Il decumano inferiore, anche noto come ‘Spaccanapoli’ – Foto: Giorgio Manusakis

Da piazza Bellini al quartiere di Forcella, sin dall’epoca greca, le fortificazioni hanno contribuito notevolmente all’assetto e alla difesa della città.

a cura di Lucia Fontanarosa

Il contesto urbanistico neapolitano

Intorno alla metà del V secolo a.C. Neapolis visse un forte incremento demografico, derivante dal trasferimento di molti ‘coloni’ greci provenienti dalla madrepatria Cuma, arrivando a contare circa 30.000 abitanti. Nei suoi primi decenni di vita la città, la cui fondazione sarebbe forse avvenuta, secondo studi recentissimi, già intorno alla fine del VI secolo a.C., si dotò di un’urbanistica corrispondente ad una griglia stradale ortogonale. Tali informazioni provengono da alcuni scritti storici inerenti alla seconda guerra punica, combattuta tra Roma e Cartagine dal 218 al 202 a.C., e da altri sul conflitto greco-gotico, combattuto tra il 535 ed il 553 d.C., che la descrivevano protetta anche da valloni naturali, veri e propri fossati difensivi.

I blocchi utilizzati per la costruzione delle mura vennero estratti da una vasta cava di età greca che si trova a Poggioreale, individuata casualmente nel 1987, in seguito ad un cedimento, sotto il cimitero di Santa Maria del Pianto, di una delle chiese monumentali della città. Il sito, ostruito da un franamento in epoca imprecisata, presenta lungo le pareti le linee orizzontali all’altezza dei blocchi e, cosa ancora più sorprendente, caratteristici segni alfabetici realizzati dalle diverse squadre di operai, analoghi a quelli rinvenuti sulle mura scoperte a piazza Bellini e piazza Cavour. Dalla cava i blocchi venivano trasportati in città, percorrendo un itinerario corrispondente alle attuali zone di via Nuova Poggioreale, via Casanova e Porta Capuana.

Vista delle mura greche in piazza Bellini – Foto: Giorgio Manusakis

I ritrovamenti più importanti

All’interno di una piazza che prende il nome dal grande compositore catanese Vincenzo Bellini (che studiò a Napoli presso il Conservatorio Musicale di San Pietro a Majella), del quale Alfonso Balzico realizzò una statua nel 1886 – posta al centro di questo stesso luogo – troviamo importanti resti delle mura della Neapolis greca. Parte integrante di un sistema di fortificazioni esteso lungo via Costantinopoli, essi vennero scoperti, per caso, nel 1954, nell’ambito dei lavori di installazione di una cabina telefonica, mentre nel 1984, nel giardinetto situato vicino al monumento del suddetto musicista, ne emersero altre poi rinterrate. La datazione riguardante tali testimonianze resta tuttora incerta. Da una parte alcuni archeologi collocano questo complesso murario, nella sua interezza, al IV secolo a.C. mentre altri ritengono che vi siano strutture databili sia al IV che, ancor prima, al V secolo a.C. – cronologia, questa, attribuita anche ad un tratto di cinta rinvenuto a Via del Sole.  

Vista delle mura greche in piazza Bellini – Foto: Giorgio Manusakis

Ulteriori resti di mura greche dell’antica Neapolis, risalenti probabilmente al III secolo a.C., furono quelli rinvenuti nel quartiere Forcella in piazza Calenda di fronte al Teatro Trianon, durante i lavori necessari per far fronte alla forte crescita demografica verificatasi dopo la peste del 1884– non a caso la piazza, inizialmente, venne chiamata Piazza delle mura greche. Tali ritrovamenti appartengono all’antica Porta Herculanensis, in seguito denominata Furcilla in virtù della diramazione biforcata della strada in cui era situata, che faceva pensare, appunto, ad una forcella. La stessa struttura fu poi spostata in epoca aragonese, sempre per far fronte ad una crescita demografica della città, e chiamata Porta Nolana. Sempre nella zona di Forcella, durante i lavori di ristrutturazione del Teatro Trianon, all’altezza della platea, è avvenuta nel 2000 la scoperta di una torre in elevato, simbolo di controllo della città, denominata Torre della sirena e risalente al III secolo a.C. Ulteriori tratti di mura di età ellenistica sono stati rinvenuti anche nei pressi delle attuali via Foria, via Costantinopoli, via Mezzocannone, corso Umberto e via Duomo.

Resti di mura rinvenute nei pressi del Teatro Trianon, nella zona denominata ‘Torre della sirena’ – Foto: Lucia Fontanarosa

Tracciato e fasi edilizie di un circuito inglobante l’attuale centro storico

In sostanza, allo stato attuale, si può parlare di una cinta difensiva estesa lungo la seguente direttrice: via Foria, piazza Cavour, rampe Maria Longo, larghetto Sant’Aniello a Caponapoli – dove si ipotizza fosse collocata l’acropoli – piazzetta Sant’Andrea delle Dame, via Costantinopoli, piazza Bellini, piazza San Domenico Maggiore, via Mezzocannone, rampe San Marcellino, piazza Nicola Amore, via Arte della Lana, piazza Calenda, via Pietro Colletta, Castel Capuano, via Foria – lato orientale – via Santa Sofia e corso Umberto – la parte settentrionale. In merito alle fasi edilizie, invece, ne sono state distinte con certezza due. La prima, corrispondente all’epoca di fondazione di Neapolis, è caratterizzata dall’impiego di un tufo grigio granuloso e dalla tecnica in ortostati, consistente nel posizionare verticalmente elementi a intervalli regolari, in modo tale da formare un telaio dove gli spazi vuoti venivano riempiti da pietrame assemblato a secco. Una seconda fase, che risale alle guerre sannitiche – seconda metà del IV secolo a.C. – è caratterizzata dall’impiego di un tufo giallo compatto e di blocchi sistemati in assise piane.

Alcuni dei resti scoperti in piazza Calenda – Foto: Lucia Fontanarosa

Una terza ipotetica fase, infine, consisterebbe in alcuni rifacimenti del circuito difensivo, ascrivibili al III secolo a.C. Il tracciato delle mura greche di Napoli ha subito, nel tempo, ampie e varie distruzioni. All’epoca dell’imperatore Valentiniano, intorno al 440 d.C., potrebbe essere stato realizzato un ulteriore ampliamento verso la zona portuale, come attestato da un’iscrizione e dal recente rinvenimento di una torre a Corso Umberto nonché da tratti di murature a piazza Nicola Amore. In età borbonica, invece, per via dell’ulteriore crescita demografica, molti segmenti vennero abbattuti per realizzare nuove abitazioni. Tutte queste testimonianze hanno fornito e forniscono, tuttora, un grande contribuito alla mappatura di Napoli: una città difficile da attaccare e conquistare, sin dall’età greca e per secoli, non solo in virtù della sua conformazione naturale, ma anche grazie alle sue fortificazioni.

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