La locandina dell’evento e il Gruppo Smeraldo – Foto: Antonio Quaranta

Tra musica, storia e flamenco, con ospite la bailaora Elckjaer Franco Bono, il concerto tenutosi a Napoli presso il Complesso di Santa Maria la Nova lo scorso 19 luglio ha rappresentato un’occasione per rilanciare il patrimonio della tradizione canora partenopea.

a cura di Mario Severino

Gennaro Pisapia e il suo gran ritorno

Il Complesso Monumentale di Santa Maria la Nova di Napoli ha fatto da cornice, lo scorso 19 luglio, a Pisapia eal Gruppo Smeraldo per La canzone napoletana in smoking, uno spettacolo che ha saputo coniugare eleganza, memoria e divulgazione culturale. Non un semplice concerto, ma un viaggio nella grande tradizione della canzone classica napoletana, raccontata con rispetto filologico e resa viva attraverso musica, aneddoti e momenti di coinvolgimento del pubblico.

Per Gennaro Pisapia si è trattato di un ritorno alle origini: entrato nel 1978 a far parte de I Cimarosa, storico quintetto specializzato nella canzone classica napoletana dal Settecento al Novecento, l’artista è stato per anni il volto e la voce del gruppo che raccolse un discreto successo, protagonista di tournée internazionali e apparizioni televisive su Rai e Mediaset.

Dopo lo scioglimento della formazione nel 2005, Pisapia scelse di esplorare altri generi musicali, ma la canzone napoletana, quella che lo ha accompagnato per gran parte della sua carriera, è rimasta sempre il suo punto di riferimento. Da questa consapevolezza nasce il Gruppo Smeraldo, fondato anche come omaggio al compianto Franco Smeraldo, chitarrista salernitano compagno di viaggio nei Cimarosa, scomparso dieci anni fa.

Ad affiancare Pisapia sono Michele Cordova alla chitarra, Peppe Carannante al clarinetto, Alessandro Pignalosa al mandolino, Francopaolo Perreca al sax soprano, sax tenore e percussioni e Mario Carannante al violoncello e basso.

Il Gruppo Smeraldo – Foto: Mario Severino

Lo Stabile della Canzone Napoletana: un patrimonio da custodire, ma aperto alle contaminazioni

Il Gruppo Smeraldo è il cuore dello Stabile della Canzone Napoletana, progetto attivo da anni con l’obiettivo di recuperare, valorizzare e raccontare la vera canzone classica napoletana. L’idea è precisa: sottrarre questo repertorio alla dimensione del semplice intrattenimento, come quello delle tradizionali ‘postegge’ nei ristoranti, per conferirgli la stessa dignità artistica della grande opera lirica o del teatro classico. Ogni spettacolo diventa così una lezione di storia, musica e identità culturale, nella convinzione che questo patrimonio rischi oggi di essere progressivamente dimenticato.

A rendere ancora più originale la serata è stata la presenza della bailaora di flamenco Elckjaer Franco Bono, ospite speciale dello spettacolo. La scelta potrebbe sembrare casuale, ma in realtà Napoli e la Spagna condividono secoli di storia comune: dall’architettura monumentale lasciata dai viceré alla forte influenza linguistica e culturale, fino alla teatralità della religiosità popolare. Su queste radici comuni si inserisce il flamenco, che traduce in movimento coreografico tutta la passione della canzone napoletana. Franco Bono non si limita ad accompagnare i brani con la danza, ma ne sottolinea il ritmo attraverso il caratteristico lavoro di tacchi, aggiungendo colore, movimento e teatralità.

In Malafemmena e Carmela costruisce vere e proprie scene teatrali, dialogando con Pisapia, interpretando i personaggi femminili da lui cantati, mentre sull’ultima canzone del concerto, Tu vuò fà l’americano, coinvolge direttamente alcuni spettatori invitandoli a danzare, trasformando il finale della serata in un momento di festa.

Elckjaer Franco Bono – Foto (modificata) Maurizio Denisi

Pisapia dimostra di appartenere completamente a questo repertorio. La sua interpretazione appare molto naturale, frutto di decenni trascorsi a cantare queste pagine della musica partenopea. Sfilano così i grandi nomi della tradizione: Sergio Bruni, Roberto Murolo, Renato Carosone, E.A. Mario, Libero Bovio.

Tra un brano e l’altro, il cantante accompagna il pubblico con aneddoti e curiosità sugli autori, sulle opere e sulla storia di Napoli, trasformando il concerto in un percorso divulgativo.

Di forte impatto emotivo è la storia di Vincenzo Russo, raccontata per introdurre la sua Torna Maggio; morto a soli 28 anni, consumato dalla tubercolosi, il poeta rinunciò al matrimonio con l’amata Enrichetta per non condannarla a una vedovanza precoce. Prima di morire le dedicò struggenti poesie d’amore e un ultimo biglietto d’addio che la donna conservò per tutta la vita all’interno di un medaglione.

Un momento dello spettacolo – Foto: Mario Severino

Dall’omaggio a Peppino di Capri allo sguardo verso il futuro della canzone partenopea 

Pisapia ha poi rivolto un tributo a Peppino di Capri, scomparso l’11 luglio scorso, ricordandolo come uno degli ultimi grandi interpreti della canzone napoletana. Per rendergli omaggio ha eseguito una versione di Champagne, una delle più note canzoni dell’artista caprese. Il concerto poi è ufficialmente terminato con Tu vuò fà l’americano, ma il pubblico, non pago, ha richiesto a gran voce O surdato ‘nnammurato. I musicisti hanno così impugnato nuovamente gli strumenti per questo bis che ha trasformato il chiostro in un grande coro collettivo. L’obiettivo di Gennaro Pisapia appare chiaro: riportare la canzone napoletana al centro della scena culturale e trasmetterla alle nuove generazioni, proprio mentre scompaiono gli ultimi grandi interpreti della tradizione. Per questo motivo il progetto guarda già al futuro. Pisapia ha annunciato l’intenzione di sviluppare, insieme a Elckjaer Franco Bono e ad alcuni attori, uno spettacolo teatrale in cui musica, recitazione e narrazione storica si intreccino per raccontare Napoli, le sue influenze culturali e la sua identità. Un modo per dimostrare che la canzone classica napoletana non appartiene soltanto al passato, ma può ancora parlare al presente, diventando uno strumento di conoscenza della storia, della lingua e delle contaminazioni che hanno reso Partenope una delle capitali culturali del Mediterraneo.

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