L’Acropoli di Atene di notte – Foto: Giorgio Manusakis

Le avventure di Teseo prima e dopo l’arrivo ad Atene.

Narrare di Teseo e delle sue imprese in modo breve, ma senza tralasciare nulla di importante, non è facile; tante sono le sue gesta e ancora di più le diverse versioni che il mito ci tramanda. Nelle precedenti puntate abbiamo raccontato della sua nascita e adolescenza, fino al momento in cui, finalmente, si dirige ad Atene a incontrare il padre o, almeno, quello ufficiale e non quello divino, ovvero Egeo. Il viaggio si dimostrò subito avventuroso e Teseo fece il suo primo incontro rischioso a Epidauro; lì Perifete lo zoppo, detto anche Corunete, che era solito uccidere i passanti con una mazza di bronzo, gli bloccò la strada, ma l’eroe greco gli strappò la mazza e lo uccise come finora aveva fatto lui con i viandanti; quindi si tenne l’arma, che usò senza mai fallire un colpo. C’è da dire che Teseo, nella sua emulazione di Eracle, decise di infliggere ai malfattori che incontrava una punizione identica al supplizio che solitamente loro infliggevano ai viandanti, come era solito fare anche il figlio di Zeus.

Metopa del Tesoro degli Ateniesi raffigurante Teseo che affronta un bandito sulla strada da Trezene ad Atene (480-510 a.C.) – Museo di Delfi (Grecia) – Foto: Giorgio Manusakis

Lo scontro successivo l’eroe lo ebbe sul punto più stretto dell’istmo di Corinto, dove viveva Sinis, detto anche Piziocante ossia “colui che piega i pini”. Era questo, infatti, il suo insolito passatempo: piegava i pini fino a farli toccare terra, quindi fingeva di chiedere aiuto al malcapitato di turno per poi mollare la presa improvvisamente e lanciarlo lontano, uccidendolo; altre volte, quando era più crudele, legava le braccia dello sfortunato di turno alle cime di due pini, quindi li sganciava dilaniando il corpo della vittima. Teseo, dopo averlo sconfitto, gli riservò lo stesso trattamento. Subito dopo, l’eroe si mise all’inseguimento di una fanciulla che pregava gli asparagi e le giunche di nasconderla da lui, promettendo loro che non le avrebbe bruciate né distrutte; successivamente, però, si fidò di Teseo che le promise di non farle alcun male e, anzi, se ne innamorò. La ragazza si chiamava Perigine o Perigune ed era la figlia di Sinis; perdonatogli l’omicidio del brutale padre, la giovane giacque con Teseo dandogli un figlio chiamato Melanippo; i suoi discendenti venerarono i giunchi e gli asparagi. Un’altra versione narra che Teseo uccise Sinis dopo molti anni e che a lui riconsacrò i Giochi Istmici. Proseguendo nel suo viaggio, Teseo giunse a Crommione (o Crommio), dove uccise una scrofa, chiamata Fea, che si narrava fosse figlia dei mostri Tifone ed Echidna, mentre, secondo altri, era una brigantessa chiamata scrofa per le sue lascive abitudini. Fea non provocò Teseo, ma l’eroe la uccise ugualmente perché non voleva si dicesse che ciò che faceva era dettato solo dalla necessità.

Continuando il suo cammino verso Atene Teseo giunse su una strada costiera con rocce a picco sul mare; lì viveva il bandito Scirone che costringeva i passanti a lavargli i piedi e poi, con un calcio, li faceva precipitare giù dalla scogliera dove, in mare, una gigantesca testuggine li divorava. Com’è facile intuire il nostro eroe si rifiutò di obbedire, quindi lo sollevò e lo lanciò in mare.

Metopa del Tesoro degli Ateniesi raffigurante Teseo che affronta il brigante Scirone (480-510 a.C.) – Museo di Delfi (Grecia) – Foto: Giorgio Manusakis

Procedendo alla volta di Atene, ormai vicina, Teseo giunse ad Eleusi, dove l’arcade Cercione era solito sfidare a lottare con lui chiunque passasse e, fino ad allora, li aveva uccisi tutti. Ma Teseo, facendo leva più sulla sua abilità che sulla forza, lo afferrò per le ginocchia e lo scaraventò a terra con tale violenza da ucciderlo sul colpo, il tutto alla presenza di Demetra, spettatrice d’eccezione, che a Eleusi era di casa. Questo suo nuovo modo di lottare lo indica come inventore della lotta libera, disciplina sconosciuta fino a quel momento.

Metopa del Tesoro degli Ateniesi raffigurante Teseo che affronta il brigante Cercione (480-510 a.C.) – Museo di Delfi (Grecia) – Foto: Giorgio Manusakis

Giunto a Coridallo Teseo si imbatté in Polipemone, padre di Sinis, soprannominato Procruste, ovvero “colui che adatta a forza di colpi”. Questi aveva un passatempo crudele quanto quello del figlio Sinis: infatti era solito accogliere i viandanti in casa e poi, in base alla loro altezza, li faceva sdraiare su un letto corto o lungo e li ‘adattava’ al giaciglio tagliando loro le gambe, se fuoriuscivano dal letto, o martellandole fino ad appiattirle al punto di eguagliare la lunghezza del giaciglio, nel caso inverso. Inutile dire che Teseo gli riservò la stessa sorte.

In Attica, Teseo venne accolto dai figli di Fitalo, i quali lo purificarono dal non poco sangue che aveva versato fino a quel momento. Finalmente, l’ottavo giorno del mese Cronio, da allora chiamato Ecatombeone, Teseo giunse ad Atene, dove fece il suo ingresso nel modo spettacolare descritto nel precedente articolo, in cui abbiamo concluso accennando alle avventure amorose dell’eroe, la più nota delle quali (a parte Arianna) è quella con le Amazzoni. Di esse, però, esistono numerose versioni; vediamo di seguirne le principali. Il primo dubbio nasce già dal nome dell’amazzone con cui Teseo consumò il suo amore: secondo la versione più accreditata si tratterebbe di Antiope; un’altra narra che si chiamasse Ippolita, ma è molto probabile che si tratti di un caso di omonimia con l’Ippolita a cui Eracle sottrasse la famosa cintura, sebbene, secoli dopo, Shakespeare narrò dell’amore tra Teseo e la regina delle amazzoni, Ippolita. Il loro incontro, secondo una prima versione, avvenne in seguito alla spedizione di Eracle contro le Amazzoni; a questa spedizione avrebbe partecipato anche Teseo il quale ricevette, come ricompensa, la regina Antiope, peraltro già segretamente innamorata dell’eroe, al punto da tradire la città di Temiscira e consegnarla a lui.

Metopa del Tesoro degli Ateniesi raffigurante Teseo e Antiope (480-510 a.C.) – Museo di Delfi (Grecia) – Foto: Giorgio Manusakis

Un’altra versione sostiene che Teseo si recò nel paese delle Amazzoni molti anni dopo; lì fu accolto molto, ma non fu altrettanto cortese e ricambiò rapendo la loro regina e fuggendo via mare. Un’ulteriore variante racconta che Teseo soggiornò presso le Amazzoni e lì accolse Antiope, di cui si innamorò uno dei suoi compagni, tale Soloòne, il quale, non ricambiato, si annegò nel fiume Termodonte. A questo punto entra in gioco il ‘solito’ oracolo, il cui vaticinio aveva predetto a Teseo che se si fosse trovato particolarmente afflitto in terra straniera, avrebbe dovuto fondare una città e affidarla ai suoi compagni. Così Teseo fondò Pitopoli e la affidò ai fratelli di Soloòne, Euneo e Toante, quindi ripartì per Atene portando con sé Antiope. Quale che sia la versione preferita, Antiope, giunta ad Atene, sposò Teseo e gli diede un figlio, Ippolito. Successivamente, però, Teseo la ripudiò e sposò Fedra e questo, secondo alcuni, provocò la reazione di Antiope e delle Amazzoni, che assediarono Atene, ma furono respinte. Secondo altre fonti, invece, le Amazzoni, guidate dalla sorella di Antiope, Orizia, cavalcarono (erano bravissime cavallerizze, ma pessime marinaie) attraversando il Bosforo, la Tracia, la Tessaglia e la Beozia, fino a giungere ad Atene, dove si accamparono sull’Areopago, che deve il suo nome, secondo questa versione, ai sacrifici lì compiuti al dio Ares. Teseo avrebbe poi dato inizio alla battaglia contro le Amazzoni con Antiope al suo fianco, dato che proprio non ci teneva a tornare con le sue ex compagne. A questo punto non ci resta che svelarvi il finale, o meglio, i finali. Uno di essi narra che Antiope morì mentre combatteva valorosamente al fianco dell’amato Teseo, colpita dalla freccia di un’Amazzone, tale Molpadia; un altro ancora racconta che fu lo stesso Teseo a ucciderla, così come predetto da un oracolo, in questo modo: quando Antiope fece irruzione al banchetto nuziale di Teseo e Fedra, i suoi compagni chiusero le porte e diedero inizio alla strage, e non invidiamo certo la sposa; nel conflitto che ne seguì proprio Teseo diede il colpo mortale ad Antiope avverando, com’era inevitabile, la profezia dell’oracolo. Una terza versione narra che la strage ci fu, ma la gelosa Antiope fu uccisa non da Teseo, ma dai suoi compagni. Per scegliere il finale di questa storia, non avete bisogno di app e TV interattive, al massimo vi basterà rileggerli e scegliere quello che preferite; il mito, come spesso accade, ha precorso anche la tecnologia.

Metopa del Tesoro degli Ateniesi raffigurante la dea Atena e Teseo (480-510 a.C.) – Museo di Delfi (Grecia) – Foto: Giorgio Manusakis

Continuando a parlare di Teseo, eroe principale di Atene e uno dei maggiori dell’intera mitologia greca, non si può dimenticare il suo amico fraterno Piritoo. Questi era il re dei Lapiti e vantava, come padre divino, addirittura il grande Zeus. Saputo delle eroiche gesta di Teseo, un giorno, volendolo sfidare, gli rubò una mandria, sperando che questi lo inseguisse; e così accadde, ma, una volta confrontatisi, i due eroi decisero di non combattere e di stringere un patto di fratellanza che, come ricorda anche Sofocle, fu siglato nel sobborgo di Atene chiamato Colono.

Quando Piritoo si sposò, al banchetto nunziale, oltre a tutti gli dei (fatta eccezione per Ares e Eris, notoriamente rissosi), invitò anche i Centauri, figli del suo padre umano, Issione. I Centauri, esseri per metà uomini e per metà cavalli, vivevano sui monti e nelle foreste e si cibavano di carne cruda e di latte acido, il famoso yogurt greco. Purtroppo, però, non avevano mai bevuto vino; perciò, quando lo videro per la prima volta al banchetto, ne bevvero fino a ubriacarsi e scatenarono una gigantesca rissa, iniziata dal Centauro Eurito (o Euritione) che tentò di usare violenza alla sposa, seguito dagli altri Centauri, che cercarono di fare altrettanto con le altre donne (e non solo loro, a quanto si narra).

Antonio Canova – Teseo e il Centauro (1804-1805) – Gesso – Gypsotheca e Museo Antonio Canova, Possagno (TV) – Foto: Giorgio Manusakis

Questa lotta, oltre a causare la morte del lapita Ceneo, segnò anche l’inizio delle ostilità tra i Lapiti e i Centauri e, secondo alcuni, non fu altro che la vendetta di Ares e Eris (non a caso dio della rissa il primo, dea della discordia la seconda), esclusi dal banchetto nuziale di Piritoo.

Teseo e Piritoo vanno inoltre ricordati, sempre in tema di gentil sesso, come i primi ad aver rapito Elena, la più bella delle donne, quando era ancora bambina, ed essere andati nel mondo dei morti per conquistare la regina Persefone; ma, in merito a ciò, ci limiteremo a dire che i due amici furono trattenuti con la forza nel regno dei morti dal suo sovrano, Ade, e che, durante questa ‘permanenza’, i Dioscuri, fratelli di Elena, si recarono ad Atene a capo dell’esercito spartano, la liberarono e rapirono Etra, madre di Teseo, per vendetta.

Quando Atene si vide minacciata dai Dioscuri e dal loro esercito, Menesteo, un ateniese passato alla storia come il primo demagogo, collaborò con loro descrivendoli al popolo come dei benefattori e liberatori; quindi screditò Teseo, approfittando della sua assenza e, quando questi rientrò ad Atene, non riuscì più a ripristinare l’antico ordine. Decise allora di far partire segretamente i suoi figli e salpò per Creta, non prima di aver maledetto Atene. Una burrasca, però, portò fuori rotta la sua nave, che approdò a Sciro, un’isola nei pressi dell’Eubea, dove regnava Licomede. Avendo ereditato dal padre delle terre in quei luoghi, Teseo chiese al re di potersi stabilire lì; ma questi, secondo Plutarco, un po’ perché considerava sue quelle terre, un po’ per ingraziarsi Menesteo, lo condusse sulla cima di un promontorio con la scusa di mostrargli i possedimenti e poi lo spinse, facendolo precipitare in mare. In seguito raccontò che era caduto accidentalmente, a causa del troppo vino che aveva bevuto a cena; altri, invece, sostengono che la caduta fu davvero accidentale.

Rilievo raffigurante Eracle, Piritoo e Teseo (II sec. d.C.) – Museo del Louvre, Parigi – Foto: Giorgio Manusakis

Dopo la sua morte, Atene e i suoi abitanti sembrarono dimenticarsi dell’eroe che tanto aveva dato loro. Ma Teseo, nonostante la maledizione lanciata prima di partire per Sciro, non riuscì a serbare rancore verso la sua amata città. Infatti, sempre secondo Plutarco, durante la battaglia di Maratona il suo spirito riapparve e guidò i Greci alla vittoria contro i Persiani, facendo comprendere agli ateniesi che lui era ancora l’eroe protettore della città. In seguito a questo evento, l’oracolo di Delfi ordinò che le ossa di Teseo fossero recuperate e portate ad Atene con tutti gli onori. Tuttavia, anche dopo la conquista di Sciro da parte degli ateniesi, il recupero delle sue ossa non fu affatto semplice: gli abitanti dell’isola rifiutavano di collaborare e solo un’intuizione del generale ateniese Cimone permise di individuarne il luogo. Questi, mentre era alla ricerca dei resti di Teseo, notò un’aquila sulla cima di una collina che scavava il terreno con gli artigli e, interpretando la scena come un segno divino, iniziò a scavare nello stesso punto finché non trovò una bara contenente uno scheletro armato di lancia e spada. Capì subito di aver rinvenuto i resti di Teseo e li riportò ad Atene, dove furono accolti con i dovuti onori e sepolti, dopo una solenne cerimonia, nel santuario dedicato all’eroe presso il Ginnasio o l’Agorà. Poiché Teseo, in vita, era stato difensore dei più deboli, quel luogo divenne, da allora, un rifugio per gli oppressi.

Sul mito del grande Teseo ci sarebbe moltissimo da aggiungere ma, sebbene rappresenti l’eroe principale di Atene, molte delle sue gesta eroiche non si svolsero nella sua amata città. Pertanto, se siete interessati ad approfondire il suo mito, vi consigliamo di consultare le pagine del sito www.miti3000.it, oppure di leggere la sua biografia, Vita di Teseo, scritta da Plutarco. La nostra descrizione sui miti di Atene si conclude qui, con la speranza di aver offerto, a chi ha intenzione di visitare la città, ma anche a chi l’ha già visitata, una prospettiva nuova e più stimolante, da cui osservare la città del mito con gli ‘occhi’ del pathos e avere, così, la fortuna di incontrare dei, ninfe e tutte le altre creature che popolano il mondo del mito.

Fonti:

  • Plutarco, Vita di Teseo
  • Pseudo-Apollodoro, Biblioteca
  • Diodoro Siculo, Biblioteca storica
  • Igino, Epitome
  • Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate
  • Ovidio, Metamorfosi
  • Omero, Iliade
  • Pausania, Periegesi della Grecia

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