Yayoi Kusama – Foto: Susanne Nillson – Licenza: CC BY SA 2.0 by Flickr
Addio a 97 anni alla visionaria artista giapponese: dai traumi psichici alle celebri zucche, la vita di un’icona immortale dell’avanguardia contemporanea.
La “regina dei pois” ma, soprattutto, l’artista dell’infinito come poesia visiva oltre i pois, così incoronata dalla critica artistica mondiale: Yayoi Kusama si è spenta a 97 anni, in un ospedale di Tokyo, il 14 agosto. Un talento particolare, fuori dagli schemi; ha fatto delle sue fasi psichiche allucinatorie il mezzo per la creazione di originalissime opere d’arte, costellate da un’infinità di punti coloratissimi. Kusama ha realizzato zucche/sculture, che si ridimensionano in percezioni visive nello spazio, grazie all’alternanza o sovrapposizione di strisce sinuose contenenti pois vivaci e colori densi a pasta stratificata cosparsi da vernici ultra lucide; inoltre, le sue installazioni di stanze multiprospettiche con specchi infiniti, i multicolorati decori sui palazzi delle metropoli, raccontano l’essenza di un’artista straordinariamente originale.

Yayoi Kusama – Pumpkin (2015) – Foto: Di Ziko – Opera propria – Licenza: CC BY-SA 4.0 by Wikimedia Commons
Due principi sostanziali emergono dalle opere della pittrice: la linea curva che diventa l’elemento danzante in una sequenza infinita di pois per assemblarsi vivaci nello spazio, e il colore, che si configura e si trasforma in materia scultorea. Nel panorama artistico dell’arte di avanguardia contemporanea, Kusama occupa un posto di rilievo, ed è sicuramente una delle figure più rivoluzionarie, famosa per le note zucche, diventate il suo alter ego, dalla forma generosa e dai caratteri che ne raccontano la forte espressività spirituale.
Una vita artistica giocata su una grande opportunità: quella di poter ribaltare i traumi psichici che, fin da bambina, l’avevano imprigionata in gabbie mentali e sonore, creando finalmente un linguaggio visivo universale; ipnotizzando, così, intere generazioni, fondendo, anche, le tendenze della cultura pop con quelle degli sviluppi artistici delle avanguardie, insieme alle definizioni stilistiche dell’alta moda (Vuitton). Kusama utilizza singoli frammenti, scaglie di un universo polverizzato dai suoi input cerebrali per raggiungere livelli in cui l’infinito viene percepito grazie a migrazioni e aggregazioni di questi inesauribili pois che si incollano sulle tele, quasi ad esorcizzare la paura del vuoto in cui precipitava spesso la sua frammentazione mentale.

Dopo il travolgente e logorante periodo vissuto a New York tra gli anni ’50 e ’70, fece una scelta estrema, quella di vivere in un ospedale psichiatrico, allontanandosi dal suo studio ubicato a pochi passi, in cui trascorse infinite giornate a dipingere, trovando il suo equilibrio. Fuggita dal Giappone a New York nel 1957, dopo aver studiato pittura a Tokyo, divenne subito un nome importante per l’avanguardia. Iniziò negli anni ’60 ad organizzare happenings con corpi nudi dipinti a pois, esprimendo contenuti antimilitaristi e a sostegno dei diritti civili. Nel 2016 le sue opere hanno raggiunto prezzi altissimi rispetto alle vendite di altri artisti importanti, diventando una icona indistruttibile nell’immaginario artistico contemporaneo, riconoscibile grazie alla sua parrucca rosso fuoco e agli abiti rigorosamente a pois. Nel 2017 aprì a Tokyo un museo a lei dedicato, raccontando ai giornalisti la sua vita, lasciando un bellissimo messaggio: “Il mio desiderio è che il futuro luminoso, la bellezza dell’amore e la mia anima vengano tramandati alle nuove generazioni”.
Paola Germana Martusciello
Specifiche foto dal web:
Titolo: Artwork by Yayoi Kusama
Autore: Susanne Nilsson
Licenza: CC BY-SA 2.0 by Flickr
Link: Artwork by Yayoi Kusama | Yayoi Kusama is a true singular fi… | Flickr
Foto modificata
Titolo: Sherbrooke Street, Montréal – Yayoi Kusama – «Pumpkin» (2015)
Autore: Di Ziko – Opera propria
Licenza: CC BY-SA 4.0 by Wikimedia Commons
Link: 201708 sherbrooke street montreal 04 – Yayoi Kusama – Wikipedia
Foto modificata
