L’ingresso della mostra – Foto: Simona Colletta

Al Parco archeologico del Colosseo una mostra aperta al pubblico sino al prossimo 18 ottobre racconta, attraverso importanti reperti e tradizioni epiche, il legame tra l’antica città dell’Asia Minore e l’Urbe.

a cura di Simona Colletta

Il ruolo di Troia nel Mediterraneo, al di là dell’epos

Un’esperienza eccezionale attende fino al 18 ottobre 2026 i visitatori della mostra Troia e Roma. Miti, leggende, Storie del Mediterraneo antico, allestita al secondo piano del Parco archeologico del Colosseo. Infatti, oltre all’opportunità di apprezzare da vicino reperti rari, usciti per la prima volta dalla Turchia, potranno accedere, con lo stesso biglietto, anche al percorso interno dell’Anfiteatro Flavio. Il progetto nasce dal protocollo d’intesa, stipulato nel 2025, tra Ministero della Cultura italiano e Ministero della Cultura turco, che ha l’obiettivo di valorizzare le comuni radici storiche, consolidare il legame di cooperazione culturale e favorire il dialogo tra le due nazioni. L’intento della mostra è mettere in luce il rapporto tra Ilio e Roma, partendo da una ricostruzione che non si basa solo sulla tradizione epica, bensì sull’analisi scientifica e rigorosa degli scavi e del materiale archeologico.

L’iniziativa si configura come uno degli eventi espositivi più ricchi mai realizzati su Troia, in grado di riportare al centro del dibattito scientifico e culturale la complessità storica di un insediamento a lungo identificato principalmente con il mito narrato da Omero e Virgilio.

Come afferma Rüstem Aslan, direttore del sito turco, giunto a Roma per presenziare all’apertura della mostra, Troia fu una città dell’Anatolia antica che ha avuto un ruolo cruciale nel Mediterraneo dall’Età del Bronzo fino alle soglie dell’Alto Medioevo. La guerra combattuta tra gli Achei e i Troiani è da considerarsi molto più di un semplice racconto epico: prima di tutto, è stato un evento storico che ha rappresentato uno spartiacque per il mondo classico e ha definito una sorta di genesi dell’identità ellenica. In seguito al conflitto, infatti, i Greci hanno distinto la propria civiltà da quella di chi ne era estraneo.

I curatori della mostra: Alessio De Cristofaro, Massimo Cultraro, Roberta Alteri e Rüstem Aslan – Foto: Simona Colletta

Enea e la sua gloriosa discendenza

I Romani riconobbero nei Troiani i propri antenati e ne esaltarono le gesta attraverso il racconto del viaggio di Enea descritto da Virgilio. Omero menzionò questo personaggio solo in una parte marginale dell’Iliade, ma gli attribuì il compito di realizzare una gloriosa profezia: far risorgere la grandezza di Troia dopo la distruzione provocata dai Greci al termine della guerra. Il principe, che nel 1184 a.C. si lasciò alle spalle la città in fiamme durante la notte della sua caduta, intraprese un lungo viaggio nel Mediterraneo che, dopo anni di peripezie, sarebbe terminato sulle coste dell’Italia centrale, dove fondò Lavinio. Da questo centro iniziò la discendenza che diede i natali a Roma.

Dopo la sua morte, il figlio Ascanio continuò l’opera di radicamento nel territorio spostandosi verso l’entroterra laziale per fondare un nuovo nucleo abitativo, chiamato Alba Longa. Secoli dopo, Rea Silvia, principessa della stirpe di questa città, diede alla luce due gemelli. Il primo dei due, Romolo, il 21 aprile del 753 a.C. tracciò il solco su cui si sviluppò Roma. Per il popolo romano, l’idea di essere discendente dai Troiani rappresentò l’assunzione di caratteri culturali e ideologici che determinarono l’evoluzione della civiltà e la posizione dell’Urbe nel grande mosaico del Mediterraneo antico.

La mostra si articola in cinque sezioni espositive, ognuna delle quali, attraverso i reperti archeologici, contribuisce a delineare i connotati storici del mito, che per sua natura non è una forma di pensiero scientifico-razionale, ma un contesto parallelo che va indagato con strumenti specifici.

La Troia dell’Età del Bronzo: un centro di frontiera tra Greci e Ittiti

La prima sezione, Troia, offre una ricca ricostruzione della vita nella città che ha fatto da sfondo ai racconti epici fino al 1871, quando Heinrich Schliemann iniziò gli scavi in Turchia con l’obiettivo di verificare la fondatezza del mito. Le ricerche portarono al rinvenimento del “Tesoro di Priamo”, ma furono necessari diversi anni per giungere ad un’esatta datazione delle origini di Ilio.

Un reperto di eccezionale importanza, che testimonia l’attività di Troia già nel XIII secolo a.C., è la tavoletta in lingua ittita, databile tra il 1290 e il 1272 a.C., che riporta la stipula della pace tra il re Muwattalli II e il re Alaksandu di Wilusa (nome di Troia in lingua ittita). Per comprenderne meglio l’organizzazione e l’estensione urbana bisogna attendere gli studi svolti negli anni Ottanta da Manfred Korfmann, che fornirono numerosi dettagli sull’insediamento.

Tavoletta in lingua ittita con dettaglio del trattato di pace tra il re ittita Muwattalli II e il re Alaksandu di Wilusa (XIII sec. a.C.) – Foto: Simona Colletta

I reperti archeologici testimoniano gli intensi rapporti di Troia con il mondo miceneo, l’Anatolia ittita e il Mediterraneo orientale, confermando il ruolo strategico della città nelle grandi reti commerciali, dovuto alla posizione di controllo sullo stretto dei Dardanelli, tra il Mar Nero e il Mar Egeo.

L’architettura monumentale dei palazzi lascia supporre che Ilio fosse governata da un’autorità centrale e che vigesse un’organizzazione sociale fortemente gerarchizzata. Per quanto riguarda i culti, gli scavi hanno restituito statuette antropomorfe e zoomorfe, idoli stilizzati in pietra e marmo, vasetti legati ai rituali e caratterizzati da un forte valore simbolico. Il materiale rinvenuto documenta che la Troade, per la vicinanza al mondo ittita e alla Grecia, sia stata caratterizzata da un’identità interculturale e di frontiera. Gli scavi hanno anche evidenziato che la vita economica era fondata sull’agricoltura, l’artigianato e gli scambi commerciali.

Una delle sale espositive – Foto: Simona Colletta

Grande importanza rivestiva anche la manifattura tessile: un dato, questo, confermato dal ritrovamento di fusaiole e pesi da telaio. La dimensione religiosa era profondamente integrata nella vita quotidiana, come testimoniano i piccoli vasi rituali rinvenuti negli spazi abitativi. Tali oggetti erano usati probabilmente per invocare protezione per la casa e per i membri della famiglia.

L’Iliade e l’Odissea sono le principali fonti attraverso le quali sono stati tramandati gli eventi legati alla guerra di Troia secondo la narrazione greca.

I due poemi sono il frutto di un’importante tradizione orale sviluppatasi attraverso il canto degli aedi e la messa in scena dei racconti eroici e furono riportati per iscritto probabilmente tra VIII e VII secolo a.C. L’Iliade racconta gli ultimi eventi della guerra di Troia, concentrando l’attenzione sul valore del fato e del coraggio. L’Odissea, invece, affronta i temi del viaggio e del ritorno, rappresentando il Mediterraneo come un luogo di incontri e accadimenti.

Per oltre dieci secoli l’epica svolse un ruolo fondamentale nella conservazione della memoria storica collettiva e conobbe una notevole diffusione per tutta l’area del Mare Nostrum. In questo panorama narrativo gli episodi del ciclo troiano furono i temi più riprodotti nell’arte antica.

Sarcofago di Aurelia Botiane Demetria raffigurante tre episodi della guerra di Troia (212-225 d.C.) – Foto: Simona Colletta

Dai protagonisti della guerra ai luoghi visitati da Enea

La seconda parte è dedicata ai Protagonisti dell’Iliade e alla grande varietà delle loro rappresentazioni su mosaici, vasi e bassorilievi. Omero concentra il racconto su alcuni personaggi principali che incarnano i valori del mondo aristocratico nel Mediterraneo nell’Età del Bronzo: tra gli Achei Agamennone è il re di Micene, comandante della coalizione greca, mentre Achille rappresenta il prototipo del guerriero legato agli ideali di onore e gloria.

Se Ulisse simboleggia astuzia e diplomazia, Aiace incarna il valore militare, mentre Menelao, sovrano di Sparta, è il marito di Elena, causa della guerra. Fra i Troiani la figura principale è Ettore, principe difensore della città. Priamo incarna la continuità dinastica e il valore regale, mentre Paride, il principe cresciuto come un pastore a causa di una funesta profezia secondo la quale sarebbe stato la causa della rovina della città, assume il ruolo di responsabile del conflitto con il rapimento di Elena.

Nel racconto intervengono costantemente anche gli dei che influenzano il destino dei singoli eroi e delle battaglie.

Nella terza parte sono esposti i ritrovamenti archeologici che fanno riferimento alla Fuga. Dopo la distruzione di Troia, Enea fuggì dalla città in fiamme, dando inizio a un lungo peregrinare intervallato da momenti di sosta sulle coste del Mediterraneo. Nelle prime tappe si fermò in Tracia, a Delo e a Creta, tentando invano di realizzarvi insediamenti. Il viaggio continuò verso l’Epiro, dove incontrò Eleno e Andromaca, due superstiti troiani che si erano integrati nel nuovo territorio. Successivamente proseguì verso la Magna Grecia, passando dalla Puglia alla Sicilia, luogo nel quale morì il vecchio padre Anchise. A quel punto veleggiò verso l’Africa settentrionale, approdando dunque a Cartagine. Dopo questa sosta, infine, Enea ripartì attraversando il Mediterraneo centrale per arrivare alla meta definitiva nell’Italia centrale, fondando così, sulle coste laziali, Lavinio.

Rilievo con Afrodite, Eros e Anchise (I sec. d.C.)- Foto: Simona Colletta

Dalle scoperte a Castro e Santa Palomba al mito di Enea sotto Augusto

Nella quarta parte, La nuova Troia e il viaggio di Enea, vengono esposte alcune tracce storiche riconducibili al passaggio dell’eroe e alle sue soste lungo la penisola, con particolare attenzione a due siti archeologici di recente scoperta: Castrum Minervae (Castro), nel Salento, dove è stato rinvenuto un tempio dedicato a Minerva, e la necropoli di Santa Palomba, a pochi chilometri da Ariccia (Roma), per l’importanza attribuita ai personaggi che vi sono sepolti.

Nella quinta e ultima parte della mostra, intitolata Enea e Romolo, l’attenzione si concentra sulla discendenza dell’eroe troiano. A quest’ultimo, nel racconto omerico, era stato assegnato il compito di far rinascere Ilio, rimanendo, tuttavia, una figura di contorno, poco definita. Virgilio ne recuperò i tratti per arricchire la storia di un valore mitico che fosse all’altezza dei nobili natali di Roma. L’Eneide fu composta tra il 29 e il 19 a.C., durante il governo di Augusto. Nel progetto dell’imperatore, il mito di Enea avrebbe avuto la funzione di creare una memoria delle origini che collegasse il principato al passato leggendario di Troia.

Rilievo con la fuga di Enea da Troia (I-II sec. d.C.) – Foto: Simona Colletta

La visita si conclude con la possibilità di completare il percorso nell’anello interno del Colosseo e di godere dei diversi affacci sull’arena dell’anfiteatro, che fu il gioiello dell’epoca imperiale.

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