Le stradine di Sidi Bou Said – Foto: Mario Severino
Arroccato su una collina affacciata sul mare, il villaggio è diventato un simbolo della cultura tunisina che attira ogni anno visitatori da tutto il mondo.
a cura di Mario Severino
Un balcone sul Mediterraneo, legato alla cultura islamica
A nord della Tunisia, a pochi chilometri dalla capitale, Sidi Bou Said domina dall’alto il Golfo di Tunisi e il Mediterraneo. Il villaggio sorge su una collina affacciata sul mare e, grazie alla sua posizione panoramica, offre viste spettacolari che hanno reso questo luogo celebre in tutto il mondo. Fin dal primo sguardo, Sidi Bou Said colpisce per la sua straordinaria armonia di colori: le case completamente bianche contrastano con il blu intenso delle porte, delle finestre e dei balconi, creando un paesaggio unico e immediatamente riconoscibile.
Il nome del villaggio deriva da Abu Said al-Baji, un santo musulmano vissuto nel XIII secolo che scelse questa zona come luogo di meditazione e di vita spirituale. In arabo la parola “Sidi” significa “signore” o “santo”, mentre “Bou Said” richiama il nome del religioso. Originario dell’Andalusia islamica, Abu Said si trasferì in quest’area della Tunisia per dedicarsi alla preghiera e allo studio, scegliendo una tranquilla e isolata collina affacciata sul Mediterraneo. Dopo la sua morte, avvenuta intorno al 1231, molte persone iniziarono a stabilirsi nei dintorni. Pian piano si formò un piccolo villaggio abitato da pescatori, artigiani e famiglie legate alla vita religiosa del santuario, che finì per prendere il nome dell’eremita. Ancora oggi, quindi, Sidi Bou Said conserva non solo un grande valore turistico e artistico, ma anche una profonda importanza religiosa e culturale per la Tunisia.

Il porto di Sidi Bou Said – Foto: Mario Severino
La riscoperta del villaggio, nel XIX secolo, grazie a Rodolphe d’Erlanger
La storia di Sidi Bou Said è strettamente legata a quella di Cartagine, una delle città più importanti dell’antichità, situata poco distante. Questa zona del Mediterraneo fu abitata per secoli da Fenici, Romani, Arabi e Ottomani, diventando un punto di incontro tra culture diverse. Tuttavia, il villaggio iniziò ad assumere il suo aspetto attuale soprattutto tra il XIX e il XX secolo, quando artisti, scrittori e intellettuali europei rimasero affascinati dalla sua luce, dalla tranquillità e dall’atmosfera quasi sospesa nel tempo. Molti pittori trovavano ispirazione nei vicoli silenziosi e nei colori del paesaggio mediterraneo, mentre musicisti e studiosi venivano attratti dalla ricchezza culturale tunisina.
Una figura fondamentale per la conservazione del villaggio fu il barone Rodolphe d’Erlanger, un artista e musicologo francese che si trasferì qui all’inizio del Novecento. Fu lui a contribuire alla valorizzazione dello stile architettonico bianco e blu che oggi rappresenta il simbolo di Sidi Bou Said. Il suo palazzo, chiamato Ennejma Ezzahra, è oggi uno dei monumenti più importanti della città e ospita un museo dedicato alla musica araba. Grazie anche al suo contributo, il villaggio è riuscito a conservare il proprio aspetto tradizionale, evitando che la modernizzazione ne cambiasse completamente l’identità.
I simboli di Sidi Bou Said: il Café des Délices e i Bambalouni
Ciò che rende Sidi Bou Said così speciale è l’atmosfera che si respira passeggiando tra le sue stradine. Le case bianche illuminate dal sole, le porte decorate con motivi geometrici arabi, le bouganville colorate che scendono dai muri creano un ambiente romantico e rilassante. Molti visitatori arrivano qui per ammirare i panorami sul Mediterraneo, soprattutto al tramonto, quando il cielo e il mare si tingono di sfumature dorate e blu. Altri vengono per vivere l’esperienza dei tradizionali caffè tunisini, dove si può bere tè alla menta con pinoli osservando il mare dall’alto delle terrazze. Uno dei luoghi più famosi è il Café des Délices, diventato celebre proprio per la sua posizione panoramica e per la sua tipica atmosfera.

La vista dal Café des Délices – Foto: Mario Severino
Uno dei simboli gastronomici di Sidi Bou Said sono senza dubbio i Bambalouni, soffici ciambelle preparate con un impasto semplice, fritto al momento e ricoperto di zucchero, risultando croccanti all’esterno e morbide all’interno. Nel villaggio esiste una storica friggitoria chiamata Bambalouni Sidi Bou Said, aperta dal 1932 e diventata una vera istituzione locale. Ogni giorno turisti e abitanti fanno la fila per assaggiare questi dolci appena preparati, mangiati ancora caldi mentre si passeggia tra i vicoli bianchi e blu.

L’insegna del Bambalouni Sidi Bou Said – Foto: Mario Severino
Una cartolina della Tunisia, intrisa di memoria e identità
Oggi Sidi Bou Said è molto più di una semplice località turistica. È un simbolo nazionale della Tunisia, un luogo che rappresenta l’incontro tra il mondo arabo e il Mediterraneo. Le sue immagini vengono spesso utilizzate per rappresentare il Paese nel mondo, proprio perché riescono a racchiudere l’idea di bellezza, storia e cultura. Chi visita Sidi Bou Said non trova soltanto un villaggio pittoresco, ma un luogo ricco di memoria e identità, dove ogni strada, ogni porta blu e ogni terrazza raccontano una parte della lunga storia del Mediterraneo. Nonostante l’arrivo di milioni di turisti nel corso degli anni, la cittadina ha mantenuto gran parte del suo fascino originario, continuando a essere considerata una delle località più belle del Nord Africa.
