Piazza Dante, Napoli – Foto: Giorgio Manusakis
La nuova puntata del nostro viaggio tra le stazioni dell’arte di Napoli si focalizza sulle opere dell’impianto progettato da Gae Aulenti.
a cura di Lucia Fontanarosa
Piazza Dante e le sue trasformazioni fra Cinquecento e terzo millennio
La stazione Dante della metropolitana linea 1 di Napoli fa parte del progetto Stazioni dell’arte, nato nel 1995 e coordinato da Achille Bonito Oliva. Inaugurata il 27 marzo del 2002, essa è ubicata in una delle piazze più importanti della città, dedicata al “Sommo Poeta” Dante Alighieri, autore della Divina Commedia.
Questo luogo, in origine, era noto come Largo del Mercatello, poiché sin dal 1588 ospitava uno dei mercati più grandi di Napoli, differenziandosi tuttavia da un altro spazio urbano, la Piazza del Mercato, che rappresentava all’epoca il Foro Magno, ubicato nel quartiere Pendino. Oggi, Piazza Dante conserva nomi emblematici in alcune strade adiacenti – è il caso di via Cisterna Dell’Olio –che per secoli hanno accolto i principali magazzini di derrate della città. Inoltre, questo luogo era ricco di istituzioni culturali e rinomati caffè. Uno di questi, il caffè Diodati, oggi scomparso, ospitava cantanti di fine Ottocento – inizio Novecento, che si esibivano in pubblico ed erano esaminati da personaggi come Salvatore di Giacomo e Ferdinando Russo.
La piazza, inoltre, ha visto operare artisti come Luigi Vanvitelli, che nella seconda metà del Settecento fu autore della progettazione e costruzione, su commissione del sovrano dell’epoca Carlo di Borbone, del Foro Carolino. L’edificio, noto per le sue ali ricurve, ospita 26 statue rappresentanti le virtù del re, tre delle quali scolpite da Giuseppe Sanmartino – famoso soprattutto per il Cristo Velato della Cappella Sansevero – mentre le altre 23 sono di artisti carraresi. Dal 1843 la nicchia centrale del complesso costituisce l’ingresso al convitto del Gesuiti, divenuto nel 1861 Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, ubicato all’interno dell’antico convento di San Sebastiano, di cui ancora oggi sono visitabili i due chiostri; il più piccolo di essi è un vero e proprio tesoro, in quanto rappresenta una rara testimonianza della Napoli di età romanica e gotica. Il centro della piazza è dedicato al protagonista a cui la stessa è intitolata. La statua che rappresenta il “Sommo Poeta” è stata realizzata dagli scultori Tommaso Solari Junior e Tito Angelini, mentre il basamento su cui si colloca è stato ideato dall’ingegnere Gherardo Riga.

Tommaso Solari Junior e Tito Angelini, ‘Statua di Dante’ – Foto: Fulvio De Innocentiis
La stazione della metropolitana è stata progettata dall’architetta e designer Gae Aulenti, classe 1927, scomparsa nel 2012, impegnata soprattutto in allestimenti e restauri architettonici, nonché vincitrice del Premio Imperiale per l’architettura conferito dal Japan Art Association di Tokyo. L’impianto occupa una superficie di 5932 metri quadri ed è profondo 26 metri, disponendo di 12 impianti e 3 uscite disposte su 4 livelli. L’artista ha inoltre ridisegnato l’intera piazza che ospita la stazione, liberando un’area all’epoca occupata dalla circolazione di automobili e autobus. Oggi, questa zona è del tutto pedonale e presenta l’asfalto completamente in pietra lavica, mentre l’accesso all’impianto ferroviario avviene tramite strutture in acciaio e vetro.
I temi delle opere: dal richiamo a Dante e alla Magna Grecia sino ai messaggi di pace
L’opera Universo senza bombe è composta da un mix di forme geometriche dalle tinte sgargianti di Nicola De Maria, classe 1954, pittore e artista italiano dallo stile astratto e lirico, noto soprattutto per aver rivoluzionato l’uso del colore negli affreschi e nelle installazioni ambientali. Il manufatto, oltre a essere un mosaico di 30 metri di lunghezza che offre al passeggero un’esperienza visiva unica e coinvolgente, esprime un chiaro messaggio di pace, in quanto riproduce un sogno rappresentato da un mondo di fiori con la presenza di sette angeli rossi.

Nicola De Maria, ‘Universo senza bombe’ – Foto: Angelo Zito
Le opere di Carlo Alfano – pittore e disegnatore italiano, nato a Napoli nel 1932 e scomparso nel 1990 – chiamate Luce Grigio e Frammenti di un autoritratto anonimo, create tra il 1982 ed il 1985, sono poste all’interno dell’atrio della stazione. La prima, presentata alla Biennale di Venezia nel 1982, è un lavoro svolto e presentato su due tele affiancate e asimmetriche, in acrilico, grafite e filo, le quali rappresentano il profilo dello stesso autore che sembra cadere. L’immagine richiama chiaramente l’opera d’arte magnogreca del Tuffatore di Paestum, la quale allude al passaggio dalla vita alla morte. La seconda delle due creazioni di Alfano è costituita da uno sfondo opaco da cui emerge una scrittura fitta e ordinata che via via si interrompe. L’installazione racchiude in sé un chiaro messaggio legato alla crisi d’identità dell’uomo e alla perdita della sua centralità nel mondo.
Imboccando le scale mobili che conducono al piano meno due della stazione, lo sguardo si posa sull’opera dell’artista americano Joseph Kosuth dal titolo Queste cose visibili.

Joseph Kosuth, ‘Queste cose visibili’ – Foto: Angelo Zito
L’installazione è realizzata con tubolari di neon bianchi su cui sono impressi versi del Convivio di Dante. Al piano inferiore, è posta l’opera Senza titolo di Jannis Kounellis, che unisce arte contemporanea e vita quotidiana. All’interno di putrelle sono stati inseriti oggetti comuni quali trenini-giocattolo e indumenti, tra i quali figurano un cappotto e un paio di scarpe appartenenti all’autore stesso. Kounellis è spinto dalla volontà di lasciare qui una parte di sé stesso, e dunque parte dei suoi pensieri e delle sue emozioni. L’opera ha un chiaro messaggio di fondo: la lentezza che dà vita a prodotti d’artigianato, come scarpe e indumenti, fa spazio al freddo acciaio, simbolo chiaro del progresso, dell’avanguardia e della velocità che ‘imprigiona’ gli oggetti d’uso personale.

Jannis Kounellis, ‘Senza titolo’ – Foto: Angelo Zito
Sulle scale che conducono al piano meno due, troviamo l’opera di Michelangelo Pistoletto dal titolo Intermediterraneo, composta da una lastra specchiante che vuole rappresentare il cosiddetto mare nostrum. Essa invita la collettività, attraverso un messaggio visivo, alla creazione di un futuro fatto d’amore e pace, utilizzando e citando Love Difference. Il movimento artistico, nato nel 2002 e concretizzatosi nel 2003, si propone di unire sempre più tra loro i popoli che vivono nel bacino del Mediterraneo, perché non si dimentichi che le differenze sono ricchezza, e non minaccia, e che dalle diversità può nascere, proprio come disse colui al quale è stata dedicata la stazione, “l’amor che move il sole e l’altre stelle”.

Michelangelo Pistoletto, ‘Intermediterraneo’ – Foto: Angelo Zito
