La locandina dell’evento e ‘Autoritratto’, Lugano, Svizzera (1945) – Foto: Simona Colletta

Alle Terme di Caracalla, a Roma, vengono illustrate in una mostra le tappe salienti della carriera del fotografo italo-croato, il quale concentrò il suo sguardo soprattutto sulla moda femminile e sulle nuove tecnologie digitali.

a cura di Simona Colletta

Horvat: un fotografo cosmopolita, amante della Roma antica

Ci sono mostre in cui si ammirano le opere esposte e altre in cui sono le opere a scrutare lo spettatore, come un momento di verità in cui riconoscersi come parte di un tutto. La mostra dedicata a Frank Horvat, il fotografo cosmopolita scomparso nel 2020, e allestita a Roma, presso le Terme di Caracalla, è senz’altro del secondo tipo. Il suggestivo complesso monumentale non è nuovo a simili eventi: il primo di questi risale al 2023 con la retrospettiva dedicata alla fotografa siciliana Letizia Battaglia; l’anno successivo, invece, è toccato alla raccolta di opere di maestri contemporanei intitolata Narciso. La fotografia allo specchio.

In questo luogo classico, dove i romani celebravano il culto del corpo e della bellezza, le fotografie di Horvat trovano una collocazione eccezionale sia per l’affinità del tema scelto dai curatori sia per la passione del fotografo per le glorie e la modernità della Roma repubblicana e imperiale. L’esposizione, inaugurata lo scorso 11 settembre 2026 e visitabile sino al 10 gennaio 2027, sarà un’importante occasione per far conoscere al pubblico il lavoro di un autore che ha saputo interpretare, con discrezione ed empatia, le complesse sfaccettature dell’identità femminile in un’epoca di grandi mutamenti e di rivendicazione dei diritti. Per il percorso delle Terme di Caracalla, curato da sua figlia, Fiammetta Horvat, e dall’assistente Mathilde Oudin, sono stati scelti dal suo archivio settantadue scatti che raccontano il mondo delle donne con un linguaggio vibrante fatto di ritratti, volti e sguardi che lasciano trasparire l’intimità delle protagoniste.

Panoramica della mostra – Foto: Simona Colletta

Un pioniere della sperimentazione, ricercatore di autenticità

La sua biografia lo caratterizza come un artista cosmopolita: nato ad Abbazia nel 1928, all’epoca territorio italiano e oggi invece croato, nel 1939 è costretto a fuggire a Lugano con la famiglia a causa delle leggi razziali e dello scoppio della Seconda guerra mondiale. Proprio in Svizzera, a soli 15 anni, muove i primi passi nella fotografia: scambia la sua collezione di francobolli per una Retina da 35 mm, la sua prima macchina fotografica.

Nel 1947 fa rientro in Italia, stabilendosi a Milano per frequentare l’Accademia di Brera, un ambiente stimolante ma limitato per le sue vedute. La sua vera scuola è il contatto diretto con la realtà, che approfondisce viaggiando in paesi lontani come l’India, il Pakistan, gli Stati Uniti, il Giappone. Questa formazione sul campo ha trovato la sua massima espressione grazie alle collaborazioni con la celebre agenzia Magnum e con fotografi della portata di Henri Cartier-Bresson e Robert Capa. Stabilendosi successivamente a Londra e Parigi, Horvat affina la sua capacità di osservazione catturando i momenti di vita quotidiana, di cui ama cogliere la semplicità nei gesti minimi e intimi. Lo strumento ideale per questo tipo di istantanea era il teleobiettivo, che permetteva uno scatto che conservasse la spontaneità della scena.

Horvat si è progressivamente affermato come pioniere della sperimentazione legata alle nuove tecnologie digitali, distinguendosi nel panorama artistico per la sua capacità di anticipare i tempi. L’artista è stato uno dei primi utilizzatori del programma Photoshop, uno strumento che all’epoca muoveva ancora i primi passi e di cui ha saputo cogliere l’immenso potenziale creativo, rivoluzionando così i canoni della manipolazione visiva. Il rifiuto dell’artificio e la costante ricerca dell’autenticità del momento hanno guidato Horvat anche nei contesti apparentemente meno spontanei, come gli studiati setting fotografici di alta moda. Sfidando i canoni tradizionali del glamour, il fotografo esortava le sue modelle a trattenere il sorriso, nel tentativo di spogliare l’immagine da ogni costruzione commerciale, per conferirle un’intensità vicina al reale. Non a caso Please, Don’t Smile è anche il titolo di uno dei suoi ultimi libri. Dunque, Horvat ha letteralmente scardinato i canoni ingessati e patinati degli studi fotografici degli anni ‘50, portando le modelle direttamente nelle strade delle metropoli e dando vita a immagini incredibilmente reali e dinamiche.

‘Moda sul metrò’, Parigi (1958) – Foto: Simona Colletta

Il viaggio in Sicilia, sulle orme di Goethe

La mostra si snoda attraverso tre sezioni espositive allestite nelle sale delle palestre delle terme. Le fotografie scelte raccontano il lavoro dell’artista, integrandolo con il complesso architettonico e creando un ponte ideale tra mondo antico e moderno.                                                

Ad aprire il percorso espositivo è la sezione Goethe in Sicilia. Nel 1981, su impulso di un editore palermitano, che gli chiese un reportage fotografico del viaggio compiuto dal poeta tedesco nel 1787 in Italia, da cui nacque il celebre saggio intitolato Viaggio in Italia, arriva nell’isola con il libro in una mano e la macchinetta nell’altra, ripercorrendo le stesse tappe dello scrittore tedesco. Il fotografo custodiva una profonda familiarità con quelle pagine che la madre gli leggeva da bambino. Questo incarico gli offrì l’opportunità di rappresentare visivamente l’immaginario della propria infanzia, scoprendo lungo il cammino come diversi paesaggi fossero rimasti intatti nel tempo.

Nella sezione, dunque, sono esposte venti immagini della Sicilia, in cui la presenza umana è totalmente assente e dominano le vedute che avevano impressionato Goethe a suo tempo.

L’obiettivo di Horvat cattura la classicità delle rovine greche, la natura generativa delle pendici vulcaniche e le tradizioni rurali, restituendo l’incanto di un mondo antico ancora popolato dalle divinità elleniche, dai mostri e dalle orchesse della villa del Principe di Palagonia a Bagheria.

‘Paesaggio’, verso Caltanissetta, Italia (1981) e ‘Villa Palagonia’, Bagheria, Italia (1981) – Foto: Simona Colletta

Le modelle di Horvat: donne comuni, immortalate nella semplicità del quotidiano

La sezione Ritratti di donne reali raccoglie alcuni volti femminili immortalati lungo tutto il suo percorso professionale. Questa selezione rivela come Horvat non possa essere etichettato semplicemente come un fotografo di moda. Al contrario, la sua ricerca si è sempre spinta oltre la superficie della pura estetica formale: il suo intento profondo era quello di mettere a nudo l’animo delle donne, celebrando la forza di tratti autentici, spontanei e non artefatti. Tra le sue modelle ci sono molte donne comuni, lontane dalla celebrità, incontrate nei numerosi viaggi in India, Giappone, Pakistan, Francia e ritratte nei gesti semplici della vita vera, trasformando la quotidianità in pura poesia.

‘Una giovane in un bar di Soho’, Londra (1959) – Foto: Simona Colletta

Al di là dei canoni, delle etichette e dei dettami estetici il fotografo ha saputo cogliere la scintilla vitale dei volti, che raccontano i sogni e le aspettative non di una, ma di tutte le donne, di ogni età, di ogni latitudine. Dopo Horvat la fotografia di moda subisce una rivoluzione radicale. Il suo intuito lo porta a sdoganare l’idea del capo di alta sartoria come oggetto sacro ad uso di una ristrettissima élite, compiendo una scelta che prima degli anni Cinquanta nessuno aveva fatto: portare la moda fuori dagli atelier, per strada, tra i mercati di Parigi, alla fermata della metropolitana, alle corse dei cavalli o nelle strade affollate di Londra.

Le modelle simulavano la quotidianità delle donne comuni: passeggiavano, chiacchieravano con la gente, compravano il giornale o aspettavano l’autobus. Se da un lato l’esperienza del fotogiornalismo maturata a fianco di Cartier-Bresson e dell’agenzia Magnum ha plasmato la sua visione estetica, il grande merito dell’autore, dall’altro, risiede nell’aver saputo rimodulare quelle medesime tecniche in un contesto del tutto nuovo come quello della moda. Va sottolineato, tuttavia, come l’intuizione fosse stata favorita anche dal cambiamento del concetto di eleganza portato alla ribalta dall’ascesa del prêt-à-porter, che proprio in quegli anni rendeva le nuove tendenze accessibili anche alla classe media.

La stampa in quadricromia: la fotografia di Horvat si trasforma in pittura

La terza sezione, Vere sembianze, è un omaggio alla bellezza e alla femminilità di ogni epoca. Qui trova spazio un lavoro realizzato dall’autore negli anni Ottanta: una serie di ritratti iperrealisti eseguiti con la stampa in quadricromia per fasi successive, tecnica che imita la stesura del colore in pittura. Grazie alla maestria nel ricreare la luce, l’atmosfera e il sentimento dei dipinti del passato, uniti al gioco di chiaroscuri su corpi e texture ricreati in studio, queste fotografie sembrano in tutto e per tutto quadri a olio.

‘Sandrine X – Vere sembianze’, Boulogne-Billancourt, Francia (1983) e ‘Aurélia e Léa – Vere sembianze’, Boulogne-Billancourt, Francia (1983) – Foto: Simona Colletta

Il visitatore ha così l’illusione di trovarsi davanti ai veri capolavori di maestri della pittura come Raffaello, Goya o Velázquez. Horvat stesso descrive l’esperimento: “I riferimenti a dipinti celebri sono soltanto un pretesto, un alveo che ho proposto alle modelle per portarle ad essere ancora più somiglianti a se stesse”. Dunque, è proprio la capacità di realizzare un tipo di fotografia senza luogo e senza tempo, promotrice di concreta bellezza e di poetica della quotidianità, a consacrare Frank Horvat tra i grandi classici che hanno lasciato la loro impronta in questa forma di espressione artistica.

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