Cimitero delle Fontanelle – Foto: Mario Severino

Uno dei siti più noti e frequentati del Rione Sanità è stato riaperto al pubblico dallo scorso 19 aprile con nuove e interessanti modalità di fruizione.

a cura di Mario Severino

Un evento attesissimo da devoti, cittadini e turisti

Dopo anni di chiusura, attese e lavori, il Cimitero delle Fontanelle è nuovamente accessibile al pubblico, restituendo a Napoli uno dei suoi luoghi più intensi e simbolici. La riapertura ufficiale è avvenuta il 18 aprile 2026, preceduta da una cerimonia partecipata e profondamente sentita nel cuore del Rione Sanità. Dal 19 aprile il sito è tornato stabilmente visitabile, segnando una nuova fase della sua lunga e complessa storia.

Non si è trattato soltanto di un’inaugurazione formale, ma della conclusione di un percorso di recupero e valorizzazione che ha coinvolto istituzioni e comunità locali. Dopo decenni di incuria, chiusure e riaperture intermittenti – tra cui un momento significativo nel 2010, quando una mobilitazione popolare spinse il Comune a restituire temporaneamente il cimitero ai cittadini – la riapertura del 2026 rappresenta un cambio di passo decisivo in quanto nasce da un partenariato pubblico/privato che affida la gestione del sito alla cooperativa La Paranza, già protagonista della rinascita culturale del quartiere.

Come ha dichiarato il sindaco Gaetano Manfredi, si tratta di un progetto dal forte valore simbolico e strategico, capace di unire tutela del patrimonio e sviluppo del territorio. Oggi il cimitero appare più accessibile, più curato, organizzato per accogliere visitatori in modo ordinato e rispettoso, pur conservando intatta la sua atmosfera potente e sospesa nel tempo.

Affresco della croce e statua di don Gaetano Barbati – Foto: Mario Severino

Le Fontanelle: una cattedrale sotterranea della memoria

Varcando l’ingresso accanto alla chiesa del Carmine, si ha immediatamente la percezione di entrare in un luogo diverso da qualsiasi altro: non un semplice cimitero, ma un’enorme cavità scavata nel tufo, una sorta di ‘cattedrale sotterranea’ che conserva i resti di migliaia di vite anonime.

Lo spazio, di circa tremila metri quadrati, si sviluppa in grandi gallerie alte fino a quindici metri, organizzate come navate: quella dei preti, quella degli appestati e quella dei pezzentelli. Le pareti sono interamente occupate da teschi, tibie e femori, disposti con un ordine che risale in gran parte all’Ottocento, quando il canonico Gaetano Barbati promosse una prima sistemazione del sito e ne favorì l’apertura al pubblico. Camminando al suo interno, si comprende perché venga spesso definito una basilica della memoria. Tra cappelle, altari e spazi secondari si sviluppa un’architettura sotterranea impressionante, arricchita da elementi devozionali e simbolici: dalla scultura acefala di San Vincenzo Ferrer, conosciuto come il “Monacone”, all’area del “Tribunale”, fino alla grande ossoteca dominata da una statua del Sacro Cuore.

Il culto delle anime del purgatorio e il “Tribunale” – Foto: Mario Severino

Le origini: dalle cave di tufo alla tragedia della peste

Per comprendere il significato profondo delle Fontanelle bisogna tornare al 1656, quando Napoli fu colpita da una devastante peste che causò centinaia di migliaia di morti. Le cave di tufo del vallone della Sanità furono trasformate in ossari per accogliere i corpi delle vittime. In questo modo, in risposta ad un’emergenza, ebbe origine un vero e proprio cimitero.

Nei decenni e nei secoli successivi, a quei resti si aggiunsero quelli di altre epidemie, come il colera del 1836, e quelli provenienti dalle sepolture sotterranee delle chiese, svuotate durante le riforme di epoca napoleonica. Si è così formato, nel tempo, uno spazio unico che oggi accoglie almeno quarantamila ossa, anche se la tradizione vuole che sotto il livello attuale ne esistano ulteriori disposte ordinatamente a strati. Il cimitero conserva quindi una memoria collettiva: non nomi e identità individuali, ma storie perdute che continuano a vivere in una dimensione condivisa.

Ossoteca e statua del Sacro Cuore di Gesù – Foto: Mario Severino

Il culto delle anime pezzentelle, tra fede e quotidianità

È proprio questa dimensione collettiva a dare origine a uno degli aspetti più affascinanti del sito: il culto delle anime pezzentelle. Per secoli, i fedeli, spesso donne del popolo, adottavano un teschio, la cosiddetta capuzzella, scegliendolo talvolta dopo averlo visto in sogno. Il gesto iniziale era semplice: pulire il cranio e sistemarlo su un fazzoletto. Ma col tempo il rapporto diventava personale e profondo. Il teschio veniva adornato con rosari, lumini, cuscini ricamati, trasformandosi in una presenza viva nella quotidianità del devoto. In cambio, si chiedevano protezione, grazie, aiuto o persino numeri da giocare al lotto. Era un rapporto di reciprocità, sospeso tra fede, superstizione e bisogno concreto. Il sogno rappresentava il principale mezzo di comunicazione, attraverso cui l’anima si manifestava e stabiliva un dialogo con il vivente.

Alcuni teschi divennero veri e propri punti di riferimento, come il Capitano, legato a racconti ammonitori, o donna Concetta, la “capa che suda”, il cui cranio lucido è interpretato come segno di grazia. Questi elementi raccontano un modo profondamente napoletano di vivere il rapporto con la morte: diretto, familiare, quotidiano.

Alcuni dei teschi – Foto: Mario Severino

Dalla chiusura del 1969 all’attuale progetto di rinascita

Proprio questa dimensione spontanea portò, nel 1969, a una svolta decisiva. Le autorità ecclesiastiche vietarono il culto individuale delle capuzzelle, ritenuto troppo vicino a pratiche pagane e non conforme alla dottrina ufficiale. Da quel momento, e con il progressivo mutare della società, la frequentazione del cimitero diminuì drasticamente. Senza il coinvolgimento diretto dei fedeli, il luogo perse la sua funzione sociale e religiosa, entrando in una lunga fase di abbandono durata decenni, interrotta solo da riaperture sporadiche.

Quello dell’aprile 2026 non è soltanto un ritorno alla fruizione turistica, ma il risultato di un progetto più ampio che ha unito istituzioni e territorio. Gli interventi hanno reso il cimitero più sicuro e accogliente, con nuovi servizi, percorsi organizzati e l’abbattimento delle barriere architettoniche. Fondamentale è stato il coinvolgimento della comunità del Rione Sanità. Il progetto ha generato opportunità di lavoro per i giovani, promosso attività educative e valorizzato il patrimonio culturale come leva di sviluppo sociale. La gestione affidata alla cooperativa La Paranza rappresenta un modello concreto di rigenerazione urbana. Inoltre, è stato avviato un programma di ricerca sulle tradizioni e le narrazioni popolari legate alle Fontanelle, realizzato in collaborazione con Faro Convention Network e Europa Nostra, rafforzando il legame tra dimensione locale e contesto europeo.

La valorizzazione del sito passa anche attraverso strumenti innovativi. L’app “IntoRioneSanità”, disponibile per i visitatori, è stata ideata come piattaforma digitale per promuovere l’intero patrimonio culturale del quartiere. Al suo interno è presente anche un’audioguida del cimitero realizzata con le voci degli abitanti, che restituisce un racconto autentico e partecipato. Inoltre, i visitatori in possesso del biglietto possono accedere a sconti relativi a esperienze culturali locali, incentivando la scoperta del territorio.

Panoramica e particolare di alcuni teschi – Foto: Mario Severino

Visitare oggi le Fontanelle: un’esperienza tra storia e spiritualità

Entrare oggi nel Cimitero delle Fontanelle significa molto più che esplorare un sito storico: è un’immersione nella memoria più autentica di Napoli. La visita è regolata, con prenotazione e ingressi contingentati per garantire sicurezza e rispetto. Accanto alla dimensione culturale, resta viva anche quella spirituale, con momenti dedicati alla preghiera. Questo equilibrio tra memoria, religione e turismo rappresenta uno degli aspetti più significativi della nuova gestione. Le cataste di ossa, le cappelle, le gallerie scavate nel tufo non sono semplici elementi scenografici, ma testimonianze di una città che ha saputo trasformare il dolore in memoria condivisa. La riapertura del Cimitero delle Fontanelle rappresenta molto più del recupero di un sito storico: è un atto di restituzione. Napoli ritrova uno dei suoi luoghi più profondi e identitari, capace di raccontare il legame unico tra i vivi e i morti. Nel silenzio delle sue navate, tra migliaia di teschi senza nome, il cimitero continua a parlare. Racconta una città che non ha mai smesso di dialogare con i propri defunti, trasformando il dolore in memoria e la memoria in comunità.

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