Una delle sale della mostra – Foto: Simona Colletta
È stata inaugurata e sarà visitabile fino al 19 luglio, al Museo del Genio di Roma, una retrospettiva dedicata a uno dei precursori della street photography.
a cura di Simona Colletta
Il Museo del Genio e la storia della fotografia
Il Museo del Genio di Roma festeggia due date storiche: i duecento anni della nascita della fotografia, identificata idealmente nel primo scatto di Joseph Nicéphore Niépce nel 1826, e il 70° anniversario del gemellaggio Roma-Parigi (1956-2026), che rinnova il patto di collaborazione in campo culturale, scientifico e sociale tra le due capitali europee. Per celebrare queste due ricorrenze, dal5 marzo al 19 luglio 2026 è visitabile una grande retrospettiva dedicata a uno dei fotografi più conosciuti e amati del Novecento: il francese Robert Doisneau.
L’Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio si conferma un luogo dinamico e aperto ai grandi eventi culturali, oltre che custode di una vasta biblioteca scientifica di oltre 24.000 testi, di un archivio storico-iconografico con oltre 20.000 pezzi databili dal XIV secolo e di un archivio storico-documentale con circa 150.000 opere del XVIII secolo. Dopo la mostra di Vivian Maier, conclusa da poche settimane, il museo capitolino torna a ripercorrere la storia della fotografia attraverso le tracce dei suoi maestri. Del resto, considerando le apparecchiature fotografiche di grande valore storico, nonché l’archivio con oltre 30.000 negativi e stampe custoditi al suo interno, il polo culturale romano si presta a essere in perfetta linea con il tema dell’allestimento.

Una delle apparecchiature fotografiche esposte – Foto: Simona Colletta
Un reporter attento e sensibile della Parigi del secondo dopoguerra
La storia vuole che anche Doisneau fosse legato alla fotografia tecnica militare e alla riproduzione cartografica da quando, nel 1939, arruolato nell’esercito francese, gli venne assegnato l’incarico di reporter in virtù delle sue competenze grafiche. In realtà, ciò che lo rese un maestro del suo genere fu lo stile che caratterizzò i ritratti realizzati a Parigi sulla società francese che si riprendeva dalla guerra. Doisneau si diplomò giovanissimo come litografo e poco più che ventenne pubblicò il suo primo reportage fotografico sul quotidiano Excelsior. Con la Rolleiflex al collo si muoveva per le vie, i quartieri e le periferie di Parigi, a caccia di immagini che parlassero degli spazi che aveva conosciuto da bambino e che la ripresa economica andava via via cancellando. In un’intervista del 1975 raccontò che nelle balieu si rivedeva bambino: “era la prima forma del mondo che mi fu dato di vedere. Ero troppo giovane per fotografare, ma poi le cose cambiarono”.
Doisneau si fece osservatore della città, concentrando la ricerca sui gesti semplici e spontanei delle persone colte nella loro naturalezza. Le sue foto raccontano le situazioni in cui ogni giorno era possibile imbattersi per le strade della Parigi della seconda metà del Novecento, senza retorica, dando prova di una grande sensibilità ed empatia. La macchinetta “a pozzetto” era perfetta per questo scopo: posizionata all’altezza della vita, gli permetteva di riprendere le scene senza portare l’apparecchio agli occhi, consentendogli di muoversi in modo discreto e non invasivo rispetto al contesto.
Tutta la sua opera fu caratterizzata dal desiderio di immortalare l’animo delle persone che si manifestava nella quotidianità e nelle scene di vita. Gli ambienti che prediligeva fotografare erano quelli comuni, di tutti i giorni: le strade, i parchi, il mercato, le botteghe. Anche le portinerie degli stabili, i concierge, rivisti con uno sguardo diverso e profondo, assumevano un ruolo complesso: da semplice custode Madame Lucienne diventa la prima ‘documentarista’ della vita della comunità. Questo è il filo che tiene insieme le opere della seconda sezione Paris ed è lo stesso che ha reso Doisneau uno dei protagonisti della fotografia umanista, insieme a Henri Cartier-Bresson, Willy Ronis e Sabine Weiss. Tale movimento si diffuse dopo la seconda guerra mondiale, rimanendo in voga fino agli anni Ottanta. Da molti è considerato l’anticipazione della street photography, per il medesimo desiderio di documentare la vita delle strade e dei suoi personaggi, catturandone lo spirito e l’essenza degli stati d’animo. Nella stessa sezione si sviluppano altri temi cari al fotografo: l’infanzia, i contrasti tra le classi sociali, gli spazi di libertà ed espressione.

Da Madame Lucienne, portinaia di rue de Ménilmontant, Paris 1953 – Foto: Simona Colletta
L’opera più iconica di Doisneau: Le Baiser de l’Hotel de Ville
La protagonista assoluta di questa sezione, ma anche di tutta la mostra, è la celebre fotografia Le Baiser de l’Hotel de Ville, scattata il 9 marzo del 1950.
L’immagine, commissionata dalla rivista americana Life, fu realizzata per raccontare la ripresa di Parigi dopo la guerra, il rifiorire delle emozioni, l’euforia che animava le vie delle città. L’inquadratura ritrae in primo piano il momento sospeso in cui due giovani si baciano tra i passanti che si muovono distratti e veloci vicino ai tavolini di un caffè, davanti all’Hotel de Ville. Francoise Bornet e Jacques Carteaud sono due allievi di una scuola di teatro che si stanno frequentando da un po’ e quel giorno si prestano a posare per le strade della città, davanti all’obiettivo di Doisneau per il reportage sugli innamorati parigini. Nonostante non rappresenti uno scatto ‘rubato’ ma sia stata volutamente costruita, l’opera conserva le caratteristiche di un ritratto autentico e spontaneo, diventando il bacio più famoso della storia della fotografia. L’immagine venne riprodotta in piccolo formato per il giornale e non divenne immediatamente un’icona. Solo negli anni Settanta, dopo la demolizione del mercato storico Le Halles e la scomparsa di alcuni panorami di Parigi, lo scatto venne riproposto per il fascino nostalgico che emana.

Le Baiser de l’Hòtel de Ville, Paris 1950 – Foto: Simona Colletta
In generale, Doisneau predilige il bianco e nero, il risalto dei contrasti e delle sfumature, ma nella mostra c’è una sequenza di fotogrammi in cui l’utilizzo dei colori sottolinea fortemente i contenuti: si tratta de Le Petit Boutiques, una serie di riproduzioni delle facciate delle botteghe, le cui sottili vetrate e i prodotti in esposizione danno vita a un gioco tra il fuori e il dentro, tra lo spazio pubblico e quello intimo. I passanti sfilano davanti alle entrate dei negozietti, ignari del tempo che trascorre silenzioso e che piano piano cancella i luoghi caratteristici con le loro tracce di vita.
Dalla mondanità al disincanto dei bambini
La terza sezione Mondanites ritrae alcuni momenti mondani della capitale. L’occhio del fotografo anche in questa occasione è teso a cogliere l’aspetto individuale più che lo scintillio e l’apparenza del lusso. Doisneau indaga i contesti lontani dalla quotidianità per cogliere gli indizi rivelatori dell’umanità celata dietro i cliché sociali. La quarta sezione è tutta dedicata a Les Enfants. I bambini sono tra i soggetti che l’artista ama di più rappresentare nella sua opera. L’espressione di totale libertà e lo spirito di scoperta li rendono protagonisti unici, capaci di comunicare l’energia della vita che riparte con uno slancio di fiducia per il futuro. Doisneau li ritrae spensierati nei giochi di strada, assorti e impegnati sui banchi di scuola, piccoli spettatori davanti al palcoscenico del mondo. Nessuno meglio dei bambini può rappresentare in attimi di innocenza l’energia spontanea e la meravigliosa voglia di scoprire la realtà che li circonda. Nella quinta sezione Couleurs, i curatori danno risalto all’utilizzo dei colori nel linguaggio visivo del fotografo, scelta che racchiude in sé la grande potenzialità espressiva delle emozioni. Attraverso le cromie, l’artista conferisce profondità e da anima alle scene, sperimentando ulteriori strumenti comunicativi.

Aubervilliers, Mission de la Datar, Seine-Saint-Denis 1984 – Foto: Simona Colletta
Una grandissima originalità, tra Cartes de vouex e ritratti giocosi di celebrità
Fanno parte della sesta sezione le Cartes de Vouex, le cartoline augurali, espressioni intime e fantasiose realizzate da Doisneau per festeggiare gli eventi importanti. Il fotografo creava questi biglietti coinvolgendo i propri cari. Ne sono venute fuori composizioni divertenti e originali, che trasformano un momento privato in un gesto di espressione artistica. Le Cartes de Vouex sono l’esempio di come la fotografia possa rappresentare un mezzo per la ricerca dei tesori della vita quotidiana e per far emergere l’autenticità delle persone.

Una delle cartoline – Foto: Simona Colletta
Nell’ultima sezione, Celebrites, sono esposti i ritratti delle celebrità che hanno posato per Doisneau. Il fotografo francese esalta l’umanità, la spontaneità delle persone. Anche di fronte a personaggi noti, con cui intrattiene rapporti di confidenza, cerca di mettere in primo piano il loro lato quotidiano e intimo. Spesso sono ritratti giocosi e iconici, ma anche molto personali e originali. Doisneau, attraverso le sue fotografie, riesce dunque a comunicare la propria natura curiosa e sensibile, regalando al pubblico un concetto di immagine capace di andare oltre un determinato contesto storico, ma soprattutto in grado di trasmettere gli aspetti universali dell’umanità.

Picasso dans l’atelier de Mougins, Juillet 1963 – Foto: Simona Colletta
