Santa Maria La nova – Interno del chiostro – Foto: Mario Severino
Lo stupendo complesso monumentale del centro storico di Napoli è ancora oggi avvolto da un mistero: la possibile presenza della tomba di Vlad III di Valacchia, il principe che ispirò il mito del conte Dracula.
a cura di Mario Severino
Una Napoli nascosta, tra conventi, chiostri e antiche storie
C’è una Napoli che tutti conoscono: il Maschio Angioino, Spaccanapoli, il Duomo, il Cristo Velato e il lungomare dominato dalla sagoma del Vesuvio. Ma esiste anche una Napoli più silenziosa e nascosta, fatta di conventi, chiostri e palazzi storici capaci di custodire secoli di memoria. Tra questi luoghi occupa un posto speciale il Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova, situato a pochi passi da via Toledo e da piazza Municipio. Un contesto in cui arte e spiritualità si intrecciano con una delle storie più affascinanti della cultura europea: la leggenda secondo cui, tra le sue mura, potrebbe trovarsi la sepoltura di Vlad III di Valacchia, il principe passato alla storia come Vlad l’Impalatore e associato al mito di Dracula. Per questo, una domanda continua ad attirare visitatori e curiosi da tutto il mondo: Dracula è davvero sepolto a Napoli?

Santa Maria La nova – Busto di Vlad III – Foto: Mario Severino
La storia di Santa Maria la Nova inizia nel XIII secolo, in un periodo di grandi trasformazioni per Napoli. Nel 1266 Carlo I d’Angiò conquistò il Regno di Sicilia e scelse la città come uno dei principali centri politici del Mediterraneo. La nuova dinastia avviò una grande stagione sul piano edilizio: nacquero palazzi, castelli, chiese e conventi destinati a cambiare il volto urbano della città. Tra queste opere prese forma anche un nuovo insediamento francescano. La precedente chiesa di Santa Maria ad Palatium, situata vicino all’area dell’attuale Maschio Angioino, dovette essere demolita per permettere la costruzione della nuova fortezza reale. I frati ricevettero quindi un nuovo terreno vicino all’antico porto e il 10 maggio 1279 venne fondata Santa Maria la Nova. Da semplice convento medievale, il complesso divenne nei secoli un importante punto di riferimento religioso, culturale e sociale per Napoli. Ancora oggi Santa Maria la Nova ospita mostre, eventi, visite guidate e iniziative dedicate alla valorizzazione del patrimonio storico, grazie anche agli interventi di recupero che hanno restituito nuovi spazi alla città.

Statua di Carlo I d’Angiò – Napoli, Palazzo Reale – Foto: Giuseppe Schiattarella
Un museo a cielo aperto, tra opere di epoche diverse e una tomba misteriosa
Santa Maria la Nova racconta la storia di Napoli attraverso le sue trasformazioni architettoniche. Durante il Quattrocento, con la dinastia aragonese, la città visse una straordinaria stagione rinascimentale e il complesso venne ampliato con nuove cappelle e importanti opere artistiche. Nei secoli successivi, con il Barocco, si aggiunsero decorazioni, marmi e stucchi, trasformando gli ambienti interni. Ancora oggi l’edificio conserva questa stratificazione: elementi medievali, rinascimentali e barocchi convivono nello stesso spazio, raccontando epoche diverse della città.
Dietro una facciata esterna apparentemente sobria si nasconde un patrimonio ricchissimo, fatto di dipinti, affreschi, sculture e monumenti funerari. Particolarmente suggestivo è il chiostro, luogo di silenzio e tranquillità nel cuore del centro storico napoletano.

Santa Maria La nova – Interno del chiostro – Foto: Mario Severino
Qui spiritualità francescana, arte e memoria delle grandi famiglie cittadine si incontrano in un equilibrio unico. Ma a rendere ancora più interessante questo luogo è un mistero che da anni alimenta studi e curiosità: una particolare tomba rinascimentale collegata alla figura di Dracula.
Per secoli quella sepoltura è stata considerata semplicemente una delle numerose presenti nel complesso. Nel 2014, però, alcuni studiosi hanno avanzato un’ipotesi sorprendente: potrebbe trattarsi della tomba di Vlad III di Valacchia, il celebre principe conosciuto come Vlad l’Impalatore. La notizia ha rapidamente attirato l’attenzione internazionale, sollevando un interrogativo destinato a rimanere senza risposta definitiva: Vlad III è davvero arrivato fino a Napoli? La teoria nasce dall’incontro tra studiosi italiani e ricercatori dell’Università di Tallinn interessati alla figura del principe valacco.

Santa Maria La nova – La possibile tomba di Dracula – Foto: Mario Severino
L’ipotesi parte da un elemento fondamentale: la morte di Vlad è ancora avvolta da molti misteri. Secondo le fonti storiche, il nobile morì nel dicembre 1476, durante una battaglia. Tuttavia, molti dettagli della sua fine restano incerti. Alcune cronache raccontano che la sua testa venne portata a Costantinopoli come trofeo del sultano ottomano Mehmet II. Del resto del corpo, invece, si persero le tracce. La tradizione rumena indica il monastero di Snagov come luogo della sua sepoltura, ma le ricerche effettuate non hanno fornito prove definitive. Altre ipotesi chiamano in causa il convento di Comana, fondato dallo stesso Vlad, ma anche in questo caso senza conferme. Proprio questa mancanza di certezze ha lasciato spazio a nuove interpretazioni. Al centro della teoria napoletana compare il nome di Maria Balsa. Secondo alcuni studiosi, la nobildonna, arrivata nel Regno di Napoli e accolta dalla corte aragonese, potrebbe essere stata una figlia naturale o adottiva di Vlad III. Maria Balsa sposò il nobile Giacomo Alfonso Ferrillo, la cui famiglia possedeva una cappella funeraria proprio a Santa Maria la Nova. Da qui nasce l’ipotesi: se il legame familiare fosse reale, la sepoltura del principe potrebbe essere stata trasferita in questa cappella.
Il simbolo del drago e gli indizi della cappella Ferrillo
Uno degli elementi che ha alimentato il mistero è la presenza di un grande drago scolpito nella cappella Ferrillo. Il collegamento con Vlad nasce dalla storia della sua famiglia. Suo padre, Vlad II Dracul, apparteneva infatti all’Ordine del Drago, una confraternita cavalleresca fondata nel 1408 per difendere la cristianità dall’avanzata ottomana. Dal termine Dracul nacque il nome Dracula, cioè figlio del Drago. Secondo alcuni ricercatori, il simbolo presente sulla tomba potrebbe quindi rappresentare un riferimento alla dinastia dei Drăculești. Altri elementi decorativi della cappella sono stati interpretati come possibili messaggi nascosti legati alla storia del principe valacco. Gli scettici, invece, ritengono che si tratti semplicemente di simboli tipici dell’arte rinascimentale, letti in modo troppo suggestivo.

Santa Maria La nova – La possibile tomba di Dracula, particolare del drago – Foto: Mario Severino
Gli studiosi favorevoli alla teoria indicano quindi diversi elementi: la mancanza di una tomba certa di Vlad in Romania, la presenza di Maria Balsa alla corte aragonese, i rapporti tra Napoli e l’Europa orientale nel Quattrocento e i simboli della cappella Ferrillo. Secondo questa interpretazione, non esisterebbe una singola prova decisiva, ma una serie di indizi che potrebbero delineare un quadro coerente. La maggior parte degli storici, però, mantiene un atteggiamento prudente.
Il principale problema resta l’assenza di documenti ufficiali: non esiste una cronaca, una lettera o un atto che dimostri che Vlad III sia mai stato a Napoli. Anche il collegamento tra Maria Balsa e la famiglia dei Drăculești non è universalmente accettato.
Chi era davvero Vlad III, il principe diventato Dracula?
Quando si pronuncia il nome Dracula, l’immaginazione corre subito al vampiro della letteratura e del cinema. Ma dietro il mito esiste una figura storica reale: Vlad III. Nato probabilmente nel 1431, Vlad III visse in una regione dell’attuale Romania, la Valacchia, contesa tra il Regno d’Ungheria e l’Impero Ottomano. Da giovane il principe venne consegnato agli Ottomani come ostaggio insieme al fratello Radu, secondo una pratica politica dell’epoca. Questa esperienza contribuì a formare il suo carattere e la sua visione del potere.
Dopo l’assassinio del padre e del fratello maggiore, Vlad iniziò una lunga lotta per conquistare il trono di Valacchia, che riuscì a occupare in tre diversi periodi. Il suo soprannome più famoso, Țepeș (l’impalatore), deriva dal metodo di esecuzione utilizzato contro nemici e traditori. Nel 1462, secondo alcune cronache, l’esercito ottomano avrebbe trovato migliaia di prigionieri impalati davanti alla capitale Târgoviște.
La figura di Vlad è ancora oggi controversa: per alcuni fu un tiranno crudele, per altri un difensore dell’indipendenza della sua terra. Probabilmente fu soprattutto un uomo del suo tempo, segnato dalla guerra e dalla lotta per il potere.
La trasformazione di Vlad III in una figura leggendaria iniziò già durante la sua vita. Nel XV secolo, soprattutto nei territori tedeschi, iniziarono a circolare racconti illustrati che descrivevano le sue crudeltà. Molte di queste storie erano probabilmente esagerate o legate alla propaganda politica, ma contribuirono alla nascita del suo mito oscuro. La vera svolta arrivò però nell’Ottocento, grazie allo scrittore irlandese Bram Stoker.
Nel 1897 venne pubblicato il romanzo Dracula, un’opera destinata a cambiare per sempre l’immagine del principe valacco. Il protagonista di Stoker, però, aveva poco in comune con il vero Vlad III: il principe storico era un sovrano cristiano del Quattrocento, mentre il conte Dracula è un vampiro immortale. Le zanne, la trasformazione in pipistrello, la paura dell’aglio e l’immortalità appartengono alla fantasia letteraria e al folklore europeo.

Il “Dracula” di Bram Stoker – Foto: Stefania Rega
Il mito del vampiro: dalla paura dei morti alla leggenda mondiale
Il mito del vampiro nasce molto prima del romanzo di Stoker. Tra il XVII e XVIII secolo, nelle comunità rurali dei Balcani, epidemie e morti improvvise generavano paura e incertezza. Senza conoscenze mediche moderne, molte persone cercavano spiegazioni nell’idea che i morti potessero tornare nel mondo dei vivi. Nacquero così figure come gli Strigoi e i Moroi del folklore rumeno, mentre nei territori slavi comparve l’Upir, termine da cui deriva probabilmente la parola vampiro. Molte credenze erano legate anche all’interpretazione errata dei fenomeni naturali della decomposizione: taluni cambiamenti del corpo dopo la morte potevano sembrare segni di una vita ancora presente. Da queste paure nacque una delle leggende più longeve della cultura europea. Oggi sappiamo che Dracula appartiene soprattutto a un mondo leggendario, ma il suo fascino sopravvive perché rappresenta domande universali: la paura della morte, il mistero dell’ignoto e il confine sottile tra realtà e immaginazione. E proprio qui ritorna Santa Maria la Nova. Che Vlad III sia davvero sepolto a Napoli oppure no, il mistero ha comunque avuto un effetto importante: riportare l’attenzione su un luogo straordinario. Forse non conosceremo mai la verità sulla tomba di Dracula. Ma è proprio questo interrogativo che rende speciale Santa Maria la Nova. Perché la storia non è fatta soltanto di certezze: è fatta anche di ricerche, ipotesi e racconti capaci di attraversare il tempo.
