L’interno della basilica – Foto: Simona Colletta

La basilica, situata nel quartiere Monti e costruita alla fine del IV secolo d.C., offre un ricco palinsesto in termini storici, monumentali ed artistici.

a cura di Simona Colletta

Due città (Roma e Ravenna) unite dal culto di un martire e della sua famiglia

A Roma c’è un lungo rettifilo che da piazza della Repubblica porta all’Altare della Patria: è via Nazionale. Lungo questa arteria si collocano alcuni dei palazzi più importanti della città: il Viminale, il Palazzo delle Esposizioni, il Teatro dell’Opera, il Palazzo della Presidenza della Repubblica, la Corte Costituzionale e la Banca d’Italia.

Via Nazionale – Foto: Simona Colletta

All’incirca a metà di questa nota strada c’è la basilica di San Vitale, un sito che merita di essere visitato. Per accedervi bisogna scendere sei metri sotto il livello della strada, percorrendo una scalinata che comporta un cambio di prospettiva, non solo fisica ma soprattutto temporale. Infatti San Vitale è la chiesa paleocristiana più antica del centro di Roma. La realizzazione di via Nazionale nel 1859 comportò un innalzamento del piano viabile, facendo ‘sprofondare’ l’edificio religioso rispetto ai palazzi che via via sono sorti intorno. La basilica invece ha una storia antica.

L’ingresso della basilica – Foto: Simona Colletta

Nel 386 d.C. ebbe inizio la sua costruzione sotto il pontificato di papa Siricio, fu poi terminata e consacrata nel 402 da papa Innocenzo I. A differenza di molte chiese sorte su preesistenti templi pagani, San Vitale nacque unicamente per il culto cattolico. In quel periodo Roma era ancora fortemente influenzata dal politeismo e la costruzione dell’edificio segnò una svolta politica e religiosa. Inizialmente prese il nome di basilica dei Santi Martiri Vitale, Valeria, Gervasio e Protasio, successivamente rinominata basilica di San Vitale e Compagni Martiri in Fovea e poi semplicemente San Vitale al Quirinale.

La leggenda racconta che Vitale fosse un ufficiale dell’esercito romano, convertito al cristianesimo e per questo martirizzato e sepolto vivo durante un soggiorno a Ravenna. Alla moglie Valeria, che si recò nella città romagnola per cercare il corpo del marito, toccò la stessa fine e lo stesso accadde ai loro figli, Protasio e Gervasio, dieci anni dopo. Il vescovo di Milano fu tanto colpito dal sacrificio della famiglia da recarsi a Roma per chiedere la costruzione di una basilica che li commemorasse.

Anche a Ravenna, luogo dove si svolsero i fatti, la storia lasciò un segno profondo, tanto che nella basilica di Sant’Apollinare Nuovo Vitale e i suoi cari sono raffigurati nel mosaico con la processione dei martiri. Alla titolazione dell’edificio venne fatto seguire l’appellativo in fovea, che letteralmente significa “avvallamento, fossa”, per ricordare il martirio dei quattro. Con il tempo anche alla basilica toccò lo stesso destino – considerata la posizione rispetto alla strada – acquisendo un’ulteriore connotazione mistica.

Grandi modifiche e decorazioni commissionate dai gesuiti

La struttura originaria contava tre navate ritmate da due file di colonne, ma nel 1475, sotto il pontificato di Sisto IV della Rovere (1471-1484), il tempio subì delle modifiche e venne ridotto a una sola navata, come lo conosciamo oggi. La basilica fu affidata alla Compagnia del Gesù nel 1595, che la designò come sede del noviziato fino al 1873. Sotto i gesuiti la chiesa fu rinnovata e decorata con un ampio ciclo di pitture, tanto che oggi le sue pareti sono le più affrescate di Roma. Lungo la navata sono collocati quattro altari, ognuno con la relativa pala (la quarta è perduta): nel primo a destra è raffigurata Santa Caterina d’Alessandria, tra Santa Barbara e Sant’Orsola, e altre sante vergini e martiri; nel secondo altare a destra, l’Immacolata Concezione; nel primo altare a sinistra, i Santi confessori.

Santa Caterina d’Alessandria tra Santa Barbara e Sant’Orsola e altre sante vergini e martiri – Foto: Simona Colletta

Inoltre, decorano la navata due cicli di dipinti murali eseguiti nel 1599 dal viterbese Tarquinio Ligustri, raffiguranti storie di martiri, inserite in paesaggi spettacolari che dominano sulle figure umane e sottolineano la tragicità degli eventi ritratti. Le pareti del presbiterio sono affrescate con la tortura e il martirio di San Vitale, realizzate dal pittore fiorentino Agostino Ciampelli nel 1595.

Tortura e martirio di San Vitale – Foto: Simona Colletta

Il dipinto che richiama maggiormente l’attenzione del visitatore è sicuramente La salita al Calvario, realizzato nell’abside, con Cristo che cade sotto il peso della croce, da Andrea Commodi alla fine del Cinquecento.

La salita al Calvario – Foto: Simona Colletta

Il particolare che colpisce di più dell’opera è la raffigurazione di Simone di Cirene, l’uomo che nel Vangelo viene costretto dai soldati romani ad aiutare Gesù a portare la croce. Commodi reinterpreta tale figura stravolgendone i tratti, rappresentati nella tradizione a volte pietosi o riluttanti, conferendogli invece caratteristiche demoniache e minacciose. Gli occhi del Cireneo sono spiritati, il corpo è in tensione per lo sforzo, il volto è cupo ed emana un sentimento di rabbia e contrarietà per il peso che gli viene imposto di portare contro la sua volontà. Di fronte al compimento della divina provvidenza neanche il male può esimersi. Ognuno è chiamato a compiere il proprio dovere, il proprio sforzo, e neanche il diavolo può sottrarvisi. È evidente che il pittore attribuisce alla scena un ulteriore significato teologico, suscitando in chi la osserva degli interrogativi profondi. È un dipinto estremamente teatrale e di grande impatto scenico, che congela un momento decisivo del racconto biblico, in maniera dirompente e perfettamente in linea con il clima della Riforma cattolica dell’epoca.

La salita al Calvario (particolare) – Foto: Simona Colletta

All’interno della basilica è collocata anche la statua dell’Immacolata che scioglie i nodi, simbolo di speranza, intercessione e liberazione dai ‘nodi’ spirituali e personali che ostacolano il cammino dei fedeli, il cui culto è venerato in altre chiese di Roma. Nel corso dei secoli l’edificio è stato oggetto di modifiche e ristrutturazioni. Tra quelle più recenti, nel 1934, l’architetto Ezio Garrone realizzò il soffitto in legno a cassettoni, uno dei pochi esempi di architettura liberty a Roma, conferendo alla basilica un’acustica ideale per le rassegne di concerti sinfonici e barocchi che vengono organizzati tutto l’anno.

L’Immacolata che scioglie i nodi – Foto: Simona Colletta

Oggi il complesso non è solo un sito storico e artistico, o palcoscenico di eventi musicali, ma è soprattutto la parrocchia attiva del quartiere Monti. Per la vicinanza alle diverse istituzioni, è anche punto di riferimento spirituale per chi vive e lavora in questi luoghi. Infatti il suo parroco, oltre che sacerdote di San Vitale, è anche Cappellano del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Roma. In questo modo si consolida lo stretto legame tra Chiesta e enti istituzionali. San Vitale è un luogo vivo che ha attraversato le epoche, arricchendosi di secolo in secolo di storia e valori religiosi, costituendo un ponte che collega il passato, il presente e il futuro di Roma.

Di admin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *