La locandina della mostra e un’Hydria ceretana (530-515 a.C.) raffigurante Ulisse e due compagni aggrappati al ventre di arieti – Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia – Foto: Simona Colletta

Una mostra allestita sino al 31 ottobre 2026 al Museo Nazionale Archeologico di Cerveteri descrive il filellenismo degli Etruschi mediante una raffinata produzione vascolare di fine VI secolo a.C.

a cura di Simona Colletta

Il ‘ritorno a casa’ (seppur temporaneo) di vasi meravigliosi in stile greco-orientale

L’inaugurazione della mostra temporanea Veder greco in Etruria. Le idrie di Cerveteri ha rappresentato un momento di grande soddisfazione per il direttore del PACT – Museo archeologico di Cerveteri e Tarquinia, Vincenzo Bellelli, e l’archeologo Patrizio Filieri. Con il patrocinio del sindaco di Cerveteri Elena Maria Gubetti, i curatori, grazie ad un proficuo lavoro diplomatico, sono riusciti per l’occasione a riportare nel luogo di origine opere mai esposte sinora in altre mostre.  Per questo evento eccezionale, che nasce sotto il patrocinio di molteplici enti, quali il Comune di Cerveteri, la Regione Lazio, l’Accademia dei Lincei e l’Istituto Nazionale di Studi Etruschi e Italici, sono stati coinvolti musei di fama mondiale. Per la prima volta reperti provenienti dal Louvre di Parigi, dal British Museum di Londra, dai Musei Vaticani, dai Musei Capitolini e dal Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma sono stati radunati nel territorio in cui furono concepiti e realizzati migliaia di anni fa, con l’obiettivo di offrire uno sguardo a tutto tondo su un particolare tipo di manifattura prodotto esclusivamente nel territorio di Cerveteri nel periodo tardo arcaico: le idrie ceretane.

Una delle sale espositive – Foto: Simona Colletta

Per idria o hydria – che in greco vuol dire acqua – si intende un particolare genere di vaso istoriato di origine greco-orientale a tre manici, due orizzontali e uno verticale, utilizzato per attingere, trasportare e versare l’acqua e realizzato in diversi materiali. L’obiettivo dell’esposizione è quello di raccontare le dinamiche sociali e culturali che hanno permesso la contaminazione del mondo etrusco con quello greco e dunque la creazione di manufatti di origine ellenica in Italia centrale, in un arco temporale circoscritto nella seconda metà del VI secolo a.C. Le idrie ceretane, difatti, sono il risultato di una grande sperimentazione avviata in Etruria nel lasso di tempo di appena una generazione, dal 530 al 500 a.C., che ha lasciato a Cerveteri una traccia decisiva, riflessa nell’arte di quel periodo e delle epoche a seguire.

Gli etruschi sono stati grandi estimatori dell’artigianato greco. Lo testimonia la fiorente importazione avviata fin dall’Età del ferro (IX-VII secolo a.C.) di esemplari fittili decorati in tutti gli stili pittorici conosciuti (euboico, corinzio, greco-orientale, attico), ma anche di manifatture in lamine di bronzo. Gli artigiani etruschi hanno così incamerato e fatto proprie non solo le tecniche di lavorazione dei greci, ma anche i contenuti delle narrazioni rappresentate sui vasi, che non sono stati solo oggetti di utilizzo quotidiano ma sono diventati parte integrante dei rituali funerari e dei riti di purificazione – proprio per questo motivo molti sono stati rinvenuti nelle sepolture. Veder greco in Etruria significa percepire il mondo dal punto di vista degli etruschi, ma leggerlo e rappresentarlo ‘alla greca’ attraverso la rielaborazione attiva di storie, miti e codici visuali condivisi.

Hydria ceretana (530-520 a.C.) raffigurante due cacciatori – Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia – Hydria ceretana (510-505 a.C.) raffigurante una coppia di leoni che assalgono cervi – Cerveteri, Museo Nazionale Archeologico Cerite – Foto: Simona Colletta

Il ciclo di Teseo in Etruria: l’idria della Polledrara nella prima sezione della mostra

Il percorso espositivo è diviso in cinque sezioni, ognuna sviluppata attorno a un tema preciso e contraddistinta da una colorazione differente che fa da guida. La prima – Da Oriente a Occidente – illustra le premesse dei contatti tra due civiltà. Nonostante si tratti di territori molto lontani, fin dal I millennio a.C. Grecia ed Etruria intrattennero rapporti commerciali e culturali stabili che si intensificarono a partire dal VI secolo a.C. e che interessarono soprattutto le città greche dell’Asia minore (le attuali coste della Turchia occidentale e le isole limitrofe), detta anche Ionia. Protagonista di questa sezione è l’idria della Polledrara, oggi conservata al British Museum. È uno dei più antichi esemplari di questo tipo vascolare, risalente al VI secolo a.C. e rinvenuto a Vulci nel 1839 durante gli scavi Bonaparte nella Tomba di Iside. L’idria della Polledrara, che presenta la forma caratteristica dei vasi in bronzo, era anticamente abbellita da decorazioni che oggi sono quasi completamente scomparse, ma di cui restano riproduzioni dell’Ottocento. Sul manufatto erano raffigurate scene mitologiche del ciclo di Teseo: nella fascia superiore l’uccisione del Minotauro; nella fascia inferiore Teseo e Arianna e un gruppo di danzatrici guidate dal suono della lira. Il manufatto è esposto, come altri importanti vasi, all’interno di un supporto espositivo realizzato dall’architetto Franco Minissi, che ha la particolarità di consentire l’osservazione dell’opera a 360 gradi.

Hydria “della Polledrara” (inizi VI sec. a.C.) – Londra, British Museum – Foto: Simona Colletta

L’influsso ionico: l’idria Ricci e il dinos della collezione Campana

Nella seconda sezioneVasi e artigiani in viaggiosono presentati i vasi importati dalla Ionia e alcune manifatture locali. Nella seconda metà del VI secolo a.C., nei principali centri etruschi si sviluppò la produzione di vasi a figure nere che, per iconografie e stile, vengono attribuiti ad artigiani arrivati dall’Asia Minore. La particolarità delle idrie ceretane è di aver modulato dalla tradizione greca l’usanza di raccontare con le immagini storie di uomini e animali, reali o immaginari, che oggi sono la chiave per comprendere i rapporti e le contaminazioni tra culture antiche. Il vaso ha così assunto la funzione di supporto narrativo, superando la sua normale funzione di utilizzo domestico o di abbellimento.

Gli etruschi, oltre ad importare vasellame proveniente dall’Asia minore, erano anche i maggiori acquirenti di profumi ed unguenti. Questo determinò che i contenitori per le essenze divennero essi stessi merce molto ricercata. Le profumazioni non erano solo destinate all’igiene e alla cura del corpo, ma avevano anche un importante scopo religioso in quanto erano necessarie per i rituali funebri. Questi vasi provenienti dal mondo greco avevano forme inusuali, a volte divertenti, come piccoli animali, ma anche piccoli frutti, parti del corpo, spesso decorati con alcune pitture.

Nella mostra è presente anche una selezione esemplificativa di ceramiche riferibili ad alcune delle principali botteghe del periodo. Tra i capolavori dell’arte ionica in Etruria è esposta l’idria Ricci. Si tratta di un vaso databile intorno al 530 a.C. e rinvenuto in una ricca tomba della necropoli della Banditaccia a Cerveteri. Il manufatto è attribuito a un artista greco-orientale immigrato in Etruria e oggi identificato con il nome di Pittore del Louvre n. 739. La scena raffigurata sulla sua superficie si sviluppa su due lati: da una parte è visibile il duello tra Achille e Memnone durante la guerra di Troia; dall’altra l’ascesa di Eracle all’Olimpo sul carro trionfale al cospetto di Zeus.

Hydria “Ricci” (530 a.C. ca.) raffigurante il duello tra Achille e Memnon e l’apoteosi di Eracle – Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia – Foto: Simona Colletta

Un’eccezione alle classiche forme dei vasi greci è rappresentata dai dinoi, i quali si differenziano dalle idrie in quanto venivano utilizzati per miscelare liquidi diversi come acqua e vino. Tali vasi avevano pertanto la funzione del cratere, ma differivano da questo per il fondo stondato e una forma più ricercata che prevedeva l’utilizzo di un treppiede o di una colonna come appoggio. Tra gli esempi di dinos esposti c’è quello proveniente dalla collezione Campana che raffigura la danza sfrenata di dieci efebi nudi, i quali corrono e saltano verso destra dimenando le braccia.

Dinos “Campana” (540-520 a.C.) raffigurante efebi nudi che danzano – Firenze, Museo Archeologico Nazionale – Foto: Simona Colletta

Le idrie ceretane: un patrimonio imitato e rielaborato

La terza e la quarta sezione costituiscono il fulcro della mostra e approfondiscono i principali filoni iconografici dei vasi fittili rinvenuti a Cerveteri. Racconti per immagini: gli dei e gli eroi illustra il gruppo di ceramiche prodotte in questo centro dagli artigiani greci. Ne sono esposte una ventina delle circa quaranta realizzate. Questa produzione viene attribuita a due pittori chiamati in maniera convenzionale con i nomi di Pittore dell’aquila e Pittore di Busiride. Sui vasi vengono raffigurati prevalentemente i miti legati alle vicende degli dei e degli eroi del mondo greco. Tra i protagonisti delle leggende si riconoscono Ulisse nell’atto di accecare Polifemo, Eracle che affronta mostri di ogni specie, Efeso che ritorna sull’Olimpo e la nascita di Hermes. A tal proposito, la locandina della mostra riprende un’idria collocata in questa sezione, realizzata dal Pittore dell’aquila attorno al 520 a.C., raffigurante su un lato il mito di Eracle che conduce il mostruoso cane cerbero da Euristeo e sull’altro cavalli alati contrapposti e speculari. Le espressioni quasi caricaturali e la gestualità dei personaggi stimolano la partecipazione dell’osservatore, rendendo la scena ancora più movimentata e interessante, per certi aspetti quasi umoristica.

Hydria ceretana (510 a.C. ca.) raffigurante Eracle contro il gigante Alcioneo – Città del Vaticano, Musei Vaticani, Museo Gregoriano Etrusco – Hydria ceretana (530-510 a.C. ca.) raffigurante l’accecamento di Polifemo – Foto: Simona Colletta

La sezione Racconti per immagini: l’umano e il selvaggio illustra i miti alla luce di un altro elemento essenziale per gli etruschi, ovvero l’attenzione per l’ambiente naturale. I reperti qui esposti hanno come tema momenti della vita quotidiana, soprattutto le scene di caccia, colte perlopiù nelle fasi culminanti.

La quinta sezione, denominata Rielaborazioni, individua le ‘impronte’ che lo stile greco ha lasciato sulle produzioni artigianali successive a questo fortunato trentennio. Le opere più significative del gusto etrusco-ionico sono le lastre parietali dipinte con scene complesse o le pitture ornamentali applicate a contenitori in ceramica grezza. Un altro esempio, inoltre, è identificabile in un’urnetta funeraria che ritrae una coppia di banchettanti distesa sul kline.

Coperchio di urna cineraria con coppia distesa (530-520 a.C.) – Tarquinia, Museo Nazionale Archeologico – Foto: Simona Colletta

In ultima analisi, all’inizio e alla fine del percorso espositivo sono state collocate alcune installazioni multimediali e un’idria tattile, che arricchiscono e rendono più immersiva la visita. La mostra è stata collocata al primo piano del Museo Nazionale Archeologico Cerite e sarà aperta al pubblico fino al 31 ottobre 2026.

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