La locandina dell’evento – Foto: Simona Colletta
La storia e i protagonisti della nota kermesse letteraria sono descritti in una esposizione che ne celebra l’ottantesima edizione.
a cura di Simona Colletta
Un premio nato per ricostruire cultura
A Roma fino al 30 agosto 2026, lo spazio espositivo del museo di arte contemporanea MACRO ospita la mostra Uno, cinque, dodici. Ottant’anni del Premio Strega 1947- 2026. Si tratta di un anniversario importante, che rappresenta l’occasione per guardare indietro e ripercorrere le fasi del premio letterario nazionale più conosciuto e prestigioso. L’inizio della sua storia risale al 1947, una data decisiva in cui l’Italia, martoriata dalla guerra, fa la conta delle risorse da mettere in campo per la ricostruzione, non solo sul piano materiale ma soprattutto umano e intellettuale.
L’ideatrice del concorso, la scrittrice Maria Bellonci, descrive così l’atmosfera del salotto di Casa Bellonci, nel quartiere Parioli di Roma, dove è nata l’idea: “Cominciarono, nell’inverno e nella primavera del 1944, a radunarsi amici, giornalisti, scrittori, artisti, letterati, gente di ogni partito unita nella partecipazione di un tema doloroso nel presente e incerto nel futuro. Poi, dopo il 4 giugno, finito l’incubo, gli amici continuarono a venire: è proprio un tentativo di ritrovarsi uniti per far fronte alla disperazione e alla dispersione.”

Elsa Morante e Alberto Moravia – Foto: Simona Colletta
Il gruppo eterogeneo di intellettuali che la domenica si riunisce nel salotto romano si definisce con il nome di Amici della domenica, costituendo così la genesi della giuria che a partire dalla prima edizione segnala i titoli che concorreranno per il premio. Lo Strega è decisamente molto di più di una competizione tra scrittori: è uno spaccato della società e dei costumi del Paese che si trasforma generazione dopo generazione. I titoli selezionati in ottant’anni di pubblicazioni rappresentano la costellazione dell’universo letterario che ha contribuito a raccontare i cambiamenti e le rivoluzioni che hanno interessato l’Italia dalla ricostruzione ai giorni nostri. Allo stesso tempo, lo Strega riporta al suo interno lo spirito che nel dopoguerra ha contraddistinto la volontà di realizzare un orizzonte democratico, come emerge dalle parole dell’ideatrice: “Se questo premio, nato da questo gruppo e questo gruppo nato da uno slancio di libertà, significano qualche cosa di vivo, ciò dipende dalla qualità democratica che gli abbiamo mantenuto. I suoi difetti sono i difetti della democrazia.”
Nel marzo del 1944 il gruppo si arricchisce di una nuova presenza: quella di Guido Alberti. Costui, introdotto da Ermanno Contini, non era soltanto un uomo di cultura e un attore, ma anche uno dei proprietari dell’azienda di Benevento che produce il liquore Strega. Quando nel 1947 Maria e Goffredo Bellonci proposero di istituire un premio letterario, Guido Alberti sostenne concretamente l’idea, mettendo a disposizione del vincitore un sussidio economico quantizzato nella somma di duecentomila lire. Nasceva così il Premio Strega, frutto dell’unione e della partecipazione dell’impresa alla cultura.

Un articolo d’epoca del salotto Bellonci – Foto: Simona Colletta
Le sezioni espositive: lo studiolo e il salotto di casa Bellonci
L’esposizione del Macro ha l’aspetto di uno scrigno moderno: si tratta di una grande scatola metallica, a forma di parallelepipedo, posizionata al centro della sala con serramenti che si aprono sugli scenari che hanno caratterizzato la nascita e l’evoluzione del premio. Il primo diorama è dedicato allo studiolo della Bellonci: un tavolo, la macchina da scrivere e i testi per svolgere le ricerche, la fonte d’ispirazione creativa dei suoi libri; ritratti appesi a pareti turchesi per liberare il pensiero; una libreria per le sue pubblicazioni, sacrificate nel tempo per le attività di organizzazione del concorso. Si tratta di un laboratorio personale, intimo e indipendente, dove la creatività della scrittrice ha trovato lo spazio per prendere forma e rinnovarsi in nuovi progetti.
Accanto allo studiolo, nel secondo diorama, c’è l’affaccio sul salotto: il cuore dello Strega. Lo spazio privato di casa Bellonci si spoglia delle caratteristiche del classico ambiente borghese, rinunciando all’esibizione dello status sociale e all’ostentazione dei simboli di potere. È un luogo di condivisione e di confronto democratico dove si riuniscono gli amici della domenica, intellettuali desiderosi di tenere acceso il motore della cultura. Infatti, ci sono tanti nomi noti provenienti dal mondo della letteratura, del cinema, dell’editoria, come Ennio Flaiano, Sibilla Aleramo, Camillo Mastrocinque, Alberto Mondadori, per citarne solo alcuni. Il salotto ospita una ricchissima biblioteca che occupa quasi tutte le pareti. Il poco spazio rimanente è dedicato ai quadri donati dai pittori amici dei padroni di casa. Oltre agli artisti, anche industriali illuminati frequentano la casa dei Parioli e ne sostengono i progetti culturali, creando un rapporto a doppia mandata tra imprese e mondo intellettuale per la ripresa del Paese.

Salotto Bellonci – Foto: Simona Colletta
Durante le prime quattro edizioni del premio letterario la comunità dei giurati, coordinati dalla scrittrice romana, esprime in maniera libera e senza regole formalizzate le proprie preferenze. Dal 1951 invece vengono introdotti due regolamenti: il Regolamento del Premio Strega degli “Amici della domenica” e il Regolamento della votazione che istituzionalizzano il funzionamento della manifestazione e il meccanismo di valutazione.
Dai regolamenti alla cerimonia di premiazione
Nel terzo diorama sono esposte le versioni originali di due regolamenti di riferimento per il concorso. Gli appartenenti al circolo propongono, con il consenso dell’autore, le candidature dei testi scelti tra quelli pubblicati dal primo marzo dell’anno precedente al 28 febbraio dell’anno in corso. Successivamente il Comitato Direttivo seleziona i dodici semifinalisti, la dozzina, annunciati tradizionalmente presso la Camera di Commercio di Roma. Nel mese di giugno, nel Teatro Romano di Benevento, avviene un’ulteriore votazione che restringe la rosa dei finalisti a cinque – la cinquina – da cui nel mese di luglio, solitamente il giovedì, viene proclamato il vincitore. Lungo il padiglione metallico della mostra sono esposti in sequenza cronologica tutte le cinquine dei Premi Strega e i testi vincitori nella loro prima edizione. Alcune di queste opere sono diventate colonne portanti della letteratura italiana: L’isola di Arturo (1957), Il Gattopardo (1959), Lessico familiare (1963), Il nome della rosa (1981). Dal 1953 la proclamazione del premio avviene tradizionalmente nel Ninfeo del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, ma per la serata dell’ottantesima edizione, che si svolgerà l’8 luglio, è stata designata eccezionalmente la location di Piazza del Campidoglio.

Alcuni dei libri premiati – Foto: Simona Colletta
Nel quarto diorama, per evocare la fase finale della premiazione, sono esposti gli elementi che identificano il seggio elettorale: la storica urna istoriata con disegni di Maccari, la lavagna per aggiornare i risultati della votazione durante lo spoglio, la confezione del Liquore Strega per sottolineare lo spirito mecenatesco dell’evento. Lungo l’intero perimetro della sala si sviluppa la cronistoria delle settantanove edizioni, a ognuna delle quali viene dedicata una sequenza di fotografie storiche, messe in collegamento come la lunga pellicola di un film.

Il seggio elettorale – Foto: Simona Colletta
La dozzina finalista dell’ottantesima edizione da cui verrà eletto poi il vincitore elenca i seguenti titoli:
- La rosa Inversa, Sellerio, presentato da Ottavia Piccolo;
- Storia di un’amicizia, Quodlibet, presentato da Massimo Raffaeli;
- Donnaregina, Mondadori, presentato da Roberto Saviano
- Lina e il sasso, La nave di Teseo, presentato da Edoardo Nesi;
- I convitati di pietra, Einaudi, presentato da Vittorio Lingiardi;
- Platone. Una storia d’amore, Feltrinelli, presentato da Giancarlo De Cataldo;
- Lo sbilico, Einaudi, presentato da Donatella Di Pietrantonio;
- La sonnambula, Bompiani, presentato da Roberta Mazzanti;
- L’invenzione del colore, La nave di Teseo, presentato da Luciana Castellina
- Vedove di Camus, L’Orma, presentato da Lisa Ginzburg;
- Acqua sporca, Einaudi, presentato da Gaia Manzini;
- Occhi di bambina, Guanda, presentato da Laura Bosio.
