L’ingresso della mostra con la locandina – Foto: Simona Colletta

Il museo romano dedica una grande retrospettiva al pittore russo, ponendo in evidenza non solo aspetti tecnici e stilistici, ma anche le “impronte” lasciate nella sua produzione da particolari vicende biografiche.

a cura di Simona Colletta

Nell’impressionismo francese le radici dell’estetica di Kandinsky

A Roma, presso Palazzo Bonaparte, sono esposte dal 15 settembre al 14 febbraio 2027 oltre settanta opere di Vassily Kandinsky, provenienti principalmente dalla collezione del Centre Pompidou di Parigi, che oggi, grazie alla donazione della moglie Nina, conserva il nucleo più importante della produzione dell’artista russo. La chiusura temporanea del museo francese, attualmente in ristrutturazione, ha consentito il prestito di alcuni capolavori mai usciti dalla galleria, rendendo ancora più eccezionale l’allestimento capitolino. La mostra nasce sotto il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e dell’Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria del Comune di Roma ed è curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée National d’Art Moderne.

Il percorso espositivo prende le mosse dalle prime produzioni della fine dell’Ottocento: un periodo di formazione e ricerca in cui Kandinsky si misura con uno stile figurativo influenzato dall’impressionismo francese. Nelle prime sale, il visitatore può cogliere la tecnica e le scelte cromatiche del pittore, elementi che contengono i semi della successiva rivoluzione artistica. Da questa solida base figurativa, la mostra si snoda attraverso un viaggio cronologico e stilistico che culmina nelle sale dedicate all’astrattismo, dove la forma si scompone per farsi puro concetto, emozione e colore libero da vincoli accademici. Si tratta, dunque, di un’antologica completa, concepita non come una semplice sequenza di capolavori, ma come un racconto intimo e personale delle fasi evolutive dell’autore.

Il pubblico ha così l’opportunità di comprendere, oltre alla parabola professionale, anche le esperienze che hanno segnato l’uomo dietro la tela: i viaggi, gli affetti, i traumi storici e le crisi interiori. La visita è arricchita da numerosi approfondimenti critici e da fonti storiche inedite, che comprendono fotografie d’epoca, attrezzature dell’atelier e barattoli di pigmenti che restituiscono il contesto storico e privato in cui le opere hanno preso vita. Il vero punto di svolta sensoriale del percorso è rappresentato dallo spazio immersivo. Si tratta di una sala multimediale di ultima generazione, in cui il visitatore è invitato a vivere un’esperienza totalizzante entrando letteralmente all’interno dei quadri. Avvolti a 360 gradi dalle proiezioni delle pennellate del pittore e cullati dalle musiche che lui stesso ha amato maggiormente e che hanno ritmato la sua creatività, gli ospiti possono percepire l’arte non più solo con lo sguardo, ma con tutto il corpo.

Il percorso immersivo – Foto (modificata con IA): Simona Colletta

Le prime fonti di ispirazione: i Covoni di Monet e il Lohengrin di Wagner

Il percorso espositivo si sviluppa in cinque sezioni che tracciano l’evoluzione di Vassily Kandinsky, delineando la sua figura di artista eclettico e visionario, capace di fondere pittura e musica attraverso una comune dimensione di passione e sinestesia.

La prima sezione, Gli esordi: gli anni della formazione, documenta gli inizi e le sperimentazioni postimpressioniste di Kandinsky. La vocazione artistica del pittore emerge in modo tardivo e dirompente. Dopo aver intrapreso con successo una solida carriera universitaria in Russia nel campo del diritto e dell’economia, la sua vita subì una svolta radicale nel 1896. Folgorato dalla visione dei Covoni di Claude Monet esposti a Mosca e profondamente colpito dall’ascolto del Lohengrin di Wagner, il trentenne Kandinsky abbandona il mondo accademico, lascia la Russia e si trasferisce a Monaco di Baviera, all’epoca uno dei centri culturali e artistici più vibranti d’Europa, con l’obiettivo di studiare pittura a tempo pieno. Gli anni monacensi si rivelano cruciali non solo per lo sviluppo stilistico, ma anche per la sua vita privata. Proprio nella città tedesca, infatti, stringe un profondo legame sentimentale e professionale con la giovane e talentuosa pittrice Gabriele Münter, che diventerà sua allieva, compagna e fondamentale sostenitrice della sua rivoluzione visiva. In questo periodo di intensa ricerca, l’artista si dedica all’apprendimento delle tecniche pittoriche, trovando una straordinaria forza espressiva nella tempera e nella xilografia. Desiderosi di confrontarsi con nuovi stimoli e ampliare i propri orizzonti visivi, Kandinsky e Münter intraprendono un lungo e fecondo viaggio attraverso l’Europa e il bacino del Mediterraneo.

Vassily Kandisky – Tunisi, strada (1905) – Olio su cartone telato – Foto: Simona Colletta

Il loro itinerario tocca i Paesi Bassi, le atmosfere luminose della Tunisia e i paesaggi storici dell’Italia, per poi culminare in un soggiorno a Parigi. Nella capitale francese la coppia si stabilisce dal 1906 al 1907, periodo che preparerà il terreno per la nascita della pittura astratta. La mostra pone in risalto il ruolo importante della Münter nella vita e nella produzione del pittore russo. Al fine di dimostrare al meglio il valore di questo legame, la curatrice Angela Lampe ha scelto di dedicare uno spazio dell’esposizione ad alcune sue opere celebri, offrendo un’ulteriore chiave di lettura dello spirito di quegli anni.

Gabriele Münter – Viale di fronte alla montagna (1909 c.) – Olio su cartone su legno – Foto: Simona Colletta

Dal soggiorno a Murnau al ritorno in Russia

Nella seconda sezione Murnau: verso l’astrazione trovano spazio le opere realizzate durante il periodo vissuto sulle Alpi bavaresi. Nell’estate del 1908 la coppia decise di trascorrere un soggiorno nella pittoresca cittadina di Murnau. Questo periodo segnò una svolta importante nella ricerca estetica di Kandinsky. Lontani dalla frenesia di Monaco, immersi in un paesaggio incontaminato fatto di specchi d’acqua e vette maestose, i due autori trovarono una straordinaria fonte di ispirazione per la nascita di una nuova pittura espressiva: nei dipinti compaiono ampie pennellate e colori intensi, mentre le forme si scompongono in linee e figure geometriche. In quell’estate furono poste, così, le basi di un nuovo modo di concepire la pittura. Nel maggio del 1912 venne realizzato il celebre almanacco Der Blaue Reiter (Il Cavaliere azzurro), un manifesto rivoluzionario in cui è descritta la sintesi delle arti senza confini e gerarchie, realizzato da Kandinsky e dal suo amico Franz Marc, con la collaborazione di Gabriele Münter.

Vassily Kandisky – Murnau. Paesaggio con torre (1908) – Olio su cartone – Foto: Simona Colletta

La terza sezione, La Russia. Gli anni di transizione, segna il tempo di una frattura drammatica nella vita del pittore: con la dichiarazione di guerra della Germania alla Russia, Kandinsky è costretto ad abbandonare precipitosamente la terra tedesca per fare ritorno in patria. Questo sradicamento improvviso interrompe bruscamente la stagione della sperimentazione del Der Blaue Reiter e apre un periodo di profonda crisi personale e creativa che si riflette nelle sue opere. Kandinsky ritrova la pace nel 1917 quando sposa Nina Andreievskaia, con la quale, durante l’estate di quell’anno, si ritira ad Akhtyrka, un villaggio situato a 700 km a sud-ovest di Mosca. Questo distacco dalla vita cittadina stimola nel pittore una rinascita emotiva che si riflette immediatamente nella sua produzione. In questa fase, Kandinsky vive un ritorno all’arte figurativa e paesaggistica, quasi a voler ricreare un legame rassicurante con la realtà visibile; per questo motivo, realizza una serie di quadri il cui tema centrale è la vita quotidiana.

Vassily Kandisky – Akhtyrka. Nina e Tatiana nella veranda (1917) – Olio su tela – Foto: Simona Colletta

Dopo la Rivoluzione d’ottobre, il pittore partecipa alla riorganizzazione delle istituzioni culturali del nuovo governo bolscevico, ma nel 1921 lascia di nuovo la Russia per tornare in Germania.

L’esperienza del Bauhaus e il definitivo trasferimento a Parigi

La quarta sezione si intitola Bauhaus: Gli anni teorici. Nell’estate del 1921, Kandinsky riceve l’incarico ufficiale di docenza presso il Bauhaus di Weimar, l’innovativo istituto fondato nel 1919 dall’architetto Walter Gropius. Contemporaneamente, viene incaricato di progettare il salone dell’ingresso della mostra della Juryfreie a Berlino. La scuola tedesca è uno spazio di sperimentazione e ricerca, dove l’artista mette alla prova gli allievi con esercizi che stimolano la loro percezione sensoriale. L’obiettivo è indagare le profonde corrispondenze psicologiche tra forme geometriche e colori primari. Questi ultimi due aspetti rappresentano gli strumenti chiave per sviluppare e affinare la sensibilità visiva e interiore, a cui l’autore affiancò anche la dimensione sonora grazie alle sue conoscenze musicali. Per Kandinsky, ogni colore possiede un suono interiore più acuto o più profondo, più vibrante o più silenzioso: “L’azzurro è vicino al flauto, il blu al violoncello, il blu più scuro al contrabbasso e il blu profondissimo all’organo. Il verde assoluto è associato ai colori calmi del violino, mentre il bianco e il nero sono legati all’idea della pausa e del silenzio.” Questo esperimento teorico sulla percezione si trasformò ben presto in un vero e proprio principio progettuale del Bauhaus. L’influenza di questi elementi fu così pervasiva da caratterizzare non solo i dipinti ma anche la progettazione architettonica degli spazi interni ed esterni della scuola stessa. I medesimi concetti sono riconoscibili nell’opera ‘simbolo’ della mostra, sistemata nella sala principale di Palazzo Bonaparte e intitolata Giallo-Rosso-Blu (1925): una costellazione di colori e forme, che racchiude i principi teorici dell’astrattismo di Kandinsky.

Vassily Kandisky – Giallo-rosso-blu (1925) – Olio su tela – Foto: Simona Colletta

Purtroppo, il periodo di grande energia creativa ricevette un colpo d’arresto con l’ascesa al potere del nazismo. Il Bauhaus non era ben visto dal partito conservatore, che mise in atto una serie di pressioni, a causa delle quali nel 1925 la scuola venne trasferita a Dessau, per essere chiusa definitivamente nel 1933. A questo punto, avvenne l’ultima e definitiva partenza dell’artista per Parigi, dove acquisì la cittadinanza francese e rimase fino al termine della sua vita.

Nell’ultima tappa della mostra, intitolata Parigi: gli anni della maturità, viene raccontato il periodo finale della vita e della ricerca artistica del maestro russo dal 1933 al 1944. Dopo la chiusura del Bauhaus, Kandinsky si ritira con Nina vicino a Parigi, a Neuilly-sur-Seine. I colori della Francia si riflettono nei dipinti, caratterizzati da tonalità morbide, pastello e acidule. L’allontanamento dai grandi movimenti d’avanguardia tedeschi porta Kandinsky a una ricerca più intima, riflessiva e indipendente. La sua arte si distacca parzialmente dal rigore geometrico degli anni del Bauhaus per aprirsi a suggestioni nuove, spesso legate al mondo biologico e microscopico, che si traducono in quadri popolati da figure biomorfe ed embrionali. Il percorso espositivo di Palazzo Bonaparte restituisce, dunque, al visitatore il valore dell’eredità lasciata dall’artista russo, evidenziando come la sua rivoluzione visiva continui a influenzare i linguaggi contemporanei attraverso l’abbandono della figurazione e la nascita dell’astrattismo: un linguaggio che trasforma il colore e la linea in una sinfonia spirituale ed emozionale.

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