Totò alla festa del Monacone nel Rione Sanita – Foto: Gino Luigi Campolongo (da comunicato stampa)

Al Palazzo Reale di Napoli una mostra che racconta e celebra l’indimenticabile “Principe della risata.”

a cura di Lucia Fontanarosa

Nell’ambito delle manifestazioni realizzate per festeggiare i 2500 anni della fondazione della città di Napoli, presso la sala Belvedere del Palazzo Reale di Napoli, dal 31 ottobre 2025 al 25 gennaio 2026 è stata allestita una mostra dedicata al “Principe della risata”, Antonio De Curtis – in arte Totò – che poi proseguirà a New York. L’esposizione è stata realizzata dal Comitato Nazionale Neapolis 2500 (al cui interno annoveriamo anche la presenza del noto regista Pupi Avati), con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, la direzione del Palazzo Reale di Napoli (Ministero della Cultura) e la partecipazione degli eredi di Totò.

Il progetto, a cura di Alessandro Nicosia e Marino Niola, organizzato e prodotto da C.O.R. Creare Organizzare Realizzare, ha inteso celebrare il legame profondo tra l’attore e la sua città natale, nei cui quartieri popolari, ricchi di storia e folklore, ha sperimentato la sua insuperabile arte.

Alcune sale dell’esposizione – Foto: Lucia Fontanarosa

La vita di De Curtis: dall’infanzia povera nel rione Sanità all’affermazione teatrale e cinematografica

Antonio De Curtis nacque a Napoli, nel vivace quartiere Sanità, il 15 febbraio 1898, precisamente in via santa Maria Antesaecula, n.107, da una relazione clandestina tra la diciassettenne palermitana Anna Clemente e Giuseppe De Curtis. Non essendo stato riconosciuto risultò all’anagrafe come “Antonio Clemente, figlio di Anna Clemente e di N.N.”

Attore, commediografo, paroliere, poeta, comico, sceneggiatore e autore di canzoni napoletane – fra queste la celebre Malafemmena del 1951, la cui leggera e dolce melodia accompagna i visitatori all’interno della sala Belvedere – sin da bambino mostrò poca predisposizione per la scuola, tant’è che dalla quarta elementare fu retrocesso in terza. Crescendo in condizioni fortemente disagiate, ma al contempo dimostrando una forte vocazione artistica, egli interruppe gli studi prima di giungere alla licenza ginnasiale. Visse nei vicoli della Sanità, trascorrendo il suo tempo ad osservare le persone, in particolar modo quelle più eccentriche, scrutandole, imitandone gesti e movenze, fino a ricevere il nomignolo di ‘o spione, ma proprio da qui nasceranno i suoi personaggi più celebri ed iconici. Durante gli anni della Prima guerra mondiale si arruolò volontario nel Regio Esercito e, dopo varie peripezie, soprusi e sofferenze, proprio da quest’esperienza militare nacque il celebre motto “Siamo uomini o caporali.”

Per il “Principe della risata” i primi anni trascorsi a teatro furono segnati da forte indigenza, sofferenze e stenti. Le sue prime esibizioni avvennero nei teatri romani, il primo tra i quali fu l’Ambra Jovinelli, a quei tempi massima rappresentazione del varietà, con attori come Ettore Petrolini, Armando Gill, Raffaele Viviani, Alfredo Bambi e Gennaro Pasquariello. Gli esordi al cinema arrivarono con il primo film dal titolo Fermo con le mani del 1937, proseguendo con sempre maggiore successo, fino a duettare con la grande Anna Magnani in Quando meno te lo aspetti, presentato al pubblico nella stagione 1940/1941, e poi via via sino a diventare un protagonista inimitabile sulla scena della recitazione in Italia ed all’estero. Si spense nella sua casa di Roma, il mattino del 15 aprile 1967.

Alcuni reperti e una delle sale dell’esposizione – Foto: Lucia Fontanarosa

Il percorso espositivo: abiti di scena, poesie e filmati inediti

Incamminandoci all’interno della sala Belvedere troviamo i più importanti abiti di scena, indossati nei film che hanno reso il “Principe della risata” immortale. Tra questi c’è il famoso frac indossato in Miseria e nobiltà di Mario Mattioli, del 1954, tratto dall’omonima opera teatrale di Eduardo Scarpetta – pellicola dove compare anche una Sophia Loren giovanissima; il vestito colorato indossato nelle scene di Un turco napoletano e la celebre bombetta che lo ha caratterizzato da sempre.

La mostra è ricca di documenti inediti, dépliant, brochure degli spettacoli che andavano in scena in quegli anni, manifesti, ricordi, fotografie, filmati. Inoltre, è stata allestita una piccola sala cinematografica con due poltrone, dove poter guardare scene del film Miseria e nobiltà. Non manca l’omaggio al grande capolavoro ’A livella, poesia scritta per la ricorrenza dei morti del 2 novembre, dove il malcapitato di turno, recandosi al camposanto per rispettare la tradizione e far visita ai propri cari, assiste ad un dialogo tra due defunti: un netturbino ed un marchese, casualmente seppelliti vicini fra loro. Il tono sprezzante del nobile, che non accetta di essere stato posto accanto ad un uomo misero e povero, è dilagante nei versi; pertanto, la poesia termina con la grande riflessione che, dinanzi alla morte, non ci sono titoli o differenze sociali che tengano: “…Perciò, stamme a ssentì, nun fa’ ‘o restivo, suppuorteme vicino, che te ‘mporta?‘Sti ppagliacciate ‘e ffanno sul’e vive: nuje simme serje… appartenimmo a morte!”.

Alcune foto d’epoca in esposizione – Foto: Lucia Fontanarosa

La mostra contiene anche varie testimonianze che documentano il legame di Totò con il grande attore Nino Taranto e tanti altri protagonisti del mondo dello spettacolo, così come alcune foto scattate fuori dai set cinematografici, sino alla commovente partecipazione popolare ai funerali dell’artista. Infine, in uno spazio apposito, vengono riprodotte sequenze della seconda cerimonia funebre dell’attore, svoltasi nella chiesa del Carmine, il 17 aprile del 1967, con l’orazione, sentita e commovente, tenuta dallo stesso collega e amico Taranto, di fronte a tanta parte della città, recatasi ad omaggiare l’uomo, l’attore, il principe del rione Sanità, che ha saputo restituire sorrisi e leggerezza, in un periodo storico di crisi e sofferenze.

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