Le tre barche di Ibrahim Mahama con la Amerigo Vespucci ormeggiata alle spalle – Foto (modificata con IA): Paola Germana Martusciello
Tre imbarcazioni monumentali di Ibrahim Mahama trasformano Piazza Municipio in un ponte tra Africa e Mediterraneo, evocando le migrazioni, la memoria del lavoro e il valore universale dell’accoglienza.
Sotto lo sguardo di Palazzo San Giacomo emergono dal suolo tre barche monumentali provenienti dal Ghana: esse rappresentano un ponte di legno e memoria, sospeso sul Mediterraneo, e offrono un colpo d’occhio che apre una prospettiva che estende lo sguardo oltre il porto, fino a sconfinare nell’azzurro del mare, immaginando le bellezze che si possono incontrare negli spazi geografici che non hanno confini.

Le tre barche di Ibrahim Mahama, vista posteriore – Foto: Paola Germana Martusciello
Un mare fatto di legno e di storie si è aperto nel cuore di Napoli; infatti il 21 settembre è stata inaugurata, in piazza Municipio, l’installazione dell’artista ghanese Ibrahim Mahama, che resterà in esposizione fino al 18 novembre. Un’opera monumentale e inedita, ideata in tre imponenti imbarcazioni di legno, alte 5 ,7 e 8 metri, costruite secondo le tecniche artigianali e i modelli tradizionali del Ghana, per poter raccontare un viaggio simbolico tra Africa e Mediterraneo e restituire a tutti i fruitori l’idea di un mare concepito come luogo di possibile incontro tra i popoli, scrigno di memoria collettiva ma, soprattutto, luogo di accoglienza e pace. Le barche sono posizionate in modo da sembrare parzialmente immerse o emergenti dal selciato della piazza, quasi a voler creare un dialogo diretto con il vicino porto di Napoli.
I temi principali scelti dall’artista presentano un focus centrale che verte sulle storie delle migrazioni, sentite dall’artista in due diversi aspetti: come scelte esistenziali e come scelte politiche, vissute attraverso il mare Mediterraneo. Sono storie predisposte al recupero della memoria del lavoro e del ruolo storico di Napoli, considerata come un porto di accoglienza e di speranza.

Le tre barche di Ibrahim Mahama con la Amerigo Vespucci ormeggiata alle spalle e una torre del Maschio Angioino – Foto (modificata con IA): Paola Germana Martusciello
Ibrahim Mahama è attualmente una delle figure più influenti dell’arte contemporanea mondiale. Infatti è diventato celebre a livello internazionale per aver impacchettato monumenti e interi palazzi storici, come i Bastioni di Porta Venezia a Milano e il Barbican Center di Londra, utilizzando immensi collage di sacchi di juta, usati nel suo Paese per l’esportazione di cacao e carbone. Su questi sacchi sono impressi segni, scritte e tracce dei passaggi di mano dei lavoratori, che diventando così simboli del capitalismo globale e dell’eredità coloniale. Attraverso la propria espressività artistica vivendo l’espressività artistica, Mahama mira a restituire dignità alla memoria del lavoro e della fatica umana, riflettendo sugli esiti del commercio globale, sulle migrazioni, ma soprattutto sull’identità.
Nato a Tamale nel 1987, Mahama è oggi una delle voci più potenti e rivoluzionarie dell’arte globale. Nel 2015 ha sviluppato una pratica che considera i residui del commercio coloniale e postcoloniale come archivi viventi del lavoro umano e dello scambio. Consacrato dalla prestigiosa rivista Arte Review come la figura più influente del mondo dell’arte, è il primo artista africano nella storia ad aver conquistato la vetta di questa classifica. La sua cifra stilistica risiede nel trasformare lo scarto in memoria collettiva. In genere, lavora con materiali consumati dal tempo e dalla fatica umana; d’altra parte, il suo fare arte si distingue non come mero atto semplicemente estetico, ma come una forma di profondo “artivismo” di comunità. È proprio questo approccio che lo rende speciale, oltre alla sua capacità di concettualizzazione del fare arte.

Le tre barche di Ibrahim Mahama – Foto: Paola Germana Martusciello
In Ghana ha fondato istituzioni culturali e spazi educativi autogestiti, come il Savannah Centre for Contemporary Art e il complesso Red Clay, per consentire alle nuove generazioni di riappropriarsi della propria storia. Con l’opera Voyageur, a Piazza Municipio, Mahama si conferma un archeologo del presente, capace di costringere le grandi metropoli occidentali a riflettere sui propri fantasmi e sull’amaro prezzo della globalizzazione.
La Fondation Cartier pour l’art contemporain, presenterà The Harvest Seasons, una mostra del tutto inedita per ampiezza in Francia, dedicata a Ibrahim, talentuoso e importante artista, il quale porterà con sé anche nove colleghi, insieme ai collettivi associati, per ampliare ulteriormente la prospettiva espositiva. L’esposizione sarà visitabile a Parigi dal 22 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027.
Paola Germana Martusciello
