La locandina e parte dell’esposizione – Foto: Paola Germana Martusciello

Un percorso tra installazioni, ricerca e pratiche artistiche per riflettere sul rapporto tra ambiente, tecnologia e culture del progetto.

Nel suggestivo scenario dell’Orto Botanico di Napoli si è svolto l’interessante convegno “Physis” – Ecologie dell’emergenza, un progetto che diventa laboratorio di riflessioni ma non solo: espansione di idee su quel delicato e imprescindibile rapporto tra progetto e natura entro le trasformazioni epistemiche imposte dalle tecnologie emergenti; un simposio colto e accattivante che si articola attraverso due mostre dedicate al design e alle pratiche artistiche contemporanee, grazie alla direzione scientifica della dott.ssa Michela Musto e alla direzione artistica Physis Art del dott. Giovanni Mangiacapra.

Elaborazioni vegetali per il design – Foto: Paola Germana Martusciello

D’altra parte la Natura è stata sempre il luogo dei saperi, il libro da cui si decifrano segni dell’abitare umano, dove ogni elemento viene rielaborato dalle dimensioni estetiche dello sguardo per rendere conciliabile la vita sul nostro pianeta; per rivedere elementi, materiali ecologici e trame di tessuti vegetali che diventano strutture sostenibili in processi operativi estetici e funzionali, come quelli interpretati dal design contemporaneo.

Artisti, architetti, designer hanno utilizzato le potenzialità ibride della tecnologia per ripensare il nostro rapporto con l’ambiente, trasformando gli spazi del giardino botanico in un luogo di idee. Attraverso i lavori site-specific si è cercato di sottolineare la crisi ecologica che il nostro tempo sta attraversando e la necessità di tradurre in linguaggi visivi tangibili quelle ecologie ibride entro cui oggi dialogano materia vivente, tecnologie emergenti e culture del progetto.

Una delle opere di Diana D’Ambrosio in esposizione – Foto: Paola Germana Martusciello

Si sviluppa così un focus di grande interesse che richiama l’origine greca del concetto aristotelico di physis (φύσις), allineandosi al pensiero secondo cui l’essenza di tutto ciò che esiste per natura, a differenza dei prodotti artificiali che hanno il principio della produzione all’esterno, possiede in sé il principio del proprio movimento, dello sviluppo e della generazione, in cui la forma o telos (τέλος) si compie: la natura, intesa in senso aristotelico, è dunque dinamismo continuo, divenire orientato verso un fine preciso.

D’altra parte tutte le prospettive analizzate nel convegno confluiscono su un nodo centrale del pensiero di Heidegger, richiamando un concetto fondamentale che interpreta la techne (τέχνη) non come manipolazione aggressiva, ma come un far venire alla luce ciò che è custodito nel nascosto; il processo artistico diventa così il momento fondamentale in cui l’essere emerge dal suo nascondersi, condividendo con la physis l’essenza di poiesis (ποίησις), cioè del produrre.

Alghe verdi e rosse in esposizione – Foto: Paola Germana Martusciello

L’interessante iniziativa si orienta attraverso le culture “della biomimesi, biofabbricazione e sistemi digitali, esplorando il progressivo passaggio del vivente da dispositivo formale ad agente operativo del progetto”.

Natura e artificio rappresentano la dialettica che apre riflessioni estetiche sui paradigmi essenziali e si interrogano sulla possibilità di superarne la distinzione netta: una ricerca di risposte a quesiti urgenti per dibattere su confronti e sperimentazioni e ridefinire i confini tra artificiale, biologico e tecnologie contemporanee.

Abiti realizzati con tessuti naturali – Foto: Paola Germana Martusciello

Il visitatore si orienta attraverso la monumentalità vivente e secolare di alberi dalle specie di varietà significativa, in un percorso di installazioni di artisti che, attraverso opere di grande interesse, sottolineano la necessità di salvaguardare l’ambiente e di ritornare alle origini dei processi dell’ecologia applicata, in cui il fare dialoga con la materia vivente: un’esperienza immersiva che mette in relazione processi naturali e innovazione tecnologica.

Elaborazioni vegetali per il design – Foto: Paola Germana Martusciello

Il simposio ha visto gli interventi di studiosi e ricercatori degli atenei più prestigiosi, come l’Università agli Studi Federico II, l’Università degli Studi della Campania e la Facoltà di Architettura, contribuendo a ridefinire il ruolo del design nella contemporaneità; le istallazioni collocate nel giardino si configurano quasi come reperti che testimoniano gli archetipi del divenire, opere che aprono una riflessione sul ruolo sostanziale dell’arte e sul modo di abitare il tempo, per recuperare la vera essenza del nostro saper essere attraverso nuove consapevolezze ma, soprattutto, per denunciare le emergenze ecologiche, assumendo il ruolo di segni viventi di una volontà orientata a salvaguardare la nostra amata Terra.

Una delle opere di Giovanni Mangiacapra in esposizione – Foto: Paola Germana Martusciello

Le opere sono state realizzate, utilizzando materiali significativi nel loro rapporto con l’ambiente, da Giovanni Balzano, Franca Bernardi, Mariangela Calabrese, Elettra Cipriani, Diana D’Ambrosio, Olga de Gasperis, Gimmi Devastato, Giovanni Mangiacapra, Michele Mautone, Franco Muti, Gianluca Rondina, Rosella Restante, Pasquale Simonetti.

La mostra è aperta ogni giorno dalle 9.30 alle 16.00 fino al 21 giugno.

Paola Germana Martusciello

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