La Piramide di Bomarzo – Foto: Simona Colletta

Definito popolarmente come Sasso del predicatore o Sasso con le scale, secondo i più recenti studi il monumento può essere ritenuto come un antico osservatorio astronomico.

a cura di Simona Colletta

La Tuscia e il suo meraviglioso patrimonio boschivo

Addentrarsi nei boschi della Tuscia vuol dire entrare in contatto con numerose presenze. È facile incontrare volpi e cinghiali ma anche i lupi, che negli ultimi anni hanno ripopolato la zona e si muovono lungo la dorsale appenninica. Le grandi querce e i castagni secolari vigilano come testimoni silenziosi sulla vita di questi boschi che custodiscono tesori preziosi. Sono luoghi magici, che hanno incantato i visitatori e fornito tanto materiale creativo agli artisti che vi hanno trascorso del tempo. Uno di essi è stato Pierpaolo Pasolini, che, dopo aver girato le scene del Vangelo secondo Matteo, ne è rimasto talmente affascinato da comprare la Torre medievale di Chia, vicino alla quale costruì la sua abitazione/studio.

Nel comune di Bomarzo è conosciuto il Sacro Bosco, che ogni anno attrae turisti e appassionati di giardini per le creature ambigue e misteriose realizzate al suo interno per soddisfare lo spirito eccentrico del principe Vicino Orsini. Costui, oltre 500 anni fa, si rifugiò in questi territori per allontanarsi dall’orrore dei campi di battaglia e lasciar sfogare liberamente il pensiero nell’arte. Le statue del Sacro Bosco, oltre al messaggio mitologico, veicolano una storia più antica che risale a un milione di anni fa, quando l’attività vulcanica della zona portò alla formazione di grandi blocchi erratici e di zone di accumulo, che costituirono la base per la realizzazione delle sculture del parco.

Sacro bosco di Bomarzo, la tartaruga e la balena – Foto: Simona Colletta

Il peperino è un materiale dal classico colore grigio scuro, grezzo e molto resistente agli agenti atmosferici, ma che si presta anche ad essere lavorato e scolpito. La sua natura porosa e permeabile fa sì che si integri nell’ambiente circostante, assorbendone anche l’aria e l’energia e donando una sorta di vitalità alle opere che con esso vengono create.

In epoca romana i voluminosi monoliti rappresentarono un’importante fonte di approvvigionamento di materiale edile. Dell’attività di estrazione resta ancora traccia sulla parete rocciosa della Via Cava, una “tagliata” scavata nel peperino, dove si legge la frase latina: “ITER PRIVATUM DUORUM DOMITIORUM”. L’iscrizione testimonia che il percorso era un passaggio privato dei fratelli Domizi, che tra il 40 e il 70 d.C. gestivano il recupero dei materiali da costruzione nella zona.

L’iscrizione sulla via cava – Foto: Salvatore Fosci

La Piramide: un tesoro sepolto per secoli ma sempre vivo nella memoria collettiva

Inoltrandosi nella Valle del Tacchiolo, non lontana dal centro abitato, si giunge a un suggestivo masso scolpito dall’uomo, conosciuto come la Piramide di Bomarzo. Le prime notizie sull’opera risalgono al 1911, ma la scoperta non diede seguito a successive campagne archeologiche e fu rapidamente dimenticata, tornando a ‘riposare’ tra i segreti dei boschi, sepolta da terra e vegetazione. Del Sasso del predicatore o Sasso con le scale, così chiamato dalla gente del posto, per molti anni è rimasta traccia solo nei racconti degli anziani, tramandati come una leggenda.

Tuttavia, non staremmo qui a parlarne se nel 2008 Salvatore Fosci, un cittadino di Bomarzo, sulla base di quanto narrato da suo nonno e da suo padre, non avesse ricercato il masso e lo avesse liberato completamente dalle piante infestanti e riportato alla luce. Oggi, il monumento rupestre è completamente ripulito e visitabile e i sentieri per raggiungerlo sono battuti e bonificati all’inizio di ogni stagione grazie all’impegno di volontari che si adoperano per la tutela della memoria del territorio. Salvatore, con la sua dedizione, ha restituito alla comunità un pezzo di storia dimenticata a cui ora solo studi approfonditi e sistematici potranno dare voce.

L’interesse e la curiosità suscitate dal monumento sono molto forti. Per alcuni si tratterebbe di una tomba del periodo etrusco, secondo altri invece si collocherebbe in un’età antecedente. La mancanza di studi ufficiali sull’origine della piramide rende tutte le supposizioni ancora incerte, in attesa di essere verificate.

La Piramide di Bomarzo – Foto: Simona Colletta

La funzione della struttura: un ‘misuratore del tempo’ dai contorni mistici

Il monumento presenta, nel suo lato esposto a nord, tre rampe di scale principali. Quella più lunga, composta da ventotto gradini, conduce a un camminamento orizzontale che, a sua volta, porta verso una seconda più breve e centrale che termina su una piccola terrazza. In posizione parallela a questa rampa, ma spostata poco più a ovest, ne è stata scavata una terza che condivide con essa lo stesso piano di partenza e arrivo. È evidente come nell’arco dei secoli al masso sia stato conferito un alone di sacralità e per questo abbia goduto di una particolare forma di rispetto che lo ha risparmiato da successivi interventi umani e dai saccheggi del peperino, facendolo arrivare intatto fino ad oggi.

Il complesso di scale e gradini, solcato da scoli e canalette, rende il sistema equiparabile per similitudine ai monumenti rupestri di Abu Simbel (Egitto), Monte d’Accoddi (Sardegna), Mnajdra (Malta), utilizzati in epoche antiche come ‘misuratori del tempo’ e ‘osservatori del ciclo solare’. Si tratta, in sostanza, di sistemi destinati a decifrare il movimento del Sole nel cielo e a individuare alcuni momenti cruciali dell’anno come l’equinozio e il solstizio.  L’organizzazione della struttura fa pensare inoltre a un grande altare rupestre, dove venivano svolti riti per celebrare il passaggio delle stagioni.

Una delle rampe di accesso – Foto: Simona Colletta

Lo studio di Salvadori sulla Finestraccia e il Puntatore “nascosto”

Un’affascinante interpretazione astronomica è stata avanzata da Marco Salvadori sulla base delle osservazioni svolte a Bomarzo tra il 2021 e il 2025, riportate successivamente nel compendio La Piramide di Bomarzo ed i suoi Valori Astronomici. Nell’ambito dell’indagine svolta sull’intera area, l’autore individua altre due strutture limitrofe alla Piramide, che secondo i suoi calcoli farebbero parte di un unico complesso adibito all’analisi del movimento solare e al calcolo del tempo. In particolare, a poca distanza dal monumento, si trova una seconda struttura rupestre scavata nella roccia, che ricorda vagamente una casa o una tomba. Il fabbricato presenta due aperture, una sopra l’altra, diverse per grandezza e rivolte verso est. La finestra superiore, ribattezzata dalle persone del posto come finestraccia, funzionerebbe come una camera oscura: la proiezione delle luci e delle ombre, all’interno del locale, permetterebbe il tracciamento della posizione del Sole dall’alba del solstizio d’inverno fino a quello d’estate su di un’asta posta in fondo al vano rupestre.  

Il ‘puntatore nascosto’ e la ‘finestraccia’ – Foto: Simona Colletta

Per confermare tali rilevazioni è possibile che gli antichi si avvalessero di un altro ‘dispositivo’ dall’eccezionale precisione astronomica, posizionato alla stessa quota, spostato poco più a sud: il Puntatore ‘nascosto’. Si tratta di un buco ricavato nella roccia, dall’apparenza naturale, ma che svolge il ruolo determinante di ‘marcatore equinoziale’ per la conferma delle osservazioni fatte nel complesso. L’eccezionalità del Puntatore, come rivela Salvadori, sta nel fatto che “in due soli periodi dell’anno, gli equinozi di primavera e d’autunno, il Sole dell’alba attraversa il foro, proiettando per alcuni minuti un raggio di luce perfettamente definito.

L’alba del 20.03.2026, equinozio di primavera, attraverso il ‘puntatore nascosto’ – Foto: Marco Salvadori

Pertanto, entrambi i dispositivi menzionati potrebbero essere considerati strumenti d’indagine, i cui risultati sarebbero stati rappresentati successivamente sul masso adattato come altare. La proiezione della luce dalla Finestraccia, confermata dal raggio filtrato dal Puntatore, avrebbe permesso di annunciare l’arrivo del ‘giorno sacro’, che si sarebbe manifestato in maniera spettacolare sulla Piramide e festeggiato con celebrazioni e riti propiziatori. Allo scoccare del ‘mezzogiorno astronomico’, corrispondente al raggiungimento della massima altezza del Sole all’orizzonte, si sarebbe svolto uno dei culti più importanti dell’anno. La luce, con uno spettacolare effetto ottico, sarebbe tornata a illuminare la scala rimasta completamente in ombra tra l’autunno e l’inverno, rappresentando il rinnovarsi del ciclo solare e il ritorno della fertilità. Il complesso della Piramide di Bomarzo potrebbe quindi essere una forma arcaica di osservatorio astronomico, ma solo le future ricerche potranno confermare o smentire questa ipotesi.

Il solstizio d’inverno 2025 attraverso la ‘finestraccia’ – Foto: Marco Salvadori

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