Foto: Simona Colletta
La protagonista della vicenda raccontata dalla giovane scrittrice supera dubbi e difficoltà tipici della post-adolescenza grazie ad un’esperienza lavorativa in un bar di Ostia.
a cura di Simona Colletta
Ilaria e la sua paura di diventare grande
L’estate che segue gli esami di maturità è una stagione strana, fatta di dubbi e aspettative. Per molti ragazzi è un tempo sospeso tra il passato e il futuro. Lo stesso accade alla protagonista del romanzo Ilaria nella Giungla di Ilaria Camilletti, pubblicato a febbraio 2026 dalla casa editrice indipendente Accento di Alessandro Cattelan. Uno stile narrativo ironico e illuminante per questa giovanissima scrittrice, classe 2005, che si è fatta notare con la sua prima pubblicazione e che, per questo, è stata inserita fra i settantanove titoli da cui è stata scelta, da un’apposita giuria, la rosa dei dodici finalisti del Premio Strega 2026.
La protagonista è Ilaria, una diciannovenne fresca di esami, che racconta in prima persona la sua esperienza di cameriera stagionale al Bar Oasi di Ostia in quel periodo spartiacque che precede l’arrivo dell’autunno e le decisioni importanti di chi sta diventando grande. Lei non è come la sua amica Giulia, che ha le idee chiare da sempre e sa già a quale corso di studi si iscriverà dopo la maturità, non solo dal mese di giugno ma fin da bambina. Ilaria, invece, non ha ancora capito cosa si aspetta il mondo da lei. L’unica certezza è che, quando ci pensa, le si forma un nodo in gola, il fiato si accorcia e si palesa la terribile sensazione di una catastrofe impellente.
Il Bar Oasi: da caotica giungla a banco di prova formativo
Il bar diventa un banco di prova in questo tempo di transizione: un’‘oasi’, come dice il suo stesso nome, dove i problemi restano fuori e tutto funziona con il perfetto equilibrio di ecosistema. Ogni persona che lavora al suo interno è diversa dalle altre per nazionalità e religione. Ognuna ha la propria originalità e il suo stile, tali da farli assomigliare a un animale della giungla. Eppure le differenze si assottigliano nel momento in cui le persone entrano a far parte del medesimo ingranaggio.
Appena arrivata nel bar Ilaria è impacciata, non finisce turno che non abbia rovesciato un vassoio. È impossibile non patire con lei il senso di frustrazione e vergogna che sfuma man mano che la narrazione procede insieme alla sua crescita. La protagonista, a un certo punto, ammette che da quando ha imparato a reggere sette calici con una mano “portare i bicchieri si è fatto via via meno traumatico e più divertente”. La ragazza, poco alla volta, prende sicurezza, tanto da diventare a fine stagione il perno su cui poggia tutta la ‘giungla’, emancipandosi dal ruolo iniziale di addetta agli ordini e alla pulizia del bagno. È cameriera, ma anche insegnante privata del figlio del capo, confidente del pizzaiolo e tramite fra una ragazzina affetta da anoressia e il mondo esterno: è diventata, dunque, la sintesi dell’essere vincenti e del sapersi adattare al cambiamento. Ilaria, mentre non sa chi sarà da grande, è già grande. Il libro è consigliato a chi almeno una volta nella vita si è chiesto: “Che ci faccio qua?” Una domanda fatidica non solo per chi è nella fase dello sviluppo ma per qualsiasi momento della vita.
