan
Licenza: CC BY-SA 4.0 via Wikimedia Commons
Link: File:Leang Tedongnge rock art panel credit Basran Burhan.jpg – Wikimedia Commons
Foto modificata

Titolo: Pannello di arte rupestre datato a Leang Karampuang
Autore: nature.com
Licenza: CC BY 4.0 – Attribution 4.0 International
Link: Fig. 3: Pannello di arte rupestre datato a Leang Karampuang. | Natura
Foto modificata

Titolo: Arte rupestre datata di Liang Metanduno
Autore: Oktaviana, A.A. et al., Nature (2026)
Licenza: CC BY-NC-ND 4.0
Link: Fig. 2: Dated rock art from Liang Metanduno. | Nature
Foto modificata

Titolo: Impronte di mani nella Grotta di Pettakere presso il sito preistorico Leang-Leang, Maros
Autore: Cahyo
Licenza: CC BY-SA 3.0
Link: File:Hands in Pettakere Cave.jpg – Wikipedia
Foto modificata

Titolo: La grotta di Chauvet
Autore: Thomas T. from somewhere on Earth
Licenza: CC BY-SA 2.0 via Wikimedia Commons
Link: File:Chauvet´s cave horses.jpg – Wikimedia Commons
Foto modificata

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *