Si è spento a Sant’Anastasia lo scorso 29 ottobre, all’età di 78 anni, Antonio De Simone, professore di archeologia classica presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli, distintosi a livello internazionale per i suoi studi su Pompei, Ercolano e la cosiddetta Villa Augustea di Somma Vesuviana.
Dalle prime campagne di scavo a San Lorenzo Maggiore alla Villa dei Papiri di Ercolano
Nato nel settembre 1948, Antonio De Simone muove i primi passi nel mondo dell’archeologia al seguito di Alfonso De Franciscis, docente presso l’università Federico II e soprintendente di Napoli. Proprio nel capoluogo partenopeo, lo studioso conduce i suoi primi scavi presso la Basilica di San Lorenzo Maggiore, complesso monumentale da cui sono riemerse importanti testimonianze di epoca romano-imperiale riguardanti l’area urbana del Foro.
I suoi interessi, successivamente, si concentrano sul territorio vesuviano. In particolare, tra la fine degli anni Ottanta e gli anni Novanta del Novecento, De Simone svolge importanti attività di scavo presso la Villa dei Papiri di Ercolano. La residenza, appartenuta probabilmente al suocero di Giulio Cesare, Lucio Calpurnio Pisone, era stata già ritrovata intorno alla metà del Settecento e così denominata per il rinvenimento di una biblioteca contenente circa 1800 rotoli di papiro carbonizzati dall’eruzione del 79 d.C. Le indagini effettuate da De Simone, basandosi sulla documentazione prodotta nell’ambito dei precedenti scavi, portano alla scoperta di decorazioni marmoree e di ulteriori ambienti residenziali, come il cosiddetto quartiere dell’atrio, grazie all’introduzione di una metodologia di ricerca più scrupolosa sul piano scientifico rispetto a quella degli scavatori borbonici condotta attraverso cunicoli.

Una delle sale del Mann dedicata ai reperti rinvenuti nella Villa dei Papiri di Ercolano – Foto: Giorgio Manusakis
Gli anni Duemila: dall’Apolline Project al restauro del Mosaico di Alessandro
Con l’inizio del nuovo secolo, l’attenzione di De Simone, che nel 2007 ottiene la nomina di City Manager della Soprintendenza di Pompei, si concentra, al contempo, sul versante nord del comprensorio vesuviano: un’area, a suo avviso, ingiustamente trascurata dagli studiosi del passato, caratterizzata dalla presenza di importanti centri abitati e strutture residenziali in età imperiale e tardoantica. La sua brillante intuizione trova conferma non solo nello studio approfondito delle fonti letterarie, ma anche e soprattutto nelle ricerche svolte nell’ambito dell’Apolline Project, in luoghi già interessati da precedenti ritrovamenti casuali.
Nello specifico, tali indagini, condotte insieme al figlio Ferdinando e a docenti e allievi dell’Università Suor Orsola Benincasa e di alcuni atenei stranieri, hanno portato alla riscoperta di due importanti complessi archeologici: da una parte, a Pollena Trocchia, in località Masseria De Carolis, una villa rustica romana, costruita verso la fine del I secolo d.C., dotata di ambienti termali e già individuata nel 1988 durante alcuni lavori edili; dall’altra, a Somma Vesuviana, in località Starza della Regina, una struttura residenziale ben più ampia, articolata su più livelli, munita di un settore destinato alla produzione del vino ed esplorata tuttora in sinergia con un‘équipe dell’Università di Tokyo. Alcuni ruderi di questa villa erano già venuti alla luce nel 1930 durante lavori agricoli e furono interpretati dall’archeologo Matteo Della Corte, sulla base delle testimonianze degli scrittori Svetonio e Tacito, come resti della dimora in cui morì l’imperatore Augusto.

Visione d’assieme degli ambienti 4 e 1 della cosiddetta “Villa di Augusto” – Foto (modificata): Franco Mosca
In realtà, De Simone ha sempre nutrito forti perplessità su tale identificazione, considerando che dalle campagne sinora effettuate non sono state ritrovate epigrafi menzionanti il princeps e che, ad eccezione di un ambiente interpretato come fornace (e forse appartenente a una più antica residenza), gran parte delle evidenze scoperte nel sito si data non prima del II secolo d.C. (per maggiori dettagli vi rimandiamo a un nostro precedente articolo).
Nel suo vasto curriculum, figurano anche importanti competenze nel campo del restauro archeologico. Tra le più recenti attività, si ricordano alcuni interventi sulle cosiddette Madri di Capua, sculture votive in tufo scoperte nel 1873 presso il Fondo Patturelli e appartenenti a un santuario frequentato tra il VI e il II secolo a.C., e il progetto riguardante il Mosaico di Alessandro, ritrovato nella Casa del Fauno di Pompei nel 1831 e custodito al Mann.

Il sostegno al progetto Naos
Già a partire dagli anni Novanta, attraverso la collaborazione professionale e l’amicizia con lo scrittore e divulgatore Alberto Angela, De Simone ha avuto modo di raccontare anche al pubblico del grande schermo i risultati delle sue ricerche, avvicinando così anche i non addetti ai lavori a un mondo che potrebbe sembrare, a prima vista, accessibile solo a quanti vivono e operano quotidianamente in un cantiere di scavo o nelle aule universitarie. Proprio chi scrive ha potuto conoscere direttamente, nel periodo di formazione accademica, non solo le sue straordinarie competenze ma anche e soprattutto le sue enormi qualità umane. Nell’arco della sua carriera di docente, con grande chiarezza e semplicità di linguaggio, con il suo marcato e tipico accento partenopeo e il suo sorriso, De Simone ha saputo trasmettere a tantissimi studenti (tra cui il sottoscritto) la sua sconfinata cultura e la sua immensa passione per l’archeologia, prima ancora che agli spettatori di programmi televisivi come Quark, Ulisse e Noos.

Statua di Apollo (II sec a.C.) – Uno dei bronzi di San Casciano – Foto: Giorgio Manusakis
Tra i vari ricordi personali legati alla sua figura – dalle lezioni agli esami, sino alle “chiacchierate” nel suo studio all’Università Suor Orsola Benincasa, all’interno del complesso di Santa Caterina – emerge senza dubbio quello dell’ultimo incontro avvenuto al Mann, nel febbraio 2024, in occasione della presentazione della mostra sui Bronzi di San Casciano. In tale circostanza, De Simone mostrò grande interesse per il nostro progetto editoriale, invitandoci a portarlo avanti con rigore ed entusiasmo e concedendoci un’intervista sugli scavi nella Villa Augustea. Con la speranza che il professore possa continuare a seguirci anche da lassù, non ci resta altro che raccogliere e custodire il suo prezioso lascito.
