Cielo stellato a Plaka Beach (Argolide, Grecia) – Foto: Menandros Manousakis

Dall’urbanistica sino all’economia e alla mitologia del mondo antico, questi astri racchiudono un enorme fascino e, forse, tante altre storie ancora da scoprire.

a cura di Mario Severino

Guardare il cielo per capire la Terra

Fin dall’alba dei tempi, l’essere umano ha rivolto lo sguardo al cielo con meraviglia e inquietudine, cercando ordine in un mondo dominato da eventi imprevedibili. In questo scenario, il moto degli astri rappresentava una rara certezza: ciclico, regolare, prevedibile. Per le società antiche, il cielo era tutto: calendario, orologio e mappa. Non solo scandiva il tempo – giorni, stagioni, anni – ma forniva anche riferimenti spaziali fondamentali per orientarsi e organizzare il territorio. Se il legame tra astronomia e tempo è ben noto, meno indagato è quello con lo spazio. Eppure, l’osservazione del cielo influenzò profondamente anche la nascita e la pianificazione delle città.

Plastico dell’antica Pompei – Sala del plastico, Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann) – Foto: Giorgio Manusakis

L’astronomia come strumento urbanistico

Molti centri antichi vennero progettati secondo precisi allineamenti astronomici e gli assi urbani orientati verso il sorgere del Sole in particolari momenti dell’anno, come solstizi ed equinozi. Queste scelte non erano casuali. L’astronomia offriva un modo per connettere simbolicamente la città all’universo, conferendo agli spazi urbani un significato sacro e cosmico. Oggi questi allineamenti risultano alterati a causa della precessione terrestre, ma grazie alle tecnologie moderne è possibile ricostruire il cielo del passato e comprendere le logiche originarie.

È proprio questo l’obiettivo dell’archeoastronomia, disciplina che unisce astronomia, archeologia e antropologia per studiare il rapporto tra le civiltà antiche e i fenomeni celesti. Essa, inoltre, indaga il modo in cui le antiche civiltà interpretavano gli eventi celesti per scopi religiosi, culturali e pratici, aiutandoci a comprendere meglio le loro credenze e pratiche in funzione della complessità e della sofisticatezza delle loro conoscenze astronomiche. Questo campo di ricerca continua a portare nuove scoperte e a gettare nuova luce sulle relazioni tra l’uomo e l’universo. Uno dei casi più famosi è sicuramente quello di Stonehenge, per il quale l’astronomo britannico Norman Lockyer si basò sul fatto che l’entrata principale del tempio megalitico dovesse essere allineata con la direzione del solstizio d’estate. Basandosi sulla discrepanza tra la direzione di quest’ultimo e il tempo delle sue misurazioni, lo studioso riuscì a datare in maniera abbastanza precisa la fase in cui il monumento venne costruito e destinato alla funzione astronomica, stimandola intorno al 2000 a.C.

Stonehenge – Autore foto: garethwiscombe – Licenza: CC BY 2.0 by Flickr

Il caso della Campania antica: città orientate verso le stelle

In ambito campano abbiamo uno studio effettuato da Ilaria Cristoforo, ricercatrice all’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. La studiosa prende in considerazione 14 città di diversa origine, fondate tra il IV ed il III secolo a.C., e ne esamina l’orientamento. L’analisi si fonda su uno studio preliminare delle loro planimetrie compiuto da Carlo Rescigno e Felice Senatore, attenendosi alla cartografia allegata alle pubblicazioni degli scavi e concentrandosi sugli elementi coevi all’epoca delle loro fondazioni.

Le città indagate sono Capua, Calatia, Suessula, Acerrae, Atella, Abella, Nola, Kyme, Neapolis, Herculaneum, Pompei, Nuceria, Stabiae e Surrentum. Esse presentano tutte una pianta ortogonale o che devia leggermente dall’ortogonalità, con una griglia urbana basata su due assi orientati topograficamente e orientata rispetto ai quattro punti cardinali. In ambiente GIS, con il plug in Azimuth Measurement si è preferito calcolare l’azimut dell’est eliaco per ogni città, essendo generalmente rivolte al sorgere del sole. È stato, inoltre, ricostruito digitalmente il paesaggio dei vari insediamenti tramite il software Horizon, a partire dal punto di incrocio dei due assi, in modo da ottenere dati sull’altezza dell’orizzonte e valutare la visibilità degli astri nei diversi punti geografici. Questi due elementi sono stati uniti in un valore unico, normalizzati e comparati tra loro.

Napoli, il decumano inferiore anche detto ‘Spaccanapoli’ – Foto: Giorgio Manusakis

L’obiettivo della ricerca è stato quello di capire se alcuni orientamenti fossero ricorrenti e corrispondenti ad alcuni eventi astronomici rilevanti. I dati riportano una disposizione privilegiata verso punti in cui, all’epoca, il sole sarebbe sorto tra fine primavera e inizio estate, circa 40 giorni prima del solstizio d’estate e dunque in concomitanza con il sorgere eliaco delle Pleiadi. A tal proposito, è bene precisare che la levata eliaca di una stella indica il fenomeno del sorgere dell’astro poco prima del Sole, dopo un periodo di tempo durante il quale non è stato visibile. Nel caso della Campania antica, Ilaria Cristoforo mette in relazione l’economia locale, basata sulla produzione di cereali e sul commercio, con l’importanza che la posizione delle Pleiadi aveva nello scandire tali attività.

Le Pleiadi: un calendario nel cielo

Le Pleiadi erano un riferimento fondamentale per le attività agricole e marittime. Nel poema Le opere e i giorni, Esiodo collega esplicitamente il loro ciclo ai ritmi della semina, della mietitura e della navigazione.

[…] Quando le Pleiadi Atlantidi sorgono,

la mietitura incomincia; la semina al loro tramonto;

esse infatti quaranta notti e quaranta giorni

stanno nascoste, poi, col volger dell’anno,

appaion dapprima quando è il momento di affilare gli arnesi. […]

[…] poi, dopo che

le Pleiadi e le Iadi e il forte Orione

son tramontati, allora di seminare ricorda.

[…] sappi che quando le Pleiadi, d’Orione la forza terribile

fuggendo, si gettano nel mare nebbioso,

allora infuriano i soffi di ogni specie di venti.

Allora non è più il tempo d’avere la nave sul fosco mare. […]

(Esiodo, Le opere e i giorni)

Tra fine ottobre e inizio novembre, con il loro tramonto all’alba, le Pleiadi marcavano una fondamentale attività dell’anno agrario, in particolare per la produzione cerealicola: l’aratura. Da questo momento era anche sconsigliata la navigazione a causa delle piogge e dei venti. Da marzo, circa 10 giorni dopo l’equinozio di primavera, passavano 40 giorni in cui le Pleiadi non erano visibili per poi ritornare a maggio (il quale prende nome da Maia, una delle Pleiadi) con il loro sorgere eliaco poco prima dell’alba, che all’epoca avveniva nel periodo della prima estate. Tale segno indicava che era di nuovo possibile la navigazione e sanciva altresì il momento della prima mietitura.

Le Pleiadi e la cometa PanSTARRS C/2015ER61 – Autore foto: gianni – Licenza: CC BY-SA 2.0 by Flickr

Nel suddetto caso della Campania antica, l’archeologia ha potuto mettere in luce opere di bonifica, fossati e altri interventi finalizzati alla coltivazione di cereali, con un modello di produzione e distribuzione centralizzato in cui Neapolis assunse una funzione essenziale. Tra il 400 e il 300 a.C. venne creato un sistema monetario unitario in cui tale città coniò una moneta recante l’ethnosKampanos” e come effige un chicco di grano. È quindi evidente che la produzione cerealicola e il suo commercio rappresentassero la maggiore attività economica della Campania.

Per la loro peculiarità, molte culture antiche utilizzavano le Pleiadi come calendario. Dalla loro apparizione nel cielo, i contadini sapevano quando iniziare a raccogliere o piantare, mentre i marinai capivano quando era il momento di aprire la stagione della navigazione. Le Pleiadi diventarono astronomicamente importanti intorno al 2500 a.C., poiché il loro sorgere avveniva in corrispondenza dell’equinozio di primavera che, presso gli antichi popoli della Mesopotamia, rappresentava l’inizio dell’anno. La loro levata eliaca, inoltre, indicava la fine delle inondazioni e, quindi, di un periodo critico di 40 giorni. Da qui probabilmente traggono origine i riferimenti biblici a quest’ultimo numero, che corrisponde alla durata del Diluvio Universale o del digiuno di Gesù.

Per quanto riguarda l’etimo, c’è chi lo fa derivare da ‘pléin’, “navigare”, poiché le Pleiadi indicavano dopo l’inverno l’inizio della stagione idonea alla navigazione; chi invece da ‘pléion’, “più”, poiché sono numerose, e chi ancora da ‘péleiades’, “stormo di colombe”, poiché prima di diventare stelle Zeus le avrebbe trasformate in questi uccelli.

Il mito delle sette sorelle: dal mondo greco alla cultura aborigena australiana

Nella mitologia greca, le Pleiadi erano sette sorelle: Maia, Alcione, Asterope, Celeno, Taigete, Elettra e Merope, figlie di Atlante, il titano a cui Zeus aveva affidato il compito di sostenere la Terra, e di Pleione, la dea protettrice dei marinai. In seguito a un incontro con il cacciatore Orione, le Pleiadi e la loro madre diventarono una sua preda. Per proteggerle dai suoi assalti amorosi, Zeus le tramutò in colombe e le liberò in cielo. Sei di loro erano visibili ed una invisibile. Alcuni autori scrivono che l’invisibile sia Sterope e che questo avvenne per un suo imbarazzo; altri che sia, invece, Elettra, coinvolta nella distruzione della casa di Dardano, oppure Merope, l’unica ad aver sposato un mortale e dunque, per la vergogna, ad aver deciso di allontanarsi dalle altre. Secondo una leggenda tramandataci da Apollodoro, tutte le Pleiadi si unirono in matrimonio con divinità, generando altri dei ed eroi (tranne Merope che invece sposò un mortale, Sisifo).

Atlante Farnese (II sec. d.C. da un originale greco del I sec. a.C.) – Museo Archeologico Nazionale di Napoli (Mann) – Foto: Giorgio Manusakis

Queste stelle, come molte altre, sono associate a miti nelle antiche culture di tutto il mondo. Un aspetto intrigante è quanto siano simili tra loro le storie, perché tutte menzionano sette sorelle, essendo, però, sei gli astri che appaiono luminosi a occhio nudo. A tal proposito, Barnaby Norris, professore di astronomia all’Università di Sidney, ha comparato le versioni greche del mito con i racconti aborigeni, notando numerosi punti di contatto: “La somiglianza tra le storie aborigene e greche delle Pleiadi e di Orione include tre elementi specifici: entrambe identificano le Pleiadi come un gruppo di giovani ragazze, entrambe identificano Orione come cacciatore e entrambe dicono che Orione sta cercando di avere rapporti sessuali con le ragazze delle Pleiadi.”

La somiglianza tra i due miti è intrigante, non essendovi interazione tra le culture europee e quelle aborigene da quando i loro antenati comuni lasciarono l’Africa intorno al 100.000 a.C. fino al 1788, quando gli inglesi invasero l’Australia. Leggende simili si trovano, inoltre, nelle culture africane, asiatiche, indonesiane e native americane. Il team di Norris ha cercato una spiegazione del perché la mitologia coinvolgesse anche una stella invisibile a occhio nudo. Eseguendo simulazioni, i ricercatori hanno scoperto che 100.000 anni fa un settimo astro sarebbe stato visibile, ma che ora è troppo vicino ad un altro da sembrare insieme uno singolo. “Quando gli australiani ed europei erano insieme per l’ultima volta, nel 100.000 a.C., le Pleiadi sarebbero apparse come sette stelle – ha scritto il team nel suo articolo – Dato che entrambe le culture si riferiscono a loro come ‘Sette Sorelle’ e che le loro storie su di loro sono così simili, le prove sembrano supportare l’ipotesi che la storia delle ‘Sette Sorelle’ preceda la partenza degli australiani ed europei dall’Africa nel 100.000 a.C.

Tra cielo e città: un legame ancora da esplorare

L’idea che le città antiche potessero essere progettate in relazione alle stelle apre prospettive affascinanti. Non si trattava solo di osservare il cielo, ma di integrarlo nella vita quotidiana, nell’economia e persino nella forma dello spazio urbano. Le Pleiadi, in questo contesto, diventano il punto d’incontro tra mito, scienza e organizzazione del territorio. E forse, nel loro bagliore tenue, custodiscono una delle storie più antiche mai raccontate dall’umanità.

Specifiche foto dal web

Titolo: Stonehenge
Autore: garethwiscombe
Licenza: CC BY 2.0 by Flickr
Link: Stonehenge | Nice pic of stonehenge | garethwiscombe | Flickr
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Titolo: Le Pleiadi e la cometa PanSTARRS C/2015ER61
Autore: gianni
Licenza: CC BY-SA 2.0 by Flickr
Link: le Pleiadi e la cometa PanSTARRS C/2015ER61 | the M45 pleiad… | Flickr
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