Foto: Paola Germana Martusciello
Un percorso espositivo che mette in dialogo fotografia contemporanea e capolavori della scuola barocca napoletana.
Un omaggio a un grande protagonista della fotografia contemporanea, l’unico progetto a colori estrapolato da una costante ricerca estetica improntata sui valori visivi del bianco/nero, che si realizza nel luogo più barocco dell’arte: il Museo del Tesoro di San Gennaro. Dopo la scomparsa dell’artista Mimmo Jodice, la mostra Il colore di Mimmo Jodice a cura di Sylvain Bellenger, infatti, mette in luce un aspetto meno noto del lavoro del maestro della fotografia, ma, allo stesso tempo, di grande interesse per la sua ricerca artistica.

La sala con la statua di San Michele Arcangelo (1689-91), opera di Luca Giordano, Lorenzo Vaccaro e Giovan Domenico Vinaccia e le foto di Jodice esposte – Foto: Paola Germana Martusciello
I suoi lavori si concentrano quasi sempre sugli effetti visivi del bianco/nero, mentre la produzione di queste opere evidenzia un’attività incentrata sul colore, quello che emerge dall’osservazione dei capolavori realizzati dagli artisti di scuola barocca napoletana, esposti nella mostra Un secolo di furore a Napoli, presso Villa Pignatelli, nel 1985, un grande progetto fotografico nato dall’osservazione ravvicinata delle grandi tele degli artisti barocchi. Opere che sono state oggetto di un importante intervento di restauro, curato da Barbara Jodice e Marco Spatuzza. Scatti di una originalità e creatività visiva di grande spessore estetico, volti a cogliere le espressioni reali di un’umanità racchiusa nella interiorità sacra propria dei santi, ma anche degli altri personaggi raffigurati, uomini comuni, ma non solo; dettagli quasi invisibili vengono isolati e trasformati in opere autonome, di grande bellezza e originalità, per realizzare percorsi segreti e magnetici con lo scopo di spingere il fruitore a guardare l’arte barocca diversamente.

Una delle foto in esposizione – Foto: Paola Germana Martusciello
Una sorta di realismo espressivo/coloristico attraverso il quale emergono gli elementi innovativi della cultura figurativa barocca, per catturarli in una serie di fotogrammi in cui egli sa cogliere particolari significativi creando una simbiosi evidente tra pittura e fotografia. Si determina così un contrasto visivo che esplora il significato dell’emozione, del dramma, della rappresentazione dello stupore, del gesto teatrale tipico della drammaturgia, e dell’espressione articolata dei volti che comunica lo scorrere della vita attraverso gli eventi, così come i caratteri fondativi del barocco imponevano; un contrasto che volge a definire la ricerca di identità del fare artistico e della modernità, e che, riconoscendolo, Jodice attualizza attraverso la tecnica fotografica, universalizzandolo e conservandolo per sempre.

Una delle foto in esposizione – Foto: Paola Germana Martusciello
Un insieme di opere raro, e in parte inedito, dell’arte del grande maestro della fotografia contemporanea, dal 17 maggio al 10 gennaio 2027, nel Museo del Tesoro di San Gennaro, per raccontare, in 40 scatti, la storia dell’arte del Barocco napoletano attraverso i grandi artisti che lo caratterizzarono: Luca Giordano, Andrea Vaccaro, Caravaggio, Jusepe de Ribera, Francesco Guarino, Filippo Vitale, attraverso uno studio esibito del colore, nel suo significato intriso di simboli visivi ed emozionali. L’allestimento della mostra, ideato da Sylvain Bellenger, si impone per eleganza visiva e intellettuale, infatti le opere si relazionano con grande disinvoltura, dialogando con i preziosi oggetti del Tesoro di San Gennaro: tessuti e velluti antichizzati di ispirazione barocca, realizzati site specific, un’emozionante comunicazione tra pittura e fotografia.

La sala con la Mitra di San Gennaro (1713), opera di Matteo Treglia e le foto di Jodice esposte – Foto: Paola Germana Martusciello
Infatti, la splendida e ben collegata progettazione tessile di tessuti e velluti antichizzati appoggiati alle pareti, diventa un contesto attualizzato grazie alla ricerca accurata di Maddalena Marciano, dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, e si impone per originalità e coerenza, creando un dialogo coerente e immersivo per congiungersi in un’esplosione visiva sottolineando, nelle opere del maestro, quell’aspetto celato di un ‘minimalismo spirituale’ che trova espressione in risonanza nella serie dei colori; un’alleanza tra il fasto esuberante del barocco napoletano e la semplicità minimale dello sguardo di un uomo con grandi contenuti spirituali.

Due delle foto in esposizione – Foto: Paola Germana Martusciello
Il narrato, evidente, attraverso gli scatti di Mimmo Jodice viene, così, silenziosamente ad adagiarsi in una nuova dimensione, grazie a uno sguardo che punta sull’emozione vibratoria di un immaginario realistico/espressivo, traslando, in tal modo, quella materia pittorica attraverso il solo scatto fotografico che restituisce, a quella antica materia pittorica, intensità artistica contemporanea.

Una delle foto in esposizione – Foto: Paola Germana Martusciello
Il racconto si fa denso di misteri poiché Jodice non fotografò mai dipinti nel loro insieme, perché non avrebbe avuto senso, ma soltanto dettagli che, magari, sarebbero sfuggiti a quella visione di insieme soltanto descrittiva di un osservatore poco abituato alla percezione artistica e alla estetica della visione; infatti è proprio in quel dettaglio che si esprime la forza del segno barocco, ed è in quel punto che il gioco della luce, nelle sue variabili di intensità e gradazioni, genera un’azione che svela magicamente un’altra realtà, la schioda dai caratteri formali del barocco per portare a galla un’altra verità, così come fa il fotografo nella sua camera oscura per rappresentarne le verità essenziali.
Paola Germana Martusciello
