La locandina del film – Elaborazione grafica: Paola Germana Martusciello

Il docufilm di Francesco Carignani racconta la visione architettonica della prima docente della Facoltà di Architettura di Napoli e il suo contributo alla trasformazione urbana della città tra modernità, innovazione e speculazione edilizia.

La Napoli di Stefania Filo Speziale, un interessante spaccato artistico/culturale della città partenopea, è il docufilm diretto da Francesco Carignani, presentato il 26 ottobre in anteprima al cinema Metropolitan di Napoli, alla presenza di 400 persone. Il film si incentra su una delle figure artistiche che hanno lasciato un’impronta significativa sul cambiamento dell’edilizia intesa come professionalità di una donna, la prima a laurearsi in architettura a Napoli, ma non solo: la Filo Speziale, infatti, fu anche la prima docente donna presso la Facoltà di Architettura.

Francesco Carignani – Foto (modificata) da comunicato stampa

“La signora Filo” (così amava farsi chiamare) è stata l’autrice di numerosi edifici e ville della borghesia napoletana, ma anche la prima architetta a realizzare un grattacielo nel Sud Italia, inviso aspramente all’interno della logica speculativa di quegli anni. Collocato in via Medina, infatti, l’edificio divenne oggetto di numerose critiche per il mancato rispetto del paesaggio urbano. Il palazzo fu progettato insieme ai collaboratori Carlo Chiurazzi e Giorgio Di Simone: alto 100 metri, con una struttura interamente in calcestruzzo armato e caratteristiche tompagnature blu, divenne una delle opere più avveniristiche dell’epoca. Ingiustamente accusato dalla critica di essere espressione del sacco urbanistico della giunta Lauro, si trasformò in icona cinematografica mondiale dopo che l’ultimo piano venne scelto dal regista Francesco Rosi per ambientarvi la storia del cinico palazzinaro Eduardo Nottola, nel film capolavoro Le mani sulla città.

Il grattacielo di via Medina – Foto: Giorgio Manusakis

Il film di Carignani esplora il genio architettonico di Filo Speziale e il profondo cambiamento urbanistico che attraversò la città di Napoli tra gli anni Cinquanta e Sessanta, ma anche il dilagare della speculazione edilizia conseguente al boom economico degli anni successivi al secondo conflitto mondiale, che investì gran parte della città. Filo Speziale è stata una visionaria capace di lasciare un’impronta indelebile; il regista, infatti, con grande abilità segue le sue tracce attraverso le opere, forse in parte ancora poco conosciute, ridefinendo i confini urbanistici e la topografia di una città sospesa tra l’impegno della ricostruzione post-bellica e gli aspetti incantatrici della modernità.

Attraverso un viaggio visivo e narrativo, il docufilm documenta il rigore morale dell’architetta in un’epoca in cui gran parte dell’architettura e dell’imprenditoria locale si piegava alle logiche della brutale speculazione edilizia. Tra edifici iconici, come appunto il grattacielo di via Medina, e scelte stilistiche che avrebbero coniugato la lezione del Movimento Moderno con l’attenzione per il contesto mediterraneo, Carignani fa così emergere la figura della “Signora”, come simbolo di civiltà estetica e civile.

Un momento della proiezione del film – Foto: Paola Germana Martusciello

Un’opera rappresentativa di una vera scommessa spaziale e ingegneristica realizzata dalla Filo Speziale fu l’edificio del teatro/cinema Mediterraneo, oggi Metropolitan: lo spazio cinematografico sotterraneo più grande d’Italia. Inaugurato nel 1952, fu progettato per contenere oltre 3000 posti a sedere e venne realizzato interamente mediante lo scavo delle monumentali cave di tufo al di sotto del livello stradale di via Chiaia. L’opera è un saggio magistrale di progettazione dei flussi distributivi e di ingegneria acustica; è inoltre il luogo simbolico scelto per l’anteprima del docufilm a lei interamente dedicato.

Il cinema/teatro Metropolitan – Foto: Paola Germana Martusciello

Carignani si sofferma, nella rassegna delle opere, sulla documentazione relativa al Palazzo della Morte (sito in corso Vittorio Emanuele), considerato uno dei capolavori della sua maturità espressiva. Questo edificio a carattere residenziale affronta la sfida di superare un dislivello di circa sessanta metri sul costone tufaceo della città. Il palazzo si arrampica sulla roccia, agendo come una vera macchina per guardare il panorama e garantendo una vista mozzafiato sul golfo a ciascun appartamento. Privo di una facciata convenzionale, l’edificio è accessibile dal livello inferiore attraverso una splendida scala aperta in calcestruzzo a sette rampe, che si avvolge nel vuoto, rielaborando, in chiave ultramoderna, la grande tradizione architettonica napoletana del Settecento.

Infine, e non ultimi per importanza, vi sono le altre opere, come i palazzi residenziali di via Petrarca, caratterizzati dall’elaborazione lecorbusiana dei pilotis. La visione democratica del suo pensiero architettonico fu invece applicata nell’edilizia popolare, come ad Agnano, nel quartiere popolare, dove realizzò gli edifici rotanti. Attraverso un particolare espediente architettonico e geometrico, disegnò dei corpi di fabbrica che includevano edifici-ponte e balconi ruotati a 45 gradi rispetto all’asse principale, orientandoli verso il mare. In tal modo, le palazzine assecondano la morfologia del territorio e si integrano con splendide aree verdi.

Paola Germana Martusciello

Di admin

2 pensiero su “Stefania Filo Speziale, la donna che ridisegnò Napoli”
  1. Non conoscevo la densissima carriera della architetta Stefania Filo Speziale , e ringrazio per questo articolo dettagliato che per me è stata una scoperta . sarebbe stato interessante anche vedere il docufilm , ma in mancanza la professoressa Martusciello ne ha fatto degna memoria

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