Ferdinando Scianna al 31° Artecinema a Napoli e la locandina dell’evento – Foto: Paola Germana Martusciello
Il docufilm diretto da Roberto Andò, presentato alla Biennale di Venezia e riproposto alla rassegna Artecinema a cura di Laura Trisorio.
Ferdinando Scianna è una delle figure più importanti e rivoluzionarie della fotografia italiana e internazionale della seconda metà del Novecento. Il segreto profondo della sua arte è racchiuso in questa frase: “Costruisco le immagini a partire dall’ombra.” Le sue composizioni, rigorosamente monocromatiche, sfruttano i contrasti netti del bianco e nero per scolpire narrazioni sincere e profonde.

Roberto Andò e Ferdinando Scianna in una scena del docufilm “Il fotografo dell’ombra” – Screenshot estratto dal trailer
Infatti, la pellicola si configura come un denso romanzo visivo che esplora la traiettoria del primo fotografo italiano a entrare a far parte della prestigiosa agenzia internazionale Magnum Photos, partendo dalle sue radici, nella Sicilia di Bagheria, per attraversare i contrasti di Palermo e approdare alla maturità di Milano. Roberto Andò restituisce, infatti, il ritratto di un uomo che ha trascorso la sua vita a cercare una forma nel caos del mondo. Nel farlo, individua il baricentro narrativo del film in uno dei filoni più preziosi e rivelatori della produzione scianniana: i suoi straordinari ritratti letterari.
Nel documentario, la fotografia di ritratto si spoglia di qualsiasi velleità celebrativa o plastica: non si tratta di immortalare lo status del soggetto; infatti, la posa scompare per fare spazio all’intimità narrativa. Il suo lavoro, sviluppatosi in oltre cinquant’anni di carriera, si articola lungo tre direttrici fondamentali: il viaggio, il racconto e la memoria.

Uno scatto di Ferdinando Scianna in una scena del docufilm “Il fotografo dell’ombra” – Screenshot estratto dal trailer
Scianna inizia a fotografare la sua terra di origine nei primi anni Sessanta, focalizzandosi sulle feste religiose popolari; nel 1965 pubblica il primo volume dedicato a tali immagini. A vent’anni, incontra Leonardo Sciascia in occasione di una sua mostra, nella quale espone fotografie che raccontano, attraverso scatti di grande impatto, una Sicilia che rivela la sua identità: quella dei borghi più nascosti, aspra e difficile. D’altra parte, in questi scatti Scianna presenta per la prima volta la sua cifra stilistica, che diventerà quella connotazione estetica tipica del suo linguaggio: il bianco e nero.

Uno scatto di Ferdinando Scianna in una scena del docufilm “Il fotografo dell’ombra” – Screenshot estratto dal trailer
Sciascia è l’asse portante di tutta la vita di Ferdinando: lo introduce nella Sicilia letteraria, dove Scianna acquisisce i caratteri espressivi dello stile del linguaggio scritto, che esprimerà nei suoi numerosi articoli, pubblicazioni e collaborazioni con testate giornalistiche non solo italiane e con riviste francesi.
Nel 1987 viene contattato da Dolce e Gabbana per realizzare un calendario concepito in modo del tutto diverso rispetto a quelli prodotti fino a quel momento: un vero stravolgimento stilistico. Il progetto doveva essere un omaggio alla sua Sicilia, quella raccontata negli scatti di tutti i giorni: le strade di paese, i borghetti, le case umili in pietra e mattoni, le stalle, ma anche le donne semplici con i fazzoletti sul capo, i bambini che giocano, i contadini e le processioni. A tale proposito fu scelta la supermodella Marpessa Hennink, una ragazza di una bellezza straordinaria, dal volto comunicativo e dagli occhi di una espressività sconvolgente, fotografata a Bagheria. Scianna decise, infatti, di non fotografarla all’interno degli atelier ma di attuare una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire la fotografia di moda.

Marpessa Hennink in uno scatto di Scianna – Screenshot estratto dal trailer
Il suo intenso percorso lavorativo lo porta a collaborare con Vogue e Grazia. In quella fase incontra, nel periodo parigino, Henri Cartier-Bresson; ne diventa subito amico perché gli apre l’obiettivo della macchina fotografica verso incontri visivi di bellezza e poesia colti in scatti quasi sempre rubati. Incontra Jorge Luis Borges, ne resta affascinato e gli dedica una serie di ritratti meravigliosi, nei quali la cecità dello scrittore si trasforma in una potente capacità visiva.

Jorge Luis Borges in un famoso scatto di Scianna del 1984 – Screenshot estratto dal trailer
“Il fotografo guarda il mondo e più significati riesce a cogliere della realtà, maggiormente la decodifica; la foto deve raccontare le cose, io guardo in bianco e nero, io penso in bianco e nero.”
Scianna cerca l’ombra: le sue immagini si costruiscono a partire da lì, per poi orientare il suo sguardo verso la definizione formale della composizione visiva, ma soprattutto per creare quella dialettica viva che nasce spontaneamente dal rapporto tra il bianco e il nero. Scianna, infatti, costruisce le immagini a partire dalle ombre, per realizzare la sua personalissima cifra stilistica. Letterato e uomo di grande cultura, coglie il significato dell’ombra e ribalta il teorema secondo cui la fotografia scrive con la luce. Le immagini diventano racconto: Scianna coglie gli accenti di ogni espressività, nei gesti, nei sorrisi e negli sguardi, là dove la mente e il cuore si incontrano e dove le ombre non fanno paura, perché sa che proprio lì, nei contrasti più bui della condizione umana, si nasconde la luce più autentica di ogni verità.
Paola Germana Martusciello
Specifiche foto:
le immagini sono screenshot del trailer del film, inserite nell’articolo in osservanza dell’articolo 70 comma 1 della legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio, modificata dalla legge 22 maggio 2004 n. 128, poiché trattasi di «riassunto, […] citazione o […] riproduzione di brani o di parti di opera […]» utilizzati «per uso di critica o di discussione», o per mere finalità illustrative e per fini non commerciali.
