Una delle opere in esposizione – Foto: Lucia Fontanarosa
Al RAP – Real Albergo dei Poveri di Napoli è allestita sino all’8 marzo una nuova ‘puntata’ del progetto artistico di Mario Amura.
a cura di Lucia Fontanarosa
I fuochi: una tradizione secolare che a Napoli unisce governanti e ceti popolari
I fuochi d’artificio ‘accompagnano’ la città di Napoli da secoli. L’usanza è associata in primo luogo a riti propiziatori, così come alla volontà di scacciare spiriti maligni, augurarsi cose migliori e respingere il ‘vecchio’ che non ha dato buoni frutti. In particolare, durante il regno borbonico, l’uso dei fuochi diventa arte. Veri e propri “artigiani del fuoco” si cimentano in questo periodo all’interno di botteghe dove lo studio della chimica si unisce all’estetica della composizione visiva. I processi per la creazione dei materiali pirotecnici, difatti, richiedevano grandi conoscenze e soprattutto una preparazione accurata. Napoli, pertanto, diventa famosa per questa pratica e i fuochi sono sempre più usati per festeggiare eventi come matrimoni reali, festività e vittorie militari.
La maestria degli artigiani pirotecnici napoletani varca presto i confini della città, dove spesso vengono chiamati per esibirsi, creare nuove forme, nuovi colori, produrre nuovi suoni. Tutto ciò è frutto di continue sperimentazioni, che fanno sì che queste figure possano essere considerate come “artisti scienziati.”

Una delle sale dell’esposizione – Foto: Lucia Fontanarosa
Il RAP: un grande ‘tetto’ per i meno fortunati del Regno, dove poter studiare e lavorare
Dal 15 dicembre 2025 all’8 marzo 2026 la mostra Explosion di Mario Amura varca le porte di uno dei luoghi più importanti ed iconici di Napoli: il Real Albergo dei Poveri. La struttura, costruita nel 1749 durante il governo di Carlo di Borbone, fu progettata da Ferdinando Fuga. Nello specifico, il sovrano partenopeo affidò al noto architetto la realizzazione di un gigantesco “albergo per poveri” volto all’accoglienza dei senza fissa dimora del regno. Posto ai margini settentrionali della città, lungo l’importante via Foria, l’edificio è stato concepito a pianta rettangolare: una caratteristica geometrica, questa, che conserva tutt’oggi, articolandosi su 5 cortili interni per un totale di sei piani.
Data l’importanza e la complessità del progetto, l’architetto non assistette alla fine dei lavori, ma morì prima, nel 1789. Pertanto la sua opera fu continuata dall’ingegnere ed architetto Mario Gioffredo, detto il “Vitruvio napoletano”, e dall’architetto Carlo Vanvitelli, autore di importanti complessi monumentali in Campania, tra cui la Reggia di Caserta. I lavori per il Real Albergo, portati avanti durante il governo di Ferdinando I delle due Sicilie, figlio e successore di Carlo di Borbone, terminarono definitivamente nel 1819. Il nuovo monarca, dotato di una visione culturale più lungimirante di quella paterna, ordinò la costruzione di varie scuole all’interno del complesso, tra cui una, che si rivelò poi tra le più note ed importanti del regno, dedicata alla musica. Inoltre, furono allestiti, all’interno delle stanze, diversi telai; il re, infatti, oltre a voler offrire ristoro, alloggio e dignità ai poveri del Mezzogiorno, intendeva dare loro un’opportunità, una prospettiva di vita, un lavoro.

Una delle opere in esposizione – Foto: Lucia Fontanarosa
La carriera di Amura: dalla cinematografia al progetto Explosion
Entrando nel RAP, al piano terra è stata allestita la mostra di Mario Amura dal titolo Explosion. L’autore nasce a Napoli, nel 1973, studia e si forma professionalmente presso il Centro sperimentale di cinematografia, dove apprende l’arte della fotografia dal maestro Giuseppe Rotunno, uno dei massimi esponenti del Novecento in quest’ambito. Amura partecipa, così, ai più grandi festival internazionali, tra cui quelli di Cannes, Berlino e Venezia, presentando numerose opere. Nel 2003 riceve il David di Donatello dall’Accademia del cinema Italiano per il cortometraggio Racconto di genere, ambientato a Sarajevo durante la guerra nel 1996: un lavoro che restituisce allo spettatore una visione senza filtri, rendendolo partecipe di verità che restano scolpite nella mente attraverso immagini che colpiscono il cuore. Nel 2005, mediante il progetto Stop Emotion, ambientato tra Sri Lanka, India, Cina rurale, America Latina, Cambogia, Inghilterra e Francia, grazie ad un lavoro di ricerca fotografica trasforma le linearità temporali in materia. Dal 2007 è impegnato nel progetto Fujenti, basato sulle rivolte popolari, dove la macchina dell’artista è ferma e raccoglie immagini, momenti e memoria.
All’interno dell’esposizione del RAP, lo spettatore viene proiettato in un contesto dove le luci sono soffuse, il rosso fa da sfondo e allo stesso tempo da padrone, richiamando l’atmosfera delle camere magmatiche del Vesuvio, che è il protagonista di un progetto che nasce da lontano, il 31 dicembre 2012. In questa data Amura si reca ogni anno insieme alla sua troupe sul monte Faito, dove da qui, attendendo la famosa mezzanotte, immortala il momento tanto atteso: lo spettacolo pirotecnico che infiamma la città. Le macchine tra le mani degli artisti iniziano a danzare, fermano e catturano scintillii ed esplosioni di colori per essere poi trasformati in gigantesche tele.

Una delle sale dell’esposizione – Foto: Lucia Fontanarosa
Una visuale inedita di Napoli, esito di una percezione collettiva
Explosion è il frutto di attese, osservazioni, percezione collettiva e lontana, dove la visuale d’insieme rende possibile la nascita e la creazione del progetto. L’esposizione segna la chiusura dell’iniziativa biennale Infiniti mondi, promossa dalla Casa delle tecnologie emergenti del Comune di Napoli, laboratorio che si occupa della sperimentazione di tecnologia creativa e culturale. La stessa rientra nell’ambito di Napoli 2500, il programma che celebra i 2500 anni della città.
Sylvain Bellenger, ex direttore del museo di Capodimonte – in questo polo era stata già allestita una precedente puntata di Explosion nel 2023 – ha così descritto gli scatti di Amura: “Bisogna guardare a lungo queste immagini, immergersi in esse, il grande pericolo è che ci accechino, sono cosi ricche, così brillanti che è un po’ come fissare ad occhi nudi il Sole.” Rispetto alla precedente edizione la mostra del RAP presenta trentatré nuove opere ed offre una vera e propria esperienza immersiva, che permette virtualmente al visitatore di assistere alla festa dei fuochi dalla stessa prospettiva da cui la osserva l’artista. Inoltre, è stata allestita una sala in cui vengono proiettate alcune scene del dietro le quinte, girate ed ambientate sul monte Faito.
