Una scena della rappresentazione – Foto (modificata) Serena Nicoletti
Il mito romantico, rappresentato lo scorso 22 ottobre al Teatro Trianon di Napoli, rivive in chiave contemporanea con la Cornelia Dance Company di Nyko Piscopo.
a cura di Mario Severino
Un linguaggio libero e inclusivo: con Gisellə Nyko Piscopo ha inaugurato la nuova edizione di TrianonDanza, offrendo al pubblico una rilettura potente e visionaria del balletto romantico per eccellenza. Il coreografo napoletano conferma la propria vocazione a reinterpretare i grandi classici della tradizione accademica – dopo Hybridus, Sleeping Beauty – Work Bitch! e Puppenspieler, ispirato a Lo schiaccianoci – proseguendo un percorso di decostruzione dei miti e di esplorazione dell’identità contemporanea.
In questa nuova creazione l’artista dialoga con la storia della danza – dal Romanticismo fino al presente – restituendo un lavoro che parla del corpo, della memoria e dell’amore come forza universale. La lettera finale del titolo, la “ə” (schwa), è una dichiarazione d’intenti: simbolo di apertura, inclusione e libertà espressiva, coerente con la filosofia della Cornelia Dance Company, che rifiuta etichette e confini di genere e considera la danza come spazio di ricerca e libertà.
Fondata nel 2019 a Napoli da Nyko Piscopo, Nicolas Grimaldi Capitello, Eleonora Greco, Leopoldo Guadagno e Francesco Russo, la compagnia si muove su un terreno di confine fra tradizione e innovazione, indagando il corpo danzante in tutte le sue forme ed estetiche.
Cornelia costruisce così un linguaggio coreografico flessibile e trasversale, capace di interrogare i codici della danza accademica per aprirli a nuove possibilità espressive.
Un classico romantico riletto con occhi contemporanei
Su musiche originali di Luca Canciello, Gisellə si sviluppa in un unico atto di sessanta minuti. I corpi dei danzatori (Nicolas Grimaldi Capitello, Leopoldo Guadagno ed Eleonora Greco) ‘abitano’ la scena con precisione fisica e una sorprendente intensità interiore. La scenografia, firmata da Paola Castrignanò, è essenziale e mutevole: costruita dagli stessi interpreti, si trasforma davanti agli occhi del pubblico, passando da case a croci, da alberi a sarcofagi.
I grandi ventagli in legno, elemento scenico dominante, diventano metafora della vita e della morte: simboli di sacrificio, di dignità e di comunicazione amorosa.
I costumi di Daria D’Ambrosio, candidi e audaci, evocano figure di cigni postmoderni, eterei ma spezzati, amplificando la qualità ‘liquida’ del gesto danzato.

Una scena della rappresentazione – Foto (modificata) Serena Nicoletti
Oltre i generi, oltre i pregiudizi
Da questa radice nasce una danza concreta e terrena, fatta di movimenti radicati e densi, che riportano il gesto alla sua dimensione arcaica e collettiva. L’apertura è dominata da una sospensione percettiva: i danzatori si osservano, respirano insieme, misurano lo spazio, fino a rompere la quarta parete con uno sguardo che chiama in causa il pubblico. L’ingresso del corpo di ballo segna una svolta dinamica, scandita da un ritmo elettronico pulsante che richiama le antiche danze agresti.
Nel ruolo di Gisellə, Leopoldo Guadagno incarna una figura enigmatica e magnetica, sospesa tra forza e fragilità. L’amore per Albrecht (Nicolas Grimaldi Capitello) lo travolge fino al tradimento, innescando un dolore che lo paralizza e lo spezza. Il tentativo di Albrecht di ridestarlo è vano: il corpo di Gisellə cede e il lutto che segue diventa rito collettivo e riflessione sull’identità.
La seconda parte dello spettacolo conduce nel regno delle Villi – spiriti delle fanciulle morte prima delle nozze – attraverso un intreccio di danza dal vivo e videoproiezioni, dove realtà e ultraterreno si fondono. Le immagini del progetto La danza delle Villi, realizzato con danzatori over 50, rievocano la memoria corporea e la continuità del gesto, mentre sullo sfondo si avverte il richiamo alle veglie funebri del Sud Italia, con il loro dolore corale e catartico.
Tra mito e presente
La forza di Gisellə sta nella sua stratificazione di linguaggi – danza, musica, voce, video e gesto teatrale – che convivono in un equilibrio poetico e rigoroso. Piscopo rinnova il mito romantico senza tradirlo, aggiungendo ai temi eterni di solitudine, perdita e disperazione, la consapevolezza della propria identità e del tempo presente.
Gisellə affonda così le radici nella lunga storia della danza, dai riti ancestrali al balletto romantico, fino alle sperimentazioni contemporanee. È una creazione che parla di eredità e trasformazione, di corpi che cambiano e continuano a raccontare. Nel finale, una voce dall’oltretomba sussurra “Albrecht”. Il sipario cala, lasciando sospesa una domanda: “l’amore, allora come oggi, spinge a superare ogni limite, ma a quale prezzo?”
