Una scena del filmScreenshot del trailer

Una rilettura intensa del capolavoro di Omero in cui il viaggio di Ulisse diventa metafora della ricerca di sé, sostenuta da una regia visionaria e da una raffinata ricerca musicale.

Il film Odissea esce nelle sale cinematografiche italiane il 16 luglio, con la regia del grande Cristopher Nolan, il quale sembra quasi azzerare il racconto di Omero per riscrivere, invece, una struggente storia di un reduce, interpretato da un tormentato Matt Damon, sconfitto dal suo stesso destino, che doveva compiersi affinché potesse diventare, sicuramente, non un eroe epico, ma un uomo libero dalle passioni e dalle stesse illusioni che, forse, il mito avrebbe  potuto offrire come soluzione per il riscatto esistenziale.

Matt Damon in una scena del filmScreenshot del trailer

In realtà, Ulisse attraversa metaforicamente una serie di episodi di grande impatto simbolico – Polifemo, Circe – per riscoprire un’identità e ritrovare la sua amata Itaca: l’anima della sua storia umana. Il film sottolinea, infatti, quasi sempre, come un mantra iconico, attraverso scenari paesaggistici di grande impatto visivo, realizzati con una fotografia eccellente, il continuo passaggio dall’esplorazione interiore alla conquista di sé, raggiunta attraverso il superamento di prove durissime e, soprattutto, delle insidie che gli dèi, da lui non riconosciuti, gli congegnano di continuo per piegarlo a tutti i costi. Ostacoli che, grazie alla sua astuzia, vengono superati, anche se ogni volta con una grande perdita di uomini, i quali rappresentano proprio quelle parti di sé che deve perdere, come in un processo psicoanalitico, per raggiungere la sua vera identità.

Una scena del filmScreenshot del trailer

Il regista sceglie di abbandonare la linearità mitologica per lasciarsi condurre da un montaggio stratificato, che intreccia costantemente il presente di Itaca, con Penelope e Telemaco assediati dai Proci, ai ricordi allucinati vissuti in seguito con Calipso, alle tappe sconvolgenti del difficile viaggio, alla vastità degli elementi e all’ineluttabilità del destino. Il ruolo fondamentale che Nolan assegna alla memoria è quello di sostegno evolutivo, assumendo così una duplice funzione: quella di arma ma, allo stesso tempo, anche di strumento di condanna per il protagonista. Il tutto si intreccia nel corso di una narrazione che slitta continuamente tra passato e presente, in un acutissimo e violento gioco di percezioni temporali, capace di immergere lo spettatore in un vortice di straordinaria potenza emotiva.

Le riprese del filmScreenshot del trailer

L’intensità emozionale che percorre tutto il film è data, oltretutto, dalla scelta della musica che accompagna la colonna sonora, la quale trova il suo apice, a mio avviso, in una scena di altissima tensione visiva: la sequenza finale, in cui il suono della corda dell’arco di Ulisse lo trasforma, a tutti gli effetti, in uno strumento musicale, come se fosse la corda di una lira metallica. La componente musicale del film rappresenta una scelta di grande livello da parte di Nolan, che ha dedicato mesi all’elaborazione dei brani musicali. Infatti, con l’eliminazione degli archi e degli ottoni tradizionali, Göransson, autore della colonna sonora, ha introdotto percussioni e metalli – ben 35 tipi di gong –, sonorità recuperate con grande attenzione dalle terre del sud dell’Albania, strumenti a fiato pastorali e riproduzioni di strumenti musicali dell’antica Grecia. Il tutto per far sì che il film riproducesse quella realtà raccontata da Omero in cui, sicuramente, la musica aveva quelle sonorità ancestrali e spettrali di un mondo onirico e in dissolvenza.

Paola Germana Martusciello

Matt Damon e Zendaya in una scena del filmScreenshot del trailer

Specifiche foto:

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3 pensiero su “L’Odissea di Christopher Nolan: il viaggio di un uomo oltre il mito”

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