Una delle sale della “Sezione numismatica” – Foto: Giorgio Manusakis

Oltre 6.000 reperti tra monete, medaglie, gioielli e tessuti aurei raccontano più di duemila anni di storia del Mediterraneo, dalla Magna Grecia al Regno delle Due Sicilie.

La rinnovata sezione numismatica del Museo archeologico di Napoli è stata riaperta al pubblico il 25 maggio 2026 svelando un eccezionale patrimonio di oltre 6.000 preziosi oggetti come monete, medaglie, coni e punzoni che raccontano la storia economica e sociale della Magna Grecia, di Roma e del Mezzogiorno per arrivare al Regno delle Due Sicilie, insieme a tanti altri materiali archeologici.

Il racconto, attraverso le medaglie e oltre 130 gioielli antichi che provengono da collezioni antiche, ma anche rinvenute negli scavi, ci restituisce capolavori di piccole dimensioni, come le monete, eseguiti con straordinarie perizie tecniche di lavorazione e nell’applicazione dei metalli, a cui si aggiunge lo splendore di quattro bellissimi tessuti aurei provenienti dagli scavi di Pompei; un’attenzione particolare merita il sorprendente anello indossato da Carlo di Borbone.

Alcuni dei gioielli di epoca romana in esposizione – Foto: Giorgio Manusakis

Grappoli di perle, catene d’oro, pietre preziose, bracciali e anelli pregevoli, monete di valore storico ed esecutivo che definiscono la nostra storia, ma anche quella dei territori vicini a Napoli, come quelli della città di Bacoli, dove sono state ritrovate monete particolarissime in cui sono rappresentati, con sorprendente naturalismo, molluschi come le cozze, che documentano la ricchissima produzione di quelle acque, e monete di Neapolis, che invece riproducono addirittura l’effige di Acheloo, identificato nel mito come il padre di Partenope.

Sopra: moneta di Hyria. Didrammo (inizio IV sec. a.C.) – Sul fronte testa femminile e sul retro Acheloo raffigurato come un toro dal volto umano – Sotto: moneta di Cuma. Didrammo (460-430 a.C.) – Sul fronte testa di ninfa, sul retro una cozza e un gambero – Foto: Giorgio Manusakis

La moneta diventa il simbolo del potere imperiale, ma anche testimonianza dell’inflazione, delle trasformazioni dei commerci e delle gerarchie sociali. Straordinaria la sezione dei gioielli, che dopo cinquant’anni riapre al pubblico con il fascino delle paste vitree e dei coralli, illuminati da luci pertinenti, pronte a cogliere la bellezza dei bagliori dell’oro per esaltarne le forme plastiche, evidenziandone la precisione delle incisioni.

Un vero e proprio tesoro ritrovato che ha modificato la Sezione numismatica, creando un altro museo all’interno dello stesso.

Il “Medaglione di Augusto” (2 sec. d.C.) – La moneta è un pezzo unico al mondo, in oro, ritrovata nel 1759 a Pompei e raffigura Augusto con il titolo di “padre della patria” – Foto: Giorgio Manusakis

D’altra parte tutto questo è stato possibile grazie a un importante finanziamento del Ministero della Cultura (PON Cultura e Sviluppo 2014-2020, integrato dai fondi ordinari del biennio 2024-2025) che ha restituito a Napoli uno degli apparati collezionistici più vasti e raffinati d’Europa.

Entrando nelle nuove sale, il visitatore si rende conto di attraversare un percorso immersivo che racconta oltre duemila anni di storia del nostro Mediterraneo. Il fascino dell’allestimento museografico risiede proprio nel concetto che non vi è presente alcuna impaginazione di catalogazione, perché tutto si concentra nel trasformare le monete in veri e propri strumenti per riscrivere le stratificazioni in cui economia, propaganda e religione, insieme all’evidente rappresentazione del potere, si intrecciano in sequenze, scegliendo una possibile strada che conduce alla verità della leggibilità storica, in un allestimento equilibrato e raffinato.

Paola Germana Martusciello

Di admin

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