Andrea Tidona e Yuriko Nishihara in una scena della rappresentazione – Foto (modificata) Franco Lannino

Al Teatro San Ferdinando di Napoli è andato in scena, lo scorso martedì 17 febbraio, uno spettacolo che analizza lo scenario socio-culturale della Parigi del dopoguerra tramite il ‘filtro’ di un’intensa relazione amorosa.

a cura di Mario Severino

Una libera interpretazione di Lettera a D.

Storia di un amore è un progetto che unisce prosa, musica e danza in un’unica forma espressiva, mettendo in scena la forza emotiva e intellettuale di un amore che si è consumato nell’intimità, ma che si inserisce anche in un più ampio contesto storico e culturale. Il risultato è un viaggio coinvolgente che restituisce la profondità della relazione tra André e Dorine, tale da superare il tempo e la morte stessa.

Lo spettacolo è liberamente ispirato a Lettera a D., una delle opere più personali e struggenti di André Gorz, filosofo e giornalista che nel 2006 scrisse questa lettera intima per rendere omaggio alla moglie Dorine, con cui aveva condiviso 58 anni di vita. In questo breve ma intenso memoir, lo scrittore racconta non solo il suo amore per Dorine, ma anche la storia di un’epoca: quella della Parigi del dopoguerra; un luogo di fermento culturale, politico e filosofico. Gorz e Dorine si incontrano nel 1947: lui è un giovane intellettuale squattrinato, lei una danzatrice inglese. La loro vita insieme è segnata dalla passione per l’impegno politico e per il pensiero filosofico, ma anche dalla quotidianità di un amore che ha dovuto affrontare le sfide della quotidianità e della malattia. Gorz non solo narra la loro storia, ma tratteggia anche un quadro della Parigi animata dal movimento esistenzialista di Jean-Paul Sartre e dalle battaglie culturali del Novecento.

Una scena della rappresentazione – Foto (modificata) Franco Lannino

La regia e la drammaturgia

Giovanni Mazzara cura la regia e la drammaturgia, dando vita a una narrazione delicata e struggente. L’opera si snoda tra due piani temporali: nella prima parte, André osserva la giovane Dorine danzare in una performance fragile e quasi eterea; un’immagine che rappresenta la bellezza e la forza dell’inizio del loro amore. Nella seconda parte, il filosofo, ormai maturo, racconta la profondità dei loro scambi intellettuali e la ricchezza della vita che hanno vissuto insieme.

La danza, i pensieri e le parole si intrecciano, aprendosi a una riflessione non solo sull’esistenza e sull’amore, ma anche sul significato del tempo e della morte. Il finale, struggente e commovente, ci conduce all’epilogo della vita di Dorine, quando la malattia diventa una realtà insostenibile. In un momento di grande fragilità, André dedica alla sua amata parole d’amore che riassumono un percorso condiviso di intimità, passione e consapevolezza.

Andrea Tidona e Yuriko Nishihara in una scena della rappresentazione – Foto (modificata) Franco Lannino

Le performance degli artisti

Il lavoro di Mazzara è supportato dalla straordinaria performance degli artisti coinvolti. Andrea Tidona, attore e doppiatore con alle spalle cinquant’anni di carriera dedicata al cinema, al teatro e alla televisione, offre un’interpretazione straordinaria di Andrè, restituendo con grande intensità il dolore, la nostalgia e l’intellettualismo del protagonista. L’artista riesce a trasmettere il tormento e l’amore che caratterizzano la figura di Gorz, dando vita a un personaggio che è al contempo filosofico e profondamente umano.

Andrea Tidona in una scena della rappresentazione – Foto (modificata) Franco Lannino

Yuriko Nishihara, danzatrice di fama internazionale e prima ballerina del Teatro Massimo di Palermo, interpreta Dorine con una grazia che diventa poesia in movimento. La sua performance, fragile ma piena di vitalità, incarna perfettamente questo personaggio, che passa dall’essere una giovane donna affascinante e fragile a una figura piena di forza e coraggio. Nishihara non solo danza, ma contribuisce anche alla coreografia, plasmando il movimento in modo tale che dialoghi perfettamente con le parole e la musica.

Yuriko Nishihara in una scena della rappresentazione – Foto (modificata) Franco Lannino

La parte musicale è affidata a Giuseppe Milici, armonicista dal talento internazionale, e Mauro Schiavone, pianista e compositore. Le loro composizioni originali, unite a brani swing e canzoni francesi del dopoguerra, creano un’atmosfera sonora avvolgente che è parte integrante della narrazione. La musica non è solo un accompagnamento, ma un protagonista che arricchisce l’esperienza sensoriale dello spettatore, conferendo un ulteriore livello di profondità e sentimento alla sua prestazione.

Le maestranze e il lavoro corale

Storia di un amore è una produzione dell’associazione siciliana Amici della musica, realizzata in collaborazione con il Festival Musiche e Parole per l’Estate a Partanna e il Museo Sociale Danisinni di Palermo: un progetto che unisce prosa, musica e danza in un’unica forma espressiva. Dietro il successo di Storia di un amore ci sono anche le mani di abili maestranze che hanno contribuito a dare vita alla visione di Giovanni Mazzara. I costumi, firmati da Valentina Console, coniugano semplicità ed eleganza, restituendo perfettamente l’epoca e i personaggi.

Andrea Tidona e Yuriko Nishihara in una scena della rappresentazione – Foto (modificata) Franco Lannino

Le luci, progettate da Felicetta Giordano, contribuiscono a creare un’atmosfera intima e intensa che, giocando sui chiaroscuri, sa enfatizzare i momenti di riflessione e i passaggi più emotivi dello spettacolo. Il supporto tecnico e artistico di Giovanna Proto, aiuto regista, ha permesso di orchestrare ogni elemento della rappresentazione con grande armonia, facendo sì che la parola, la danza e la musica si fondessero in un’unica esperienza teatrale.

Un inno alla vita e all’amore

Storia di un amore è un lavoro che merita di essere visto per la sua capacità di emozionare, di unire arte e vita e di raccontare una storia universale con la delicatezza e la profondità che solo il teatro sa offrire. È un’opera che va oltre il semplice spettacolo teatrale e che dunque può essere considerata un’esperienza immersiva. La perfetta alchimia tra la recitazione, la danza e la musica celebra non solo un amore straordinario, ma restituisce anche l’eco di un’epoca e di un pensiero che ha segnato la storia del Novecento.

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