L’ingresso del chiostro con la statua di san Benedetto – Foto: Lucia Fontanarosa

Il complesso monastico del basso Lazio, uno dei più grandi e importanti del mondo, venne fondato intorno al 529 da San Benedetto da Norcia.

a cura di Lucia Fontanarosa

Benedetto e la sua precoce vocazione

San Benedetto nasce a Norcia nel 480, primogenito di una nobile famiglia e fratello di Santa Scolastica, la quale segue le sue orme sposandone integralmente il modus vivendi e abbracciando la vita ecclesiastica. Il monaco umbro studia a Roma ma si rende immediatamente conto che la vita cittadina fatta di eccessi e dissoluzioni è molto lontana dal suo sentire; infatti, è proprio il suo spirito a condurlo in cerca di un luogo ameno, abbracciato dal verde e dal silenzio. Benedetto sceglie dunque una località del basso Lazio per costruire quello che risulterà essere il monastero benedettino più grande al mondo ed il secondo più antico d’Italia, dopo quello di Santa Scolastica di Subiaco, dove molti artisti appartenenti all’età barocca, come Luca Giordano, Francesco Solimena e Francesco De Mura, ne hanno varcato la porta per affrescarne i soffitti e le volte.

La statua di san Benedetto – Foto: Lucia Fontanarosa

All’età di diciassette anni il santo si ritira nella valle del fiume Aniene per intraprendere la vita eremitica. Successivamente, per tre anni vive un’esperienza di totale solitudine, preghiera e meditazione a Subiaco, dove fonda dodici monasteri. Lasciata questa cittadina nel 529, il monaco istituisce la regola “Ora et labora” – tradotta dal latino “Prega e lavora” – che diventa il motto del suo ordine. Il Santo, attraverso questa dottrina, impone una vita fatta di semplicità: secondo Benedetto, con il lavoro fisico, la meditazione e la preghiera si riscopre il senso vero e più profondo dell’esistenza, in comunione con il Signore.

Casinium: da città romana a oasi di pace e di preghiera

Il Santo arriva nel 529 a Casinium, città romana che qualche secolo prima era stata sede di importanti costruzioni, come l’anfiteatro, il teatro, un acquedotto lungo 22 km e numerosi templi. Proprio sui resti di questi edifici di culto pagano nasce l’abbazia.

Il monastero viene costruito su quella che era un’antica acropoli, in cui si collocavano i ruderi delle mura ciclopiche – cinta difensiva composta da pietre calcaree dalle dimensioni eccezionali, costruita in epoca pre-romana, databile tra VI e IV secolo a.C., e di un tempio pagano dedicato al dio Apollo. Tali rovine sono inglobate all’interno dell’abbazia, in cui vengono poi realizzati l’oratorio di San Martino e quello di San Giovanni Battista, quest’ultimo voluto dal Santo per conservare le proprie spoglie e quelle della sorella Scolastica.

La statua di santa Scolastica – Foto: Lucia Fontanarosa

Entrando nella struttura e raggiungendo la loggia del chiostro che offre la vista sulle pianure sottostanti, si capisce istantaneamente il motivo della scelta di Benedetto di costruire l’abbazia proprio lì, a 516 metri dal livello del mare, dove si respirano silenzio e pace.

La storia del monastero: dalla distruzione longobarda alla rinascita grazie all’abate Desiderio

Tuttavia, il monastero nei secoli è bersaglio di terremoti, bombardamenti, invasioni, ma risorge letteralmente più volte dai propri resti. Il primo attacco subito avviene nel 577, a meno di 50 anni dalla costruzione, ad opera di Zottone, abile condottiero che conduce l’espansione longobarda nel Mezzogiorno d’Italia nel 568. Il suo assalto costringe i monaci a rifugiarsi a Roma.

Il cortile esterno – Foto: Lucia Fontanarosa

L’abbazia viene poi ricostruita nel 718 per iniziativa dell’abate Petronace, il quale, come San Benedetto, spinto dal fervore di una vita monastica fatta di quiete, silenzio e preghiera, raggiunge Montecassino trovando solo macerie. Nell’883, il monastero è ancora bersaglio di distruzione per mano dei Saraceni e riedificato nuovamente nel 949 per volontà di papa Agapito II. Successivamente, a Montecassino arriva l’abate Desiderio e con lui il complesso vive un periodo di grande fioritura. Il futuro papa Vittore III dà vita ad uno stile monumentale, chiama artisti provenienti da Costantinopoli e trasforma il monastero in polo culturale e centro studi per teologi, grammatici e rettori. Desiderio fa ricostruire l’abbazia nel 1066 e il completamento dei lavori avviene nel 1071.

In questi anni, il monastero diventa luogo di sviluppo dello Scriptorium, promuovendo una grande attività di copiatura di manoscritti miniati, tra cui il Rabano Mauro Cassinese, il Codice 175, la regola di San Benedetto: testi che descrivono la vita e la storia del complesso e che influenzano, nei decenni a seguire, la scrittura e la cultura europea. 

Cripta, cappella centrale con le statue san Benedetto e santa Scolastica – Foto: Lucia Fontanarosa

Il sisma del 1349 e i bombardamenti anglo-americani

Il 9 settembre del 1349 si verifica un terremoto di forte intensità che colpisce l’Appennino centro meridionale, con epicentro tra Lazio, Molise e Abruzzo. Il sisma rade completamente al suolo l’abbazia ricostruita precedentemente dall’abate Desiderio, distruggendone i mosaici e le decorazioni artistiche, ma risparmiandone le porte bronzee. Il monastero resta in macerie per oltre un decennio ma con l’avvento di Papa Urbano V viene ricostruito mediante contributi provenienti da altri monasteri. Il complesso vede così all’opera, nei secoli a seguire, artisti come Luca GiordanoFrancesco Solimena e Francesco De Mura per affrescarne i soffitti, purtroppo in larga parte demoliti durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale.

Cappella di san Mauro, interno cripta – Foto: Lucia Fontanarosa

Il 15 febbraio 1944 le truppe anglo-americane, convinte che i soldati tedeschi fossero nascosti all’interno dell’abbazia, con le loro bombe colpiscono in pieno l’edificio monastico. L’antico complesso è completamente raso al suolo, anche se tra le macerie si intravedono statue inspiegabilmente integre, scampate all’attacco bellico. Inoltre, la cripta alto medievale dove erano sepolti San Benedetto e Santa Scolastica non subisce particolari danni. Tra gli elementi in salvo vi sono alcuni affreschi sulla parete del presbiterio, l’urna in bronzo, l’altare maggiore, i resti dei santi, nonché le porte in bronzo dell’XI secolo commissionate dall’abate Desiderio, parte del coro, la tomba di Piero dei Medici e il tabernacolo di Nicola Salvi. Per la ricostruzione del complesso, riaperto in forma solenne da papa Paolo VI nell’ottobre del 1964, sono stati seguiti i progetti dello scultore, decoratore ed architetto Cosimo Fanzago. In questo excursus un piccolo cenno merita la Sala dei Bozzetti dell’abbazia, la quale presenta una serie di opere appartenenti alla scuola napoletana, tra i cui nomi spicca quello di Luca Giordano. Al suo interno, si conservano alcuni suoi dipinti, come San Benedetto che piange per la distruzione di MontecassinoDesiderio in preghieraDesiderio che rinuncia alle insegne papali Benedetto sulla navicella di Pietro. Luca Giordano viene ricordato anche per la decorazione della volta centrale dell’abbazia originaria. Infine, tra i bozzetti di Francesco De Mura, figurano: Giudizio di Salomone, Tributo delle monete, L’abate Bertrorio riceve LotorisBertrario ricostruisce CassinoComunione di Lotario e Gregorio detta “I dialoghi”.

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