Teseo festeggiato dagli ateniesi (I sec. a.C. – I sec. d.C.) – Affresco – Museo Archeologico Nazionale, Napoli (Mann) – Foto: Giorgio Manusakis

La presa di potere di Egeo e la nascita di Teseo.

Nella scorsa puntata abbiamo visto come, alla morte di Eretteo, dall’unione di una delle sue figlie con Xuto ebbero origine i tre capostipiti delle razze greche: Ione, Doro e Acheo. Ma facciamo un passo indietro e torniamo alla guerra di successione al trono di Eretteo. Xuto si schierò con Cecrope, il quale era il maggiore dei figli di Eretteo, e per questo fu costretto a fuggire dall’Attica. Cecrope, a sua volta, scappò a Megara e poi in Eubea; lì si alleò con Pandoro fondando una colonia. Il trono di Atene toccò, dunque, al figlio di Cecrope, Pandione, almeno finché i figli di Metione non costrinsero a scappare anche lui a Megara. Lì Pandione sposa Pilia, figlia di Pilo o Pilone, con cui genera quattro figli: Egeo, Pallade, Niso e Lico i quali, alla morte del padre, tornarono ad Atene e scacciarono i figli di Metione, quindi si divisero l’Attica e ad Egeo toccò Atene. A lui si deve il nome dell’azzurro mare di Grecia in cui si suicidò credendo che il suo amato figlio Teseo, partito per Creta con la missione di uccidere il Minotauro, fosse morto; ma questa è un’altra storia, noi, invece, adesso racconteremo brevemente le gesta ateniesi del suo celebre figlio Teseo, il più grande tra gli eroi di Atene, la cui vita è narrata splendidamente da Plutarco.

Antonio Canova – ‘Teseo vincitore sul Minotauro’ (1781) – Gesso – Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno (TV) – Foto: Giorgio Manusakis

Egeo ebbe due mogli, Melite e Calciope, ma con nessuna delle due riuscì ad avere figli, quindi, convintosi che ne fosse causa la collera di Afrodite, introdusse ad Atene il culto della dea, poi si recò a Delfi per consultare l’oracolo. Il responso della Pizia, piuttosto maliziosamente, consigliò ad Egeo di non “aprire la bocca del suo rigonfio otre di vino” fino a che non fosse giunto ad Atene, altrimenti ne sarebbe morto di dolore. Ma, come spesso accadeva con gli oracoli, non fu di facile interpretazione, almeno per Egeo il quale, perplesso, si avviò sconsolato verso Atene. Forse sarebbe dovuto essere più saggio e tornare a Delfi nel più breve tempo possibile, ma Egeo invece ripartì per Atene. Lungo la strada si fermò una prima volta a Corinto dove Medea, che già meditava la sua terribile vendetta contro Giasone, in cambio della promessa di usare la sua magia per dargli un’erede, si fece promettere di essere protetta dai suoi nemici nel caso fosse stata costretta a trovare rifugio ad Atene.

Medea con la spada – Affresco da Pompei, Augusteum – Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann) – Foto: Giorgio Manusakis

Successivamente Egeo pensò di fermarsi a Trezene, dove vi era il suo amico Pitteo. Dovete sapere che questi era considerato un uomo saggio e sapiente; fondatore del santuario di Apollo oracolare a Trezene, di lui si narrava che insegnasse l’arte oratoria nel santuario delle Muse sito nella stessa località e che consacrò un altare a Temi. Date queste credenziali, Egeo credette bene che valesse la pena fare una deviazione al fine di consultare il suo amico circa il responso della Pizia; in fondo chi meglio di lui avrebbe potuto interpretare quelle parole! Qualcuno ha più di un sospetto sul fatto che Pitteo abbia saputo o meno interpretare quell’oracolo, si insinua che fece anche ubriacare Egeo per essere più sicuro della riuscita del suo piano: far giacere Egeo con la figlia Etra; in tal modo, infatti, avrebbe in un sol colpo dato marito alla figlia e il trono di Atene al nipote che sarebbe nato e che avrebbe causato, secondo l’oracolo, la morte di Egeo. La ragazza aveva già avuto una travagliata storia d’amore con Bellerofonte di Corinto a cui era stata promessa, ma, per fatti che non racconteremo qui e che, se volete approfondire, trovate tra le pagine del sito www.miti3000.it, questi fuggì in Caria prima delle nozze e Etra non credeva possibile un suo ritorno; si aggiunga che, secondo alcuni, Pitteo era sotto l’influsso magico di Medea e si capirà meglio come Egeo, ubriaco, finì nel letto di Etra. Quella stessa notte Atena andò in sogno a Etra e le ordinò di recarsi immediatamente alla vicinissima isola di Sferia a versare libagioni sulla tomba di Sfero, l’auriga di Pelope; lì comparve Poseidone il quale, con la connivenza di Atena, giacque con Etra che, successivamente, cambiò il nome dell’isola da Sferia in Iera, “sacra”, e vi eresse il tempio di Atena Apaturia.

Athena promachos (I sec. a.C.) – Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann) –  Foto: Giorgio Manusakis

Poseidone, generosamente, cedette la paternità del figlio a Egeo, il quale diede precise disposizioni a Etra nel caso in cui avesse partorito un figlio frutto di quella notte d’amore. Il re di Atene dispose che il bambino fosse allevato segretamente a Trezene e che, una volta raggiunta l’età matura, gli fosse detto di recuperare la spada e i sandali che Egeo ebbe cura di nascondere sotto un masso enorme, chiamato “Altare di Zeus il Forte”, che si trovava tra Trezene ed Ermione e, a quel punto, si fosse recato da lui ad Atene senza rivelare a nessuno la propria identità. Il figlio, come sappiamo, nacque e il parto avvenne in una località tra Trezene e il suo porto, chiamata Genetlio. C’è chi dice che Etra chiamò subito Teseo il figlio, in riferimento ai pegni depositati per lui da Egeo, altri sostengono che questo nome gli fu dato ad Atene.

Poseidone e Anfitrite sul carro nunziale – Mosaico – Pompei, Casa del Granduca di Toscana – Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann) – Foto: Giorgio Manusakis

Teseo crebbe a Trezene secondo le disposizioni di Egeo, tutelato da Pitteo e educato da Confida; si racconta anche che Pitteo dicesse in giro che Teseo era figlio di Poseidone per tutelarlo maggiormente. Ma c’è anche chi dice che Teseo crebbe a Maratona. In ogni caso il ragazzo ebbe modo di distinguersi per coraggio fin da bambino. Si narra che durante una visita di Eracle a Trezene l’eroe si tolse la sua celebre pelle di leone mentre pranzava con Pitteo e la gettò su uno sgabello facendo spaventare tutti i bambini, i quali scapparono strillando; ma il piccolo Teseo, di appena sette anni, non solo non scappò ma impugnò un’ascia e si preparò a lottare.

Ercole Farnese – II-III sec. d.C. da un originale greco del IV sec. a.C. – Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann) – Foto: Giorgio Manusakis

A sedici anni Teseo si recò a Delfi, dove consacrò ad Apollo la sua prima ciocca virile, quindi, ormai in età matura, Etra lo accompagnò nel luogo dove Egeo aveva deposto i suoi pegni per il figlio. Teseo alzò facilmente il masso, da allora chiamato “Roccia di Teseo”, quindi, raccolti i sandali e la spada, si diresse ad Atene, ma spinto dalla voglia di emulare Eracle, che ammirava moltissimo, non andò via mare come gli consigliarono sia Pitteo che Etra, ma si incamminò via terra, sicuro di andare incontro ad imprese eroiche. Ma di queste inizieremo a parlare nel prossimo articolo.

Delfi, Tempio di Apollo – Foto: Giorgio Manusakis

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