Immagine creata con IA da Giorgio Manusakis

In un recente saggio edito da Bietti, la scrittrice siciliana Anna Maria Geraci propone un’agile introduzione nella ricca filmografia di un cineasta in equilibro tra passato e presente.

Angelopoulos e i suoi tanti riconoscimenti, da Cannes a Venezia

Tra i grandi registi del cinema europeo del secondo dopoguerra un solo greco ha conquistato uno spazio di chiaro rilievo: Theo Angelopoulos. La sua notorietà non ha mai raggiunto i livelli di cineasti suoi contemporanei, ai quali pure si ispirò e con i quali condivise temi e tecniche. Tuttavia, il suo talento gli è stato ampiamente riconosciuto. Angelopoulos ha ricevuto numerosi premi nel corso della sua carriera: dal Premio della critica al Festival di Cannes al Leone d’oro e al Premio Speciale della Giuria al Festival del Cinema di Venezia, sino a diverse edizioni del FIPRESCI, un prestigioso riconoscimento istituito dall’associazione internazionale dei critici cinematografici.

Nato ad Atene nel 1935, Angelopoulos ha lavorato molto sia in Francia sia in Italia. Prima del drammatico incidente in cui perse la vita nel 2012, ha realizzato una serie di opere cinematografiche piuttosto lunga, ma soprattutto di grande valore artistico.

Da Paesaggio nella nebbia, a Il viaggio a Citera, da Alessandro il Grande a Lo sguardo di Ulisse, la sua filmografia testimonia un approfondimento costante di temi ricorrenti e suggestivi, una ricerca tecnica incessante e una personalità artistica poliedrica. Per questi e per mille altri motivi, la sua figura rimasta un po’ nell’ombra meriterebbe maggiore attenzione critica.

Un testo “utile”, che si rivolge al lettore colto e curioso

Alla sua bibliografia italiana ancora piuttosto ridotta l’editore Bietti, sempre molto interessato alle tematiche del cinema, ha di recente aggiunto un saggio dal titolo esplicativo: I confini della nostalgia. Introduzione al cinema di Theo Angelopoulos. La firma è di Anna Maria Geraci, siciliana di Milazzo, laureata in letteratura italiana con la passione per il cinema. Prima di dedicarsi a Theo Angelopoulos, infatti, nel 2024 ha pubblicato un saggio su Tonino Guerra – non a caso amico e collaboratore del regista greco – dal titolo Mangiare una farfalla: cinema e poesia di Tonino Guerra (la recensione è disponibile cliccando sul collegamento ipertestuale). E come già in quel libro, anche in questo caso la Geraci ci presenta un saggio che potremmo definire “utile”, nel senso migliore del termine. Si tratta infatti di un volume non troppo corposo, solo 140 pagine. È un libro agile che mira, come dice il titolo stesso, a introdurre il lettore all’arte di Theo Angelopoulos. In merito alla propria opera l’autrice sostiene che “pur nella sua necessaria brevità e a fronte della straordinaria complessità dell’argomento, ambisce a essere un faro capace di orientare il lettore, non solo quello colto, ma anche e soprattutto quello curioso”.

I lettori a cui questo saggio primariamente si rivolge sono, infatti, nuovi all’arte di Theo Angelopoulos.

La Gerace, nella sua già collaudata razionale organizzazione, presenta il suo materiale in quattro capitoli. Nel primo racconta con notevole meticolosità la biografia del regista greco. Senza mai scadere nella banale elencazione di fatti più o meno personali, l’autrice individua e analizza gli eventi e gli incontri che hanno avuto un ruolo nella formazione culturale di Angelopoulos e nella costruzione della sua carriera, contribuendo allo sviluppo del nuovo cinema greco.

Per il secondo capitolo invece la Geraci pensa bene di mettere da parte l’oggetto del suo studio e fare un excursus sulla tormentata storia greca del ventesimo secolo. Con un linguaggio semplice e il tono informativo, l’autrice espone gli importanti avvenimenti che la Grecia ha attraversato nel secolo breve: le guerre mondiali, le dittature e le relative cadute, la guerra civile, la repubblica ellenica e le crisi economiche con il relativo corollario di povertà. Il motivo è evidente. L’arte di Theo Angelopoulos ha avuto sempre anche un aspetto sociale e storico, accanto a quello – sicuramente più marcato – poetico e filosofico.

Dai tecnicismi al valore del nostos

Nel terzo capitolo, Linguaggio formale e scelte stilistiche, Anna Maria Geraci entra nel cuore della poetica di Theo Angelopoulos. Con un linguaggio che diventa subito più tecnico, l’autrice analizza in maniera minuziosa lo stile cinematografico del regista greco e allo stesso tempo lo mette in relazione con i cineasti contemporanei, elencando in maniera particolareggiata gli stilemi che condivide con ciascuno di essi. È un po’ come entrare nella ‘sala operatoria’ della cinematografia degli anni Settanta e Ottanta. Di paragrafo in paragrafo, Geraci analizza lucidamente il modo in cui Theo Angelopoulos utilizza i piani sequenza e i colori, manipolando il tempo, la sua relazione con lo spazio, il montaggio e i suoni. Quindi, in una lunga carrellata di confronti la scrittrice evidenzia le influenze che la letteratura – un’altra delle grandi passioni del regista – ha esercitato sulla sua poetica, partendo dal teatro greco classico, arrivando ai poeti contemporanei Ghiannis Ritsos e Michalis Katsaros, ma passando attraverso Friedrich Nietzsche, Marcel Proust, William Faulkner e T.S. Eliot.

L’ultimo capitolo fa un passo ulteriore verso l’approfondimento dei temi e degli stilemi di tutta la produzione cinematografica di Theo Angelopoulos. In particolare, la scrittrice analizza l’antico tema del nostos, il ritorno a casa, e il modo in cui è attualizzato dal regista greco partendo dalle istanze della letteratura classica. Più in generale, Anna Maria Geraci esamina il ruolo del mito e la sua attualizzazione e simbolizzazione nel cinema di Theo Angelopoulos.

Con uno stile asciutto, l’autrice riesce a restituire l’immagine di un cineasta profondamente legato alle sue origini greche. Non si tratta tuttavia di un legame asettico, ma di una fonte continua di ispirazione, riflessione e invenzione.

In questa ottica, Theo Angelopoulos si presenta come un artista che unisce, fino a stemperarne i confini, il passato e il presente e fonde in inquadrature, dialoghi e temi la filosofia, la storia e la poesia.

Un buon viatico per conoscere un regista a tutto tondo

Il saggio si chiude con una postfazione di Carmelo Nicotra e una minuziosa e preziosa filmografia. Per chi volesse i dati di ciascuno dei film di Theo Angelopoulos, nell’ultima sezione di questo agile volume troverà ciò che cerca: i crediti di ogni singola pellicola. Sicuramente questo saggio rappresenta un buon viatico alla produzione di un cineasta ancora troppo poco noto per chi avesse voglia di iniziare a conoscerlo. Ma nello stesso tempo contiene anche pagine di un’analisi approfondita, espressa con un linguaggio appropriato, serrato e specialistico quando necessario. Non è e non poteva essere un’indagine esaustiva, ma è senz’altro un piccolo seme che auspica lo sviluppo di molti altri frutti. Il suo valore e il suo ruolo sono anche e soprattutto propulsivi. Arrivando all’ultima pagina, anche il lettore meno esperto e meno informato non potrà non percepire la grandezza e la profonda ricchezza della cinematografia di Theo Angelopoulos: un poeta e un filosofo con la macchina da presa.

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