La facciata del complesso – Foto: Paola Germana Martusciello
Un complesso monumentale tra capolavori artistici, storia religiosa e restauri che ne restituiscono l’identità.
Regina Coeli, una vera perla di bellezza, ricca di arte e devozione, una splendida architettura barocca nascosta nel cuore di Napoli e, purtroppo, ancora oggi poco conosciuta. Fondato nel 1590, il complesso monumentale comprende il monastero, costruito secondo uno stile tardo-rinascimentale, da cui emergono stilizzazioni di spiccato gusto mediterraneo e, successivamente, si incorporano caratteri seicenteschi che ne assemblano le parti suggerite in epoca successiva; comprende la splendida chiesa di gusto barocco, tra le più belle e meglio conservate del centro antico, in cui sono collocate tele di Luca Giordano, Micco Spadaro e affreschi di Massimo Stanzione, grandi maestri del barocco napoletano; rimasta chiusa per anni, grazie all’aiuto di mecenati e fondazioni, sta usufruendo di interventi programmati per il recupero, facendo risplendere l’antica bellezza nascosta nelle parti deteriorate.

L’affresco del refettorio raffigurante Mosè con abiti barocchi – Foto: Paola Germana Martusciello
La chiesa venne edificata nel 1590 e terminata nel 1594 con l’intervento di due architetti: Vincenzo della Monica e Francesco di Palma, mentre ad opera di Luciano Quaranta, si definirono gli ultimi lavori; il cassettonato del soffitto fu realizzato, invece, tra il 1634 e il 1639 su disegno di Pietro Marino, che ne inserì anche gli aspetti più barocchi, come le dorature a stucco; la seconda cappella a sinistra, dedicata a Sant’Agostino, contiene tre dipinti di Luca Giordano eseguiti in età giovanile.
La facciata della chiesa si struttura nei suoi valori cinquecenteschi; infatti, è architravata e sostenuta da un timpano triangolare, per aprirsi con una rampa di scale e un pronao sorretto da pilastri ed arcate, in cui si ritrovano pitture dell’artista fiammingo Loise Croys, allievo di Paul Brill, al quale erano inizialmente attribuite le pitture.
Parte fondamentale del complesso monastico è il chiostro, nel cui centro si organizza una semplice fontana a pianta ellittica, definita da panchine in pietra che seguono l’andamento a linea spezzata, in cui si inseriscono formelle di ceramica a carattere prettamente devozionale. Tra questi spazi si inserisce un vero e proprio giardino all’inglese, per accogliere i due busti in marmo bianco dei fondatori Francesco dei Paoli e Giovanna Torhet, in questo circuito circoscritto si snodano, nel verde degli alberi e tra le aiuole di fiori, alcune sezioni aperte dedicate alla botanica, trasformando questa zona in una vera oasi di pace e di raccoglimento nella bellezza della natura e del paesaggio.

La fontana-pozzo del chiostro – Foto: Paola Germana Martusciello
Sicuramente la fontana-pozzo collocata al centro del chiostro risale al XVI secolo; realizzata in marmo, è circondata da quattro obelischi piramidali e da sfere di marmo disposti in modo alternato.
Nel complesso si inserisce anche una farmacia-laboratorio di grande fascino storico, in cui si raccolgono armadietti a vetro che contengono provette, alambicchi e strumenti medicali antichissimi, con libri antichi, tra cui emerge anche una ricetta del medico Santo Giuseppe Moscati scritta di suo pugno.

La farmacia – Foto: Paola Germana Martusciello
D’altra parte, una descrizione più approfondita merita, senza alcun dubbio, il magnifico refettorio, che gareggia in bellezza con quelli più noti degli altri monasteri del territorio cittadino. Di stile rinascimentale tardo, il refettorio è una grande sala rettangolare che, con i sedili fissati alle pareti e lunghi tavoli in stile fratino, in legno, esprime pienamente la sua origine claustrale. Il soffitto è decorato da affreschi, in parte restaurati recentemente. Sulla porta dell’entrata è collocata la bellissima tela della Piaga in Egitto, di fattura della scuola delle botteghe del barocco napoletano, che rappresenta scene del Vecchio Testamento.

Il refettorio – Foto: Paola Germana Martusciello
La storia del complesso è strettamente legata alla figura femminile di Santa Giovanna Antida Thouret, la quale nell’Ottocento lo trasformò in luogo di studio per far sì che anche i poveri potessero evolversi dal loro stato sociale attraverso lo studio. Infatti, nell’agosto del 1809, un decreto reale soppresse tutti gli ordini religiosi presenti a Napoli, ma, su proposta della madre di Napoleone Bonaparte, il nuovo re di Napoli, Gioacchino Murat, volle chiamare dalla Francia Suor Thouret affinché fosse predisposta l’assistenza ai poveri e ai malati e, per tali scopi, le assegnò la vecchia struttura di Regina Coeli, in avanzato stato di abbandono.
Le cure di Thouret e delle altre monache presto resero agibile il monastero: infatti, nei decenni successivi, le suore si definirono “della Carità” e riportarono il monastero al primitivo decoro. Nel frattempo, la chiesa fu colpita da diversi sismi e distruzioni belliche che procurarono danni notevoli, per cui, a tutt’oggi, necessita ancora di interventi di restauro conservativo.

Veduta del chiostro – Foto: Paola Germana Martusciello
La storia originaria del monastero si articola intorno alle prime quattro monache Canonichesse Lateranensi nel 1533, le quali, dopo aver abbandonato il proprio convento agostiniano nella zona di Castel Capuano, si diressero verso Caponapoli per crearne uno nuovo, riformato e consono alla regola più stretta di Sant’Agostino, in un bellissimo palazzo nobiliare.
Secondo una storia che ha il sapore del miracolo, la Vergine stessa dimostrò il suo favore verso il monastero riformato recandosi in sogno alla Madre Badessa e chiedendo di riunire subito, durante la notte, tutte le sorelle nella sala Capitolare; infatti, dopo poco fece seguito un forte terremoto che fece crollare tutto il restante monastero, salvandole dalla morte certa.
D’altra parte, c’è un luogo all’interno del plesso monastico più importante e più caro per le Suore della Carità: la stanza che ospitò Santa Giovanna Antida, spazio che oggi ha la funzione di Oratorio, in cui si conservano con grande devozione le reliquie della Santa.

L’oratorio – Foto: Paola Germana Martusciello
Lo spirito che aleggia in tutto il monastero è racchiuso negli atti missionari che le suore compiono tutti i giorni: attività educative, cura di anziani e ammalati del quartiere e accoglienza dei pellegrini, fortemente attratti dalla bellezza di questo santo luogo.
Paola Germana Martusciello
