Foto: Stefania Rega – Modificata con IA
La protagonista del primo libro dello scrittore partenopeo è un’appassionata di pittura che, per via di un incantesimo, dalla Posillipo del 2023 si ritrova immersa nella Rivoluzione Napoletana del 1799.
Un libro eclettico, in cui si mescolano storia e mistero
Se è vero che esistono i generi narrativi è vero anche che un solo romanzo ne può contenere diversi. È il caso del primo libro dello scrittore napoletano Claudio Aorta. Pubblicato dall’editore Balzano solo qualche mese fa, si intitola Il tempo del girasole e il suo tratto più evidente è proprio la sorprendente agilità con cui attraversa i generi.
La storia parte con tinte decisamente realistiche e contemporanee. La protagonista è Elena Giachetti, un’affascinante trentatreenne che vive a Napoli e lavora in un’azienda farmaceutica. La sua è la vita ordinaria di una persona colta, economicamente agiata, in una grande città italiana. Ha una casa, degli amici, una relazione con un uomo e diverse passioni. Tra queste, la pittura. E sarà proprio per dipingere un quadro che si ritroverà arroccata sulla collina di Posillipo, accanto ad uno strano girasole: una luce bianca ed Elena percepisce un cambiamento. Le ci vorrà un po’ di tempo e una discreta dose di incredulità mista a disperazione per rendersi conto che dopo quella strana esperienza non si trova più nella sua città nel 2023 ma nella Napoli del 1799, fresca di rivoluzione e del nuovo governo repubblicano.

Gaspar van Wittel, ‘Veduta di Napoli con il borgo di Chiaia da Pizzofalcone’ (1700-1710 ca.) – Olio su tela – Napoli, Gallerie d’Italia, Palazzo Zevallos Stigliano – Foto: Giorgio Manusakis
Elena e i suoi speciali incontri in un dettagliato contesto storico
Da questo punto in poi il tono del romanzo cambia e diventa decisamente storico. Elena Giachetti ha la buona sorte di ritrovarsi, suo malgrado, in una Napoli in totale effervescenza per gli ideali giacobini che hanno appena acceso una rivoluzione e cacciato dalla città la monarchia borbonica, istituendo al suo posto un moderno governo repubblicano, con idee nuove, di uguaglianza e di giustizia sociale. Inoltre, Elena incontra alcuni dei personaggi storici che hanno dato un contributo fondamentale a tale esperienza: Eleonora Pimentel Fonseca, prima di tutto, membro del Comitato repubblicano e direttrice del mitico Monitore Napoletano. Conosce, poi, i medici Nicola Neri e Domenico Cirillo, noti per la loro attività professionale e vicinissimi alla neonata Repubblica. Saranno tutti giustiziati al ritorno dei Borbone sul trono, e questo ovviamente lo sa solo Elena.
Uno degli aspetti più affascinanti dei viaggi nel tempo è proprio questo: chi ripercorre il passato sa che cosa accadrà alle persone che incontra, e la possibilità di cambiare il corso della storia è invitante e inquietante allo stesso tempo. Anche Elena si pone il problema appena arrivata nel 1799. Deve svelare l’epilogo tragico della Repubblica con il massacro della migliore generazione di intellettuali che la città abbia avuto e suggerire ai giovani repubblicani di scappare da Napoli o deve lasciare che le cose seguano il loro corso?
Elena viene travolta dagli eventi e dall’umanità delle persone. Di pagina in pagina la storia si fa sempre più intricata. Nuovi personaggi entrano in scena, tante vicende si susseguono a ritmo serrato.
Aorta è un autore con piglio narrativo molto efficace, ha uno stile rapido, un fraseggiare leggero. Grazie a un’accurata ricerca, restituisce un’ampia pagina della Napoli di quel momento, soffermandosi su una serie piuttosto variegata di elementi. Le descrizioni degli interni, ad esempio, sono puntigliose, con gli arredi riportati fin nei minimi dettagli. Lo stesso vale per l’abbigliamento, in particolare per quello tipico della ricca dama, così illustrato dall’autore: “silhouette slanciata adornata da ricami sottili, dai disegni asimmetrici e floreali, che scivolavano lungo la gonna con grazia. Il corsetto, stretto in vita, evidenziava la sua figura, mentre le maniche ampie e leggermente arricciate al polso aggiungevano un tocco di raffinatezza”. Senza dimenticare l’abbigliamento dei popolani con giacche corte, gonne bicolore lunghe fino ai piedi, scialli e berretti. E poi le strade brulicanti di Napoli oppresse da un pesante olezzo, dove la speculazione edilizia non ha ancora soffocato la natura selvaggia, dove le carrozze sferragliano a tutte le ore e dove è possibile sentire e vedere una popolazione che vive, lavora, si muove indefessamente.

Giuseppe De Nittis, ‘Pranzo a Posillipo’ (1879 ca.) – Olio su tela – Milano, Galleria d’Arte Moderna, Collezione Grassi – Foto: Giorgio Manusakis
Non solo storia, ma anche fede, medicina e… amore
A tenere insieme una materia narrativa molto mobile è la figura della protagonista, Elena. È una donna intelligente e capace di iniziativa, che non perde tempo e si inserisce nel tessuto sociale di fine Settecento. Crea relazioni umani forti e offre le sue conoscenze scientifiche ‘avanzate’. Ma Elena è anche la portavoce dell’autore. Un altro aspetto del romanzo, oltre a quello realistico e storico, è rappresentato dalle continue riflessioni sui campi più svariati. Uno degli argomenti più indagati è la fede, in particolare i modi profondamente diversi in cui viene vissuta nel XVIII e nel XXI secolo. Elena fa ovviamente da ponte tra queste due realtà. È lei che segnala le differenze, le sfumature minime o le evidenti discrepanze, tra il sentimento religioso vissuto con una certa disinvoltura dai suoi contemporanei e la forte fede dei napoletani del Settecento.

Edoardo Tofano, ‘La monaca (La monacazione di Maria Spinelli)’ (1864) – Olio su tela – Napoli, Museo Civico di Castel Nuovo – Foto: Giorgio Manusakis
Sempre appoggiandosi sulle sue vicende, l’autore ci parla anche di medicina, di pittura, di sentimenti e attrazione. E a proposito di questi ultimi aspetti, poteva mancare una storia d’amore? No, non poteva. Per ora il lettore deve accontentarsi di qualche accenno, di indizi disseminati qua e là. La bella e intelligente Elena non poteva non rapire un cuore all’alba del Romanticismo. Il tempo del girasole sembra non essersi concluso, ma rimandare a una seconda puntata.
