A sinistra: Benjamin Franklin – Licenza: Pubblico dominio by Wikimedia – A destra: pittore napoletano del XVIII secolo, “Ritratto di Gaetano Filangieri”, Museo Filangieri, Napoli – Foto: Giuseppe Schiattarella – Immagini elaborate con IA

I due intellettuali, legati rispettivamente all’Illuminismo meridionale e alla democrazia americana, condivisero idee politiche e morali di grande modernità.

Filangieri e la sua ingiusta “povertà aristocratica”

Sul finire del Settecento, l’intreccio culturale tra l’Illuminismo del Mezzogiorno e la neonata democrazia statunitense diede vita a una delle pagine più suggestive della storia in campo politico. Un dialogo a distanza, che toccò l’acme nell’intesa intellettuale tra il giurista napoletano Gaetano Filangieri e Benjamin Franklin, scienziato e Padre Fondatore degli Stati Uniti.

Nato a Cercola il 18 agosto 1752 in una delle più eminenti famiglie aristocratiche napoletane di discendenza normanna, Filangieri subì direttamente le ingiustizie del sistema feudale che in seguito si propose di riformare. In qualità di cadetto della dinastia dei Principi di Arianello, fu vincolato dalle norme del maggiorascato che, come è noto a molti, consentivano la trasmissione dei titoli nobiliari e dell’asse patrimoniale a vantaggio dei soli primogeniti maschi. Tale normativa lo condannò a una condizione di dipendenza economica, nonostante l’alto lignaggio. Proprio questa situazione di «povertà aristocratica» alimentò la sua aspirazione a una società regolata dal principio del merito e dall’eguaglianza giuridica dei cittadini: temi che emergeranno con prepotenza nella sua opera principale e nelle corrispondenze politiche dell’epoca.

Sebbene avviato alla carriera militare, Filangieri si distinse precocemente per i suoi studi giuridici, tanto che, non ancora ventenne, scrisse il saggio La Morale de’ legislatori, il cui estratto fu pubblicato nelle Notizie de’ letterati di Palermo per iniziativa dell’abate camaldolese Isidoro Bianchi. Nel testo il giovane illuminista napoletano sostiene che le leggi debbano fondarsi sulla ragione e mirare alla felicità pubblica, anticipando, di fatto, quello che sarebbe stato il filo conduttore della sua opera più importante: la Scienza della Legislazione. Nel 1774 pubblicò le Riflessioni politiche su l’ultima legge del sovrano, dedicate al ministro Bernardo Tanucci (1698 – 1783), un giurista che riuscì a eliminare buona parte degli abusi e dei privilegi all’interno del Regno borbonico e che legò il proprio nome alla lotta anticuriale. Secondo Filangieri le leggi proposte da Tanucci aprivano le porte a una riforma rivoluzionaria per l’epoca: l’obbligo per i magistrati di motivare le sentenze sulla base esclusivamente delle leggi scritte del Regno. Una misura che avrebbe eliminato l’arbitrio e i privilegi dei giudici.

Scienza della legislazione sindacata – Licenza: Pubblico dominio, via Wikimedia Commons – Foto modificata con IA

Il conflitto con l’ambiente di corte e la sua partecipazione alla massoneria napoletana

Nonostante il suo disagio nei confronti dell’ambiente di corte, nel 1787 Filangieri fu nominato Consigliere del Supremo Consiglio delle Finanze. Ciononostante, il giurista nutriva un profondo disagio verso l’ambiente napoletano. In una lettera del dicembre 1782 indirizzata a Benjamin Franklin, l’intellettuale descriveva la sua difficile situazione economica, dovuta al fatto di essere un figlio cadetto, e il proprio disagio nei confronti della vita di corte, che riteneva incompatibile con il suo carattere e con il desiderio di dedicarsi agli studi filosofici e letterari. Filangieri percepiva Napoli come una città dominata dall’ipocrisia, dall’ignoranza e da una ‘colonia straniera’ che disprezzava il popolo locale. Tuttavia, la capitale, alla fine del Settecento, era una delle realtà più cosmopolite d’Europa, con una massoneria fiorente che poté godere, nella sua fase iniziale, della protezione della regina Maria Carolina; fu così che Filangieri entrò a far parte di questo ambiente grazie ai contatti del suo precettore, l’abate giansenista Nicola De Luca. Tale nuova condizione fu fondamentale per la diffusione internazionale della sua opera, poiché le logge agirono come una rete di distribuzione per La Scienza della Legislazione, collegando il pensiero napoletano ai circoli radicali parigini e americani.

L’eredità giuridica e culturale di Filangieri

Il suo capolavoro, composto da cinque volumi, La Scienza della Legislazione, i cui primi due furono composti fra il 1774 e il 1780, vide la luce in un periodo storico nel quale non esistevano leggi che esplicitassero i diritti e i doveri dei cittadini (erano operative le “lettres de cachet”, che garantivano al re ampi poteri discrezionali), si imperniava sulla rigenerazione umana attraverso una legislazione razionale che garantisse la libertà individuale e la laicità dello Stato; un trattato illuminista in cui la legge è vista come strumento per garantire libertà, diritti e felicità pubblica. Filangieri critica il sistema feudale, insiste sull’importanza dell’educazione e dell’opinione pubblica e propone uno Stato fondato su leggi razionali, giuste e utili al bene comune. In sintesi, l’opera mira a formare non solo l’uomo, ma il cittadino, cioè un individuo educato alla partecipazione civile e al rispetto delle leggi.

Il progetto di Filangieri, che non fu portato a compimento per la sua prematura scomparsa, prevedeva la stesura di sette volumi:

  • Libro I: Le regole generali della scienza legislativa, pubblicato nel 1780, stabilisce i principi universali della legislazione;
  • Libro II: Le leggi politiche ed economiche, pubblicato nel 1780, tratta lo sviluppo delle ricchezze e i sistemi economici;
  • Libro III: Le leggi criminali, pubblicato nel 1783, dedicato alla riforma del diritto penale e della procedura giudiziaria;
  • Libro IV: Le leggi che riguardano l’educazione, i costumi e l’opinione pubblica,pubblicato nel 1785, è focalizzato sulla pubblica educazione come pilastro dello Stato;
  • Libro V: Le leggi che riguardano la religione. Pubblicato postumo nel 1791, rimasto incompleto.

I libri VI e VII, che dovevano trattare delle leggi sulla proprietà e sulla famiglia, non vennero mai scritti.

L’opera nel suo complesso ebbe un impatto dirompente per l’epoca, tanto da essere inserita nell’Indice dei libri proibiti dalla Chiesa già nel 1784.

Filangieri morì prematuramente a 35 anni, nel 1788, a Vico Equense, colpito dalla tubercolosi. La sua scomparsa suscitò un dolore immenso nei circoli intellettuali napoletani; durante le esequie massoniche, figure come Domenico Cirillo e Mario Pagano pronunciarono elogi funebri, celebrandolo come il “grande uomo” che aveva cercato di trasformare i sudditi in cittadini. La sua eredità fu raccolta proprio da Pagano, che nel 1799 avrebbe cercato di tradurre gli ideali di Filangieri nella Costituzione della Repubblica Napoletana.

La figura di Gaetano Filangieri a Napoli rappresenta l’apice dell’Illuminismo riformatore meridionale: un intellettuale che, pur vivendo all’interno delle strutture di potere del Regno, ne avvertì profondamente i limiti e le contraddizioni.

La corrispondenza storica con Benjamin Franklin e la mediazione di Luigi Pio

Benjamin Franklin (1706–1790), scienziato, inventore, ma anche statista e padre fondatore degli Stati Uniti, fu tra i protagonisti della Dichiarazione d’Indipendenza del 1776 e della Convenzione di Filadelfia del 1787, oltre a rivestire cariche politiche (fu il sesto Presidente del Consiglio Supremo Esecutivo della Pennsylvania nel 1785), fu noto per esperimenti e scritti scientifici, nonché per la fama di uomo saggio e virtuoso. A Franklin si devono, oltre al parafulmine, anche le lenti bifocali.

Il contatto tra Filangieri e Franklin, che mai si incontrarono di persona, avvenne attraverso la mediazione di Luigi Pio, all’epoca segretario dell’ambasciata napoletana a Parigi e incaricato d’affari, con vocazione giacobina tanto forte che, all’inizio del 1790, diede le dimissioni per diventare cittadino francese e partecipare attivamente alla Rivoluzione nei club politici parigini. Franklin, che soggiornò a Parigi come delegato del Congresso tra il 1776 e il 1785, con l’incarico di negoziare trattati politici e militari con il re Luigi XVI, probabilmente già nel 1781 aveva sentito parlare della Scienza della legislazione non solo da Luigi Pio, ma anche dagli ambienti massonici parigini, frequentati anche da Diderot e D’Alembert. Quest’ultimo, infatti, ricevette in dono proprio da Luigi Pio i primi volumi di Filangieri, apprezzandone subito la chiarezza e la precisione, in particolare nei volumi dedicati al diritto penale, utili per il codice della Pennsylvania.

Copia delle lettere del 1783 e 1787 inviate da Benjamin Franklin a Gaetano Filangieri – Foto: Giuseppe Schiattarella, modificate con IA

Il giurista napoletano, dal canto suo, considerava gli Stati Uniti l’esempio concreto e coerente delle proprie aspirazioni riformatrici. In una nota lettera del 2 dicembre 1782, indicò Filadelfia come l’unico luogo in cui immaginava di poter vivere felice, celebrando l’America come “asilo della virtù” e “patria degli eroi”. Filangieri spinse il suo entusiasmo fino a chiedere a Franklin di favorirne il trasferimento nel Nuovo Mondo, con l’idea di partecipare alla redazione del nuovo Codice penale delle Province Unite.

Il diritto alla felicità e la scienza della legislazione

Un tema centrale del confronto di idee fra Filangieri e Franklin fu il “diritto alla felicità”. Sebbene la Dichiarazione d’Indipendenza americana del 1776 contenesse già il riferimento a tale ricerca, precedendo di alcuni anni la pubblicazione dei primi volumi dell’opera di Filangieri, lo scambio epistolare dimostra come tra i due vi fosse una profonda sintonia di valori. Franklin inviò a Filangieri tre omaggi significativi: uno scritto politico nel 1781, la traduzione francese delle Costituzioni dei tredici Stati Uniti nel 1783 e, infine, la Costituzione Federale nel 1787.

Il legame tra i due fu certamente favorito e cementato dalla loro comune appartenenza alla Massoneria. Franklin fu Gran Maestro (1779-1780) della celebre loggia parigina Les Neuf Sœurs, un centro nevralgico dell’Illuminismo radicale, dove le idee di Filangieri erano accolte con grande interesse. La fratellanza massonica agì da catalizzatore per la diffusione internazionale della Scienza della Legislazione, promuovendo una morale filantropica e cosmopolita che vedeva nell’autore napoletano un ‘fratello’ dei rivoluzionari americani. Un esempio tangibile di questa influenza è la fondazione della cittadina di Filadelfia in Calabria. Dopo il devastante terremoto del 1783, il vescovo liberale Giovanni Andrea Serrao, amico intimo di Filangieri e massone, decise di ricostruire Castelmonardo ispirandosi alla pianta razionale progettata da William Penn per Philadelphia.

Filadelfia (VV), Palazzo Serrao dei Feliciani – Autore foto: Di Marco Chemello (Wikimedia Italia) – Licenza: Opera propria, CC BY-SA 4.0 via Wikipedia

L’eredità costituzionale e Mario Pagano

Come sopra accennato, l’influsso americano proseguì oltre la morte prematura di Filangieri. Durante la Repubblica Napoletana del 1799, momento cruciale per la diffusione degli ideali rivoluzionari nel Mezzogiorno, Mario Pagano – principale erede del pensiero di Gaetano Filangieri – elaborò un progetto costituzionale che integrava suggestioni proveniente dalla Costituzione francese dell’anno III (voluta nel 1795 per impedire un ritorno monarchico e rimasta in vigore sino all’avvento di Napoleone) e dal costituzionalismo anglo‑americano, mostrando un’originale sintesi fra tradizione continentale e modelli d’oltreoceano. Tra le innovazioni più rilevanti vi era l’Eforato, un organo incaricato di vigilare sull’osservanza della Costituzione e di prevenire gli abusi dei poteri pubblici. Pur non equivalendo al moderno giudice costituzionale, l’ente rappresentava una forma teorica di controllo sulla conformità dell’azione legislativa e governativa ai principi fondamentali dell’ordinamento, anticipando riflessioni successive sul controllo di costituzionalità.

La dottrina ha messo in luce significative analogie tra l’Eforato e il Council of Censor della Costituzione della Pennsylvania, organismo politico eletto a tempo determinato, unico nella storia americana, introdotto per la prima volta nella Costituzione della Pennsylvania del 1776 e successivamente in quella del Vermont, non più applicato in quest’ultimo Stato alla fine dell‘Ottocento. Entrambi gli organi furono concepiti per verificare il rispetto della Costituzione da parte dei poteri pubblici e, se necessario, promuovere rimedi istituzionali. Come si legge in una pubblicazione ufficiale del 1991, a cura del Segretario di Stato, sull’opera del Consiglio dei Censori, in occasione del 214esimo anno dell’indipendenza del Vermont, si evidenzia come, sin dalla sua origine, si fosse voluto attuare “un meccanismo attraverso il quale i cittadini potevano esaminare periodicamente le azioni dei funzionari eletti e nominati”. Questa affinità testimonia la circolazione transatlantica delle idee costituzionali nel tardo Settecento e l’influsso del costituzionalismo americano sul pensiero napoletano, mediato anche dalla ricezione delle opere di Filangieri negli Stati Uniti. Il progetto del 1799 a Napoli va quindi considerato una prova della maturità della cultura giuridica riformatrice nel Regno di Napoli: non una semplice emulazione francese, ma una convergenza di esperienze costituzionali che fece dell’Eforato un significativo anticipatore delle future istituzioni di garanzia della supremazia costituzionale.

Saverio (Xavier) della Gatta, “La distruzione dell’albero della libertà a Largo di Palazzo” (1800) – Licenza: Pubblico dominio, via Wikimedia Commons

Il Filangieri del XXI secolo

In conclusione, il dialogo tra Filangieri e Franklin non fu solo uno scambio epistolare tra letterati illuminati e massoni, ma un vero laboratorio di costituzionalismo moderno, in cui le aspirazioni di una democrazia nascente si intrecciavano con il desiderio di rigenerazione universale dell’Illuminismo napoletano. Cosa penserebbe Gaetano Filangieri dei nostri tempi? A questa domanda prova a rispondere una serie web, originale e per alcuni controversa, in otto brevi puntate a lui dedicata intitolata Gaetano è tornato, disponibile su YouTube e sui social. Il filosofo napoletano, risvegliatosi dopo quasi 250 anni, esce dal suo palazzo e si confronta con i problemi della società di oggi, lasciando trasparire tutta la sua modernità di pensiero. Particolarmente emblematica, in questi giorni in cui il populismo sembra imperare e la ragione essere messa da parte, è una delle sue più celebri espressioni: “tutto per il popolo, ma niente attraverso il popolo”. Tra le tante riflessioni sulla disuguaglianza, sulla globalizzazione, sulla democrazia e sul rapporto con una tecnologia che condiziona profondamente la nostra società, Filangieri affronta anche il tema del diritto alla felicità del cittadino, sancito nella Costituzione degli Stati Uniti, attraverso un dialogo virtuale con Franklin.

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Titolo: Benjamin Franklin
Autore: Di David Martin – The White House Historical Association,
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Link: Benjamin Franklin 1767 – Benjamin Franklin – Wikipedia
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Titolo: Scienza della legislazione sindacata
Autore: Biblioteca Europea di Informazione e Cultura
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Link: File:Grippa, Giuseppe – Scienza della legislazione sindacata, 1784 – BEIC 14214705.jpg – Wikimedia Commons
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Titolo: Filadelfia (VV), Palazzo Serrao dei Feliciani
Autore: Di Marco Chemello (Wikimedia Italia)
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Link: Filadelfia Wikigita Calabria 2022 f02 – Filadelfia (Italia) – Wikipedia
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Titolo: Veduta di Santa Lucia (Largo di Palazzo) e San Martino, Napoli,1799 – Saverio (Xavier) della Gatta – “La distruzione dell’albero della libertà a Largo di Palazzo” (1800)
Autore: Guiscard?/Saviero (Xavier) della Gatta? (active 1777-1828)
Licenza: Public domain, via Wikimedia Commons
Link: File:Veduta di Santa Lucia (Largo di Palazzo) e San Martino, Napoli,1799.jpg – Wikimedia Commons
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