Veduta del parco col lago di Villetta Barrea – Foto: Lucia Fontanarosa
Il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise accoglie al suo interno specie vegetali e animali di straordinario pregio.
a cura di Lucia Fontanarosa
Un progetto nato agli inizi del Novecento
La nascita del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM) fu sancita nel 1917 per volere della Commissione Federazione Pro Montibus ai fini della protezione di alcune zone montane. Successivamente, il 2 ottobre del 1921, nel comune di Opi lo zoologo Alessandro Ghigi e il botanico Pietro Romualdo Pirotti, alla guida della federazione Pro Montibus et Silvis, fittarono 500 ettari di un terreno che comprendeva gran parte del territorio della Camosciara – nucleo centrale del parco e oggi riserva naturale, situata nell’alta Val Fondillo – per istituire la prima area protetta d’Italia. Quest’ultima fu inaugurata con una cerimonia ufficiale che si tenne il 25 novembre dello stesso anno. Tutto ciò portò, in seguito, alla nascita e alla costituzione dell’ente autonomo Parco Nazionale d’Abruzzo, che lo Stato italiano riconobbe ufficialmente con il decreto-legge dell’11 gennaio del 1923.
La variegata fauna presente nel parco
Ciò che spinse a delimitare e istituire l’area protetta fu la forte intenzione e necessità di proteggere alcuni animali che rischiavano l’estinzione, come l’orso marsicano, il lupo appenninico – al quale qualche anno dopo sarà dedicato un intero museo nel comune medievale di Civitella Alfedena – e il camoscio d’Abruzzo – fortemente minacciato dalla caccia e dal degrado dell’intera zona dovuto al disboscamento, pratica effettuata ai fini dell’antropizzazione del territorio. Non a caso, qualche decennio prima, Vittorio Emanuele II, detto “il re galantuomo”, tra il 1873 e il 1878 aveva già istituito la Riserva reale dell’alta Val di Sangro per evitare la graduale e totale scomparsa di queste specie.

Diorama contenente esemplari imbalsamati di cervo e lupo – Foto: Antonio Rago
Nel 2001, con la legge n.93, il Parco si estende fino a comprendere le province di Frosinone (Lazio meridionale) e Isernia (Molise). La sua denominazione si evolve così in quella di Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, abbracciando in totale 25 comuni (21 presenti in Abruzzo, 2 in Molise e 2 nel Lazio) e ospitando circa 2000 specie di piante, 300 di uccelli, 14 di rettili, 12 di anfibi, circa 70 di mammiferi e più di 100 di farfalle.
All’interno, le foreste vetuste di faggio sono tra le migliori conservate in Europa e non a caso nel 2017 sono entrate a far parte del patrimonio dell’Unesco. La flora presente è molto ricca; spiccano, in particolare, alcune rarità importanti come la Scarpetta di Venere e la nota Giaggiola della Marsica, pianta che cresce in altezza fino a 65 cm, con fiori dai colori blu-violetto o celeste, e che fiorisce tra il mese di maggio e il mese giugno, a un’altezza compresa tra i 1000 e i 1900 metri. Le faggete vetuste all’interno nel PNALM sono riconosciute come patrimonio dell’Unesco perché costituiscono le foreste più antiche dell’Appennino e d’Europa con la presenza di esemplari secolari, come il famoso faggio del Pontone. L’ albero monumentale, di circa 750 anni, alto 25 metri, ha una circonferenza di 8 metri ed è situato nei pressi di Passo Godi, nel comune di Villetta Barrea.

La foresta coi faggi secolari – Foto: Lucia Fontanarosa
Inoltre, tra gli 800 e i 1200 metri di quota, troviamo grandi espansioni di querceti, mentre oltre i 1000 metri si sviluppano vaste espansioni di boschi composti da altri faggi secolari, i quali costituiscono veri e propri laboratori naturali di biodiversità e dunque un ecosistema unico al mondo.
Il lupo, simbolo del parco
Il Canis lupus lupus ha fatto del PNALM la sua grande casa, dove vive in branchi familiari di 4-8 individui sotto la guida della coppia alfa, controllando così un pezzo di territorio che comprende 150/300 km quadrati. Oggi è risaputo che il lupo, nell’ecosistema locale, ha un ruolo chiave, fondamentale in quanto garantisce l’equilibrio stabile tra preda e predatore nel completo rispetto della catena alimentare. La sua dieta è a base di caprioli, cervi, roditori, cinghiali, bestiame domestico, fino a nutrirsi, in mancanza di prede, di bacche, carcasse e frutta selvatica. Le sue dimensioni si aggirano tra i 110 e i 140 cm, per un peso che oscilla tra i 25 e i 40 kg; la durata della sua vita può variare dagli 8 ai 10 anni.
Il Canis lupus lupus, dall’aspetto elegante e sicuro, si accoppia sempre a fine inverno e nella primavera successiva nascono dai 2 ai 6 cuccioli, che restano con la madre e con il branco per oltre un anno. Difficile da avvistare, si aggira nei boschi dell’Appennino prevalentemente di notte, mentre di giorno si nasconde nei luoghi più selvaggi e difficili da raggiungere. Per ammirarlo da vicino, dobbiamo recarci nel pittoresco e medievale comune di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila, dove in prossimità del museo interamente a lui dedicato è presente un’area recintata di 4 ettari in cui vive in stato di semi libertà.

Poster raffigurante un lupo, simbolo del parco – Foto: Antonio Rago
Il Museo del lupo appenninico
Il Museo del lupo appenninico di Civitella Alfedena è nato nel 1976 e oggi rappresenta l’unico centro educativo e tematico in Italia dedicato completamente all’etologia, alla biologia e alla storia di questo animale. La struttura che lo accoglie, ricavata da una ex stalla, è un edificio restaurato per la creazione di un vero e proprio polo culturale e scientifico. Esso ospita materiali, documenti, mostre fotografiche e allestimenti che permettono di conoscere più da vicino le caratteristiche fisiche e biologiche, così come le abitudini di vita del lupo, fino a volgere lo sguardo più da vicino al suo rapporto con l’uomo.

Dipinto raffigurante la lupa capitolina – Foto: Antonio Rago
Entrando nel museo, salendo le scale per raggiungere il piano superiore, sono presenti varie sale espositive, tutte arricchite con pannelli didascalici, foto, percorsi informativi; inoltre, sono visibili un esemplare di lupo imbalsamato e uno scheletro ricostruito. Alcune zone del museo sono dette di “ultima generazione” per la presenza di una ‘sala immersiva’, dove il visitatore viene proiettato all’interno della tana del lupo e può trovare una mamma insieme ai suoi cuccioli. Sono esposti, inoltre, modelli realizzati con materiali sintetici, come il grande faggio, anch’esso emblema del parco, al cui interno, sempre grazie all’esperienza immersiva, è possibile accedere e ascoltare storie fantastiche. Tra gli elementi interattivi, non mancano i suoni della foresta, come ad esempio l’ululato del lupo, il suggestivo e potente mezzo che il predatore utilizza per comunicare con il branco anche a grande distanza, per marcatura territoriale o per il ricongiungimento. Infine, sono esposti al pubblico una parete di roccia con all’interno una riproduzione della tana del lupo, realizzata in vetroresina con stampo da calco, e un grande paesaggio dipinto su tela posizionato in una delle sale, applicato ad una struttura in pannelli di legno ignifugo.
